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Joker

Regia di Todd Phillips vedi scheda film

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La recensione su Joker

di champagne1
8 stelle

Non è importante conoscere gli antecedenti del mondo DC Comics: il film, che vuole essere un prequel, comunque si configura come opera a sé e anche piuttosto eterogenea rispetto alla saga di Batman.

Lo scenario, contrariamente alla metropoli futuristica e oscura di Tim Burton, diventa invece molto più realistica, richiamando una certa fase degli anni ’80, con le città sporche, il mito degli operatori di Wall Street in contrapposizione alla miseria e disoccupazione dilagante.

 

 

Contrariamente a quanto successe davvero in quegli anni, nel film vengono presentati elementi di contestazione e di fermento sociale, ripresi più dagli anni del nuovo millennio che non da quelli.

Ma è la figura di Arthur/Joker, splendidamente rappresentata da un Joaquim Phoenix che riesce a umanizzare (grazie ad una interpretazione totale, anche fisica) una figura iconica dei fumetti, che affascina lo spettatore grazie ad un viaggio all’interno della malattia mentale, riuscendo a produrre tanto sgomento quanto afflato empatico. Sì, perché viene naturale immedesimarsi in un questo personaggio tragico che come ogni clown sorride (in questo caso ride istericamente) anche a sproposito, e che nella vita è assolutamente vittima non solo delle angherie altrui, a volte anche fisiche, ma anche della regressione, forse anche egoistica, di una madre che si rifugia in un ruolo di bisognosità che le permette di non assumersi alcuna responsabilità.

 

 

Quindi viene naturale immedesimarsi nella sua rabbia dovuta all’abbandono delle istituzioni, dei care-givers, della sicurezza di un lavoro per quanto modesto.

Ognuno di noi dovrà interrogarsi sul proprio modo di ottenere la catarsi in una storia in cui si assiste a un capovolgimento di quanto potevamo forse sapere prima di andarla a vedere: i buoni diventano cattivi, i cattivi diventano buoni o meglio in ogni personaggio i due aspetti sono compresenti . E allora bisognerà decidere se la violenza sia l’unica risposta al malessere.

E soprattutto dove collocarsi fra le due visioni opposte e cioè se la responsabilità del malessere sia sociale e prevenibile o individuale e reprimibile.

 

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