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Rimetti a noi i nostri debiti

Regia di Antonio Morabito vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Rimetti a noi i nostri debiti

di pippus
8 stelle

Cicero pro domo sua. E cosa dovrebbe aver a che vedere Cicerone con il film in oggetto? Lui poco, ma la sua frase si, e lo vedremo a breve.

Cicero pro domo sua.

E cosa dovrebbe aver a che vedere Cicerone con il film in oggetto? Lui poco, ma la sua frase si, e lo vedremo a breve.

Capito casualmente su questo intrigante titolo scorrendo tra le varie offerte Netflix. Non conosco il regista però una rapida “escursione” sul sito e in rete è sufficiente a convincermi. Il tema è di certo stuzzicante, ma è il finale che mi riserverà la sorpresa migliore (e che giustificherà la locuzione ciceroniana). Demandando, come solito, la trama alla scheda di filmtv (dove peraltro non vi è cenno del “velato” finale che, essendo appunto velato, non è facilmente riconoscibile al primo sguardo), volgo l’attenzione direttamente sui contenuti incentrati su situazioni di “furbi” che interpretano i “tonti”, alternati a situazioni di poveracci (a volte non sempre avveduti nei bilanci famigliari) che interpretano i furbi, oppure, ancora di furbi a interpretare loro stessi. Nelle suddette categorie, oltre agli involontari (loro malgrado) “clienti”, rientrano altresì i due “esattori” rappresentati da Franco (Marco Giallini) e Guido (Claudio Santamaria), il primo in qualità di incallito ed esperto maestro di vita (talvolta leggermente sopra le righe) nei confronti del secondo al quale è riservata la parte dello sprovveduto (e, talvolta, forse un pochino stolto). Il Franco proposto dalla regia ricopre un ruolo dominante che, se per la sua immagine è certamente congeniale, risulta in parte eccessivo quando all’attività risoluta e determinata, atta a forgiare l’apprendista Guido, lo vediamo in chiesa assoggettarsi a solitarie e poco credibili confessioni con tanto di successive  ipocrite preghiere di penitenza.

Guido, per contro, persona geneticamente onesta, evidenzia un’altrettanto eccessiva ingenuità (leggi stupidità) che in un perito informatico appare davvero difficile da credere; e non a caso si “brucia” le potenziali possibilità di successo con la trasparente figura della giovane barista con la quale era riuscito a instaurare un discreto rapporto di fiducia. Gli altri personaggi sono quasi tutti “furbi” all’italiana, furbi attraverso i quali troviamo disseminati qua e là pochi ma autentici poveri emarginati (a volte per malasorte e altre volte, come sopra accennato, per loro congenita dissennatezza). E proprio ai furbi vengono rivolte le non sempre immacolate (peraltro efficaci e meritate) rappresaglie dei due esattori. Ma è nel corso di una di queste intimidazioni che letteralmente vedo il primo “muto” colpo di scena. 

Jerzy Stuhr

Rimetti a noi i nostri debiti (2018): Jerzy Stuhr

Ultime sequenze: i due “esattori”, con tanto di toga “recupero crediti”, bivaccano in un cimitero in attesa di un debitore quando, tra una chiacchiera e l’altra, Guido incrocia “il professore” (anziano vicino di casa e amico di vecchia data) intento a sistemare fiori sulla tomba della moglie. Dapprima non capisce e non collega l’incontro, ma, trascorsi pochi secondi, sente Franco ingiungere perentoriamente al prof di rimborsare il “malloppo” concesso dalla banca e mai rimborsato, nemmeno la prima rata! E noi spettatori che, come Guido,  avevamo in precedenza avuto modo di conoscere il prof in virtù dei pregressi dialoghi, mai nutriremmo dubbi su quest’ultimo. L’impressione che ne avevamo ricavato era stata ottima, e la sua ci era parsa una sincera benevolenza confortata da un’altrettanto sincera onestà. 

Guido quindi, allibito, incredulo e indignato nei confronti di Franco, straccia il documento estinguendo in tal modo il debito (che nel frattempo il prof, rispondendo alle domande, aveva appena rivelato di aver richiesto allo scopo di far fronte alle cure della moglie malata e poi deceduta) provocando così un alterco in mezzo alle tombe tra lui e il suo mentore. E qui abbiamo il primo input a ravvivare il finale: la mdp sta effettuando movimentate riprese a mano nel corso della lite quando… si sofferma due o tre secondi su una lapide dietro ai due, tanto quanto basta per poter leggere l’incisione con nome e date di nascita e morte; nessun commento di nessun genere, solo il nome: tal Cicikov! O bella, grande citazione. E chi è costui? Pavel Ivanovic Cicikov è il protagonista del romanzo russo  del  XIX secolo “Le Anime Morte” di NikolaJ Gogol!  Anche qui tralascio la trama (gli interessati potranno scoprirla autonomamente) ma, escludendo che tale tomba possa trovarsi in un cimitero italiano, collego tosto le azioni del buon Cicikov con le altre dei “furbi” di turno, quelli che intascano il prestito premeditando di non rimborsarlo però  giocano tranquillamente a golf raggiungendo il green a bordo di grossi suv non propriamente da indigenti. E da qui ecco la locuzione che , se nell’orazione del retore romano poteva avere una sua giustificata logicità, nel corso dei secoli è stata adattata (e adottata) anche per i furbi. Quindi Cicikov pro domo sua ci azzecca a puntino con una sola differenza: Cicerone mirava a ritornare in possesso della sua casa sul Palatino, mentre Cicikov e i suoi compari nostrani miravano (e mirano) più prosaicamente alle loro tasche. In breve, al di là delle caratterizzazioni relative ai due esattori (e le poche altre figure più o meno oneste), ecco che il film, grazie all'intelligente citazione gogoliana, sottolinea e si concentra sull’egoismo (a volte ipocrita) dilagante in natura e coevo dei sapiens. Questi infatti, dal loro esordio, a macchia di leopardo ne sono i portatori del gene su tutto il pianeta. Talvolta in maniera meno delinquenziale (Franco ne è esempio, sicuramente anche lui mosso da fini egoistici ma esente da complotti criminali), altre volte con estorsioni o ladrocini orditi al mero scopo di pervenire ad agi e ricchezze attraverso spregiudicati espedienti messi in atto a danno di questa o quella attività o persona o ente (nel caso di Cicikov, ai danni dello Stato; nel caso dei furbi in oggetto, a danno delle banche).

Ma, al pari dei “furbi” del film, anche l’epilogo del protagonista de’ “Le Anime Morte” non sarà dei migliori (anche se, come ben sappiamo, purtroppo nella raltà non sempre finisce così).

E il secondo colpo di scena? Anche questa una chicca per stupire lo spettatore. Una vera agnizione quando, negli ultimi fotogrammi, vediamo il buon prof, - quello che fino a poco prima ci inteneriva con il suo fare da povero e generoso bonaccione – tutto felice e in ghingheri mentre gioca a bigliardo nel suo salotto. Il furbone è riuscito a infinocchiare tutti, Guido, la banca e noi.  E per di più, a differenza degli altri - Cicikov compreso - il vecchio filibustiere se la sta spassando con il debito estinto e i soldini in tasca. Aveva ragione Franco, magari un po’ cinico e un po' ipocrita, ma lungimirante volpone! 

Tra le peculiarità dell'opera d'obbligo evidenziare una fotografia cupa e accattivante supportata dalla colonna sonora particolare e coinvolgente grazie all'azzeccato ed eufonico connubio tra canto e immagini.

Per il pippus almeno tre stelle e mezza, balzate però a quattro con gli azzeccati e intelligenti (e velati) coup de teatre degli ultimi minuti. Non un capolavoro ma senza dubbio consigliabile.

Marco Giallini, Claudio Santamaria, Antonio Morabito

Rimetti a noi i nostri debiti (2018): Marco Giallini, Claudio Santamaria, Antonio Morabito

 

 

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