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Apocalypse Now

Regia di Francis Ford Coppola vedi scheda film

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La recensione su Apocalypse Now

di scandoniano
8 stelle

Nell’ideale classifica dei film sul Vietnam, “Apocalypse now” non può che occupare la prima posizione. Il film del 1979 diretto e prodotto da Francis Ford Coppola, è infatti una summa di tutte le possibili teorizzazioni sulla guerra tra Vietcong e americani. Eppure, nonostante vengano, velatamente o meno, toccati tutti gli aspetti che hanno ruotato attorno a tale assurdo evento storico, quello che senza dubbio è l’aspetto fondante del film che, da un lato lo rende peculiare e dall’altro lo eleva, come detto, a miglior film sull’argomento, è senza dubbio la sua matrice visionaria. Più di Malick, di Kubrick e di Cimino, che pur avevano sottolineato l’assurdità e la lucida follia insita nel suo essere, Coppola cerca di penetrare nella mente di chi quell’orrore l’ha voluto e di chi, giocoforza, l’ha combattuto in prima persona. Ecco perché, aldilà delle battute entrate nella leggenda, del montaggio fragoroso ed emblematico, della fotografia di un grandissimo Vittorio Storaro, del cameo metafilmico dello stesso Coppola, è l’incipit della pellicola, costruita a mo’ di videoclip, in cui si fondono le immagini del protagonista, dei B-52 che bombardano, dei villaggi che si incendiano, in un’immaginifica sovrabbondanza visiva, a rappresentare l’emblematico sunto del film: un evento di un’importanza tragica vissuto da molti come un qualsiasi giorno di noia.
La trama parla del protagonista, comandante Willard (Martin Sheen), incaricato di portare a termine una missione top secret: uccidere il colonnello Kurtz (Marlon Brando), defilatosi dalla guerra e diventato capo di una setta di cambogiani, di cui è un idolo vivente. La parte centrale del film mira a sottolineare “cosa” è stata la guerra del Vietnam e soprattutto “come” gli americani l’hanno combattuta. Da come Coppola mette in scena il tutto si propaga l’aura ideologicamente anti-bellica di cui si compone il film: Kurtz alla fine è un disertore e va ucciso, anche se tra tutti è l’unico ad aver capito cos’è il Vietnam. E forse proprio perché nessuno doveva capirlo, Kurtz col suo atteggiamento consapevole, e paradossalmente responsabile, ha firmato la sua condanna. Ecco, per finire, perché l’altra chicca del film è la frase pronunciata da Willard: “Condannare qualcuno, qui, per aver ammazzato qualcun altro è come fare multe per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis”.

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