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Cronaca familiare

Regia di Valerio Zurlini vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Cronaca familiare

di hallorann
8 stelle

“Parlo sempre della fine dei sentimenti, è solo il riflesso romanzato e drammatico di una convinzione più profonda: la fatale impossibilità della coppia”.



CRONACA FAMILIARE - tratto dal romanzo di Vasco Pratolini - non fa eccezione poiché dietro la vicenda di due fratelli separati da piccoli dalla povertà e negli affetti la dichiarazione di qui sopra del regista Valerio Zurlini racchiude e fotografa alla perfezione la sua pellicola del ’62. Enrico riceve la notizia della morte del fratello, con un lungo flashback ne ripercorre la storia. Entrambi in seguito alla morte della madre, avvenuta tre giorni dopo il parto di Dino, crescono con l’amata nonna, l’indigenza costringe quest’ultima ad affidare il piccolissimo Dino ribattezzato Lorenzo a un tutore che lo cresce in un mondo ovattato e protetto. Al contrario di Enrico che si arrabatta per diventare giornalista (“il giornalista…uno che va raccontando i fatti degli altri” le dirà la nonna), vive in condizioni precarie ma orgoglioso in una camera fredda e frequentemente senza luce. I due si rivedono in una sala ping-pong, è un incontro fugace e irrisolto. Lorenzo si assenta da casa e per una notte va a dormire dal fratello, i due pur nella diffidenza imparano a conoscersi. Enrico il giorno dopo lo riporta dal vecchio tutore Salocchi, un uomo prevenuto appartenente a una classe sociale spocchiosa e chiusa, hanno un confronto duro e ognuno resta ancorato nelle proprie posizioni. Enrico si cura dalla tubercolosi in un sanatorio, un paio di anni dopo si afferma nella professione e rivede per caso Lorenzo con la fidanzata Sandrina. La malattia misteriosa che colpirà il fratello minore li riavvicinerà.



CRONACA FAMILIARE è un melodramma struggente, dai toni brumosi e malinconici, reso ancora più tale dalla bella regia di Zurlini, dalla fotografia di Peppino Rotunno e dalle eccellenti interpretazioni dei due protagonisti Marcello Mastroianni e Jacques Perrin. Non da meno lo sono in ruoli minori Salvo Randone e Sylvie. L’ambientazione storica, tra gli anni trenta e il ’45, non si avverte e non ha molta importanza nello sviluppo del racconto fatto di affetti sfuggiti e poco goduti, di una fratellanza avversata dalla malattia, fonte principale di tante disgrazie nel nostro passato. Ora forse non ci rendiamo conto ma uno o più lutti erano una piaga comune che falcidiava le famiglie. Un aspetto che già dal romanzo viene sviscerato nelle dinamiche tra i due fratelli, divisi per la morte della madre di cui Dino chiede continuamente ricordi e paradossalmente di nuovo vicini nei sentimenti di amore per la nonna e infine dalla malattia e dal pensiero della morte. L’Enrico di Mastroianni è il tormento fatto a persona, amore e distacco si confondono in lui per poi far prevalere il primo sul secondo. Il Dino/Lorenzo di Perrin è un ragazzo di sani principi, educato, cresciuto in “quella prigione di affetti, abitudini, complessi, dentro la quale ti saresti trovato condannato”, riferisce Enrico. E’ un’anima candida che verrà consumata da un male incurabile. Amorevole e delicato, nel fratello maggiore troverà il conforto che una breve vita non è riuscita a dargli. Finale commovente che difficilmente lascia indifferenti. Concludo con le parole del regista stesso: “Cronaca Familiare è il punto estremo di indagine su certi sentimenti…”. Un’indagine straordinaria e rara nel panorama del dramma cinematografico italiano.

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