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Spider Baby

Regia di Jack Hill vedi scheda film

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Eliaabbondanza

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Spider Baby

di Eliaabbondanza
8 stelle

 

Nella mia recensione precedente ho tentato di analizzare ( e di descrivere) i risultati artistici rilevanti a cui può aspirare ( e che può raggiungere, se a governare la nave c'è un buon comandante) il genere horror, e le modalità con cui può tracciare trattati ficcanti sulla condizione umana, sulla solitudine e sulla sofferenza senza cercare facili scorciatoie e senza scendere a compromessi, fattore che ( il più delle volte) gli permette di affrontare implicazioni sociologiche e disegnare ritratti psicologici di grande acume e di estremo interesse. Ma esiste anche un altra tipologia di cinema horror, una tipologia i cui elementi si  limitano al raggiungimento di uno scopo molto più elementare e cristallino ( ma non per questo meno difficile da compiere): l'intrattenimento nudo e crudo,il semplice( e puro ) divertimento, un divertimento macabro e liberatorio, senza freni e senza pudore, un divertimento in cui viene ( volontariamente) tralasciato ogni aggancio critico o sociale per dare libero sfogo all' inventiva di storie scervellate e immorali in cui non viene perdonato niente e nessuno, un divertimento sadico e perfido che sfrutta ( e risveglia) i nostri pensieri più contorti e nascosti ( stimolando la nostra anima da voyeur) per coinvolgerci in ballate cruente e  contorte dove siamo spettatori inerti e divertiti ( ma vergognosi di esserlo) di vicende atroci e sanguinose in cui diventiamo( nostro malgrado) dei complici , oltre che dei partecipi.  Spider baby rientra decisamente in questa seconda categoria , un b- movie a basso costo e senza particolari pretese ( se non quella di sconcertare le menti di qualche anima candida o di qualche moralista benpensante),scritto, diretto e montato frettolosamente e un pò alla carlona in sole due settimane , ma talmente scellerato, svergognato,provocatorio e sgangherato da risultare una delle pellicole orrorifiche più eccessive, oltraggiose e sensuali degli anni'60:  scandalosa, estrema , sfacciata, impregnata di humor nero e ammiccamenti cinefili ( che faranno la gioia degli appassionati del genere), sempre sull'orlo dell'autoparodia e dell'autoirrisione, cosciente dei propri limiti, delle proprie pecche, dei propri punti deboli ( che non cerca di nascondere, anzi: esalta, accrescendo così sia la giocosità e l'aspetto goliardico dell'operazione che l'atmosfera malsana e morbosa di cui é permeato il racconto, concentrato all'acido citrico di nefandezze e depravazioni), quindi per forza di cose sincera, onesta . Un divertissment sardonico, anticonformista e bislacco ( il regista stesso ha dichiarato in un intervista recente di aver ideato il soggetto sotto gli effetti della marijuana!) che trascina lo spettatore in un vortice strabordante di violenza, sadismo e ridicolo volontario, rendendolo ospite della casa degli orrori della famiglia Merrye e testimone di una vicenda brutta, sporca e cattiva che riesce ad alternare sapientemente risate ( il segmento della cena con gli ospiti, esilarante e raccapricciante, ricca di gag e citazioni, sembra uscire direttamente da una commedia demenziale anni'70 di John Landis!) e spaventi ( l'inseguimento notturno nel bosco con l'apparizione finale di Sid Haig è da brividi!) , concludendosi con un colpo di scena veramente inaspettato ( e quindi ancora più gustoso!)! .Grottesco e truculento, sanguigno e sopra le righe , piacevolmente oltraggioso, disinibito e per l'epoca audace ( come dimostrano il balletto in reggiseno e reggicalze attuato da C. Ohmart e spiato dalla finestra da un curioso, bramoso e libidinoso Sid Haig o le allusioni sessuali della trappola omicida perpetrata dalla psicopatica "ragazza ragno" ai danni del giovane e ignaro Quinn Redeker, assalto voluttuoso e terrificante allo stesso tempo, estremamente sexy e provocante ma anche vagamente disgustoso e ripugnante,  una sequenza che infrange vari tabù e che lascia lo spettatore frastornato, basito e palpitante come se vittima di una potente scarica elettrica ), politicamente scorretto, spregiudicato e a suo modo coraggioso, raffazzonato e dilattentesco ( d'altronde bisogna ricordare che per il regista Jack Hill , autore prima di allora solamente di un dimenticabile e dimenticato cortometraggio,  si trattava della prima vera esperienza dietro una macchina da presa, e che il cast, sia tecnico che attoriale, è formato prevalentemente da non- professionisti)ma non provo di ambiguo charme: un oggetto strano, disturbante e genuino che ribolle di bassi istinti e che , seppur con il passare degli anni abbia perso gran parte della sua carica scioccante ed eversiva, ha il pregio di non prendersi mai troppo sul serio e di non assomigliare a nessun' altro progetto messo in piedi all'epoca, lontanissimo ( come messa in scena e come sviluppi narrativi) sia dalle britanniche produzioni Hammer che dalle rivisitazioni di Edgar Allan Poe attuate dal mentore di Hill Roger Corman ( vere e proprie colonne portanti del cinema del terrore del decennio , genere di cui avevano ormai assunto il monopolio! ), una boccata di aria fresca, un lavoro pervaso da un aurea di novità e da una poetica che seppur ancora acerba e un pò sdrucita riserva più di una sorpresa, una poetica rozza ma dotata di una follia genialoide, ribelle e libertina tutta da scoprire ! un cult maledetto ( le riprese,anche a  causa dell' alcolismo della sua star principale e del torrido caldo estivo che impazzava durante la lavorazione, furono ostacolate da vari contrattempi e, seppur di breve durata,  risultarono più complicate da portare a termine del previsto, mentre la divetta in erba Jill Banner venne in qualche modo segnata dal ruolo qui interpretato, faticando non poco a trovare nuovi ingaggi degni di nota e andando incontro alla morte a soli 35 anni in un tragico incidente automobilistico) e sfortunato ( la scombicherata e improvvisata casa produttrice che l'aveva finanziato fallì poco prima della distribuzione dell'opera, ritardandone l'uscita sul grande schermo di quattro anni e sancendone il clamoroso insuccesso commerciale: un flop epocale che ha fatto rimanere il film nell'ombra per oltre 20 anni, facendolo sprofondare negli abissi dell'indifferenza e dell'anonimato , prima della tardiva riscoperta negli anni'80)che oggi nessuno avrebbe più l'ardire di realizzare( sia per la scabrositá dei temi trattati che per lo scarso appeal dei nomi coinvolti, all'epoca pressocché sconosciuti al grande pubblico e incapaci negli anni a venire, salvo qualche rara eccezione, di evolversi da questa triste condizione ,primo tra tutti il cineasta di belle speranze jack hill, successivamente autore di punta della blaxpoitation e scopritore della mitica Pam Grier ma, a causa del precoce ritiro dalle scene in seguito ai tonfi madornali al box office delle sue due ultime fatiche cinematografiche e alle incomprensioni con i produttori che lo supportavano, piuttosto trascurato e " invisibile" all'interno del mondo hollywoodiano e agli occhi degli spettatori più moderni, nonostante la recente riscoperta da parte del cultore del trash per eccellenza Quentin Tarantino, suo fan accanito e unico personaggio del settore ad aver tentato un accurata analisi e uno studio approfondito del suo operato) ,sponsorizzare ( e dove li trovi odiernamente due imprenditori immobiliari cinefili così pazzi da investire del denaro in un progetto simile?!! Certo," La Fabbrica dei sogni" si è rivelata un ambiente inadatto per gli affari della coppia di estemporanei e inesperti produttori, ma va comunque dato loro il merito di aver creduto per primi nella bizzarra e inconsueta operazione, operazione che senza il loro appoggio probabilmente non avrebbe mai preso vita, non avrebbe mai visto la luce, e  sarebbe rimasta solo un sogno nel cassetto del suo ideatore, la cui sceneggiatura sarebbe stata cestinata o fatta ammuffire in qualche vecchio mobile inutilizzato... e sarebbe stato un vero peccato visti i risultati finali!! Erano tempi diversi, tempi in cui a un giovane autore veniva data l'opportunità di poter emegere e di poter dimostrare le proprie capacità, tempi in cui veniva dato più spazio all'arte, tempi in cui si cercava di realizzare i propri sogni ad ogni costo, pur sapendo di poter andare incontro ad esiti fallimentari!) o addirittura anche solo di pensare ( il soggetto e la sceneggiatura sono dello stesso Hill, che a inizio carriera sembrava avere la stoffa e la grinta per entrare, com'è accaduto all'amico dell'epoca Francis Ford Coppola, nella cerchia dei " grandi") , esempio lampante di cosa si riuscisse a creare negli anni'60 con un budget ristrettissimo contando esclusivamente sulla qualità delle proprie idee e del proprio ingegno, esattamente come riesce a fare in questo caso il giovane Jack Hill , che seppur dilettante si sforza ( riuscendoci)di dare credibilità a set improbabili ( l'interno della suggestiva abitazione è in realtà una fabbrica di automobili in disuso!) e a interpreti improvvisati ( nel cast prende parte un suo conoscente investigatore totalmente all'oscuro della materia recitativa,  mentre la protagonista femminile, la già citata 17enne Jill Banner, risulta una vera rivelazione nonchè una scelta azzeccatissima!) o ripescati tra le glorie del passato ( Lon Chaney jr, icona del cinema terrorifico anni'40 ormai in preda ai fumi dell'alcol e vittima di ingaggi sempre più miseri e squallidi, qui in una delle sue ultime, e più importanti, performance),  riuscendo ad evitare sia il disastro più totale che gli abissi del trash, vincendo una scommessa che sembrava persa fin dal principio, varcando i rischiosi limiti dell'esercizio di stile fine a se stesso  ( in cui sarebbero incappati molti altri colleghi) e ponendo le basi ispirative per innumerevoli realizzazioni horror low budget degli anni' 70 e '80 ( dal Tobe Hooper di " Non aprite quella porta" al Wes Craven di " Le colline hanno gli occhi" o agli slasher movie piu' recenti di Rob Zombie, che condividono con Spider baby anche uno degli interpreti principali, Sid Haig : sono in molti a dovergli qualcosa, anche solo qualche spunto, qualche disgresssione).
Dopo gli amabili titoli di testa ,dove le immagini cartoonizzate dei protagonisti della vicenda ci appaiono davanti agli occhi mentre in sottofondo scorre il delizioso motivetto canticchiato dalla vigorosa voce rauca di Lon Chaney jr, un primo piano riprende un possente libro dal titolo " Dizionario delle malattie rare e strane" accompagnato dall'eco lontano di tuoni e lampi. Una mano prende il libro e ne sfoglia le pagine: è la mano di Quinn Redeker, narratore della storia , che con tono professionale e raffinato , seduto all'interno della sua lussuosa ed elegante abitazione, ci presenta e ci spiega i sintomi di una malattia degenerativa ( ovviamente inventata), la " Sindrome di Merrye" ( dal nome della famiglia squilibrata protagonista e artefice della carneficina fulcro dell'intreccio), alquanto curiosa e singolare che porta ad una inesorabile regressione infantile chi ne soffre, causando nel paziente scatti improvvisi di violenza e cannibalismo... mentre l'agghiacciante esposizione va avanti il frastuono del temporale aumenta di potenza, e l'atmosfera si fa immediatamente tetra e minacciosa, senza che al racconto venga lasciato il tempo di perdersi in innocui ed inutili preamboli: il regista gioca fin da subito a carte scoperte, non ha intenzione di perdere tempo, ci tiene ad essere schietto e sincero con il suo pubblico fin dai primi istanti, scaraventandolo  nel clima malato e dissoluto dell'azione senza preavviso e senza attendere un solo secondo ,  divertendosi come un matto a stuzzicare le sue emozioni , la sua morale e la sua moralità e ad accompagnarlo, come un moderno Caronte dantesco, nell'Inferno delle anime perdute da lui creato, un paese delle Meraviglie funereo, rozzo e dissoluto in cui il cappellaio matto Hill  ci avvia in una discesa ad alta velocità ( e senza cinture di sicurezza) nel " ventre della morte e della depravazione" , un viaggio elettrizzante e aleatorio che ci presenta già dalle prime tappe tutti i suoi rischi, le sue insidie e i suoi pericoli, scagliandoci davanti (solo dopo pochi chilometri da inizio tragitto) il corpo di un simpatico postino di colore ( personaggio che era riuscito già ad entrare nelle nostre grazie per merito di un atteggiamento buffo e affabile) trucidato a sangue freddo da una sadica ragazzina viziata armata di due coltelli da macellaio, sequenza shock furiosa e divorante che fa accapponare la pelle, in cui Hill si accanisce ( senza ritegno e senza pudore) con improvvise e furibonde zoomate su dettagli estremi e raccapriccianti ( riprendendo da vicino l'orecchio mozzato del malcapitato), facendo sobbalzare sulla poltrona l'incredulo e impreparato spettatore che non sà se inorridire di più per l'efferatezza del delitto compiuto o per il cinico understatement di Beverly Washburn ( interprete di Elizabeth, sorella dell'omicida, entrata in scena una volta sentiti i gemiti del portalettere ormai morente) davanti a un fatto così cruento e selvaggio, understatement che crea nella situazione un aurea di disincantato paradosso presente in tutta la pellicola e che rappresenta la vera cifra stilistica ( umoristica ed allo stesso tempo inquietante)della vicenda: infatti si rimane sconvolti non tanto dalle terribili  barbarie commesse ( o anche solo ideate) dalle due sorelline apparentemente graziose e indifese, quanto dall'ingenuità, dalla freddezza emotiva, dall' inconsapevolezza e dalla disinvolta giocosità con cui esse le mettono in atto e attraverso le quali non riescono mai a comprendere fino in fondo la gravità dei crimini inumani da loro perpetrati, preoccupandosi solamente dell'eventuale rimprovero dell'autista e tutore Bruno, da loro percepito come unica ripercussione possibile alla carneficina attuata( massacro inteso dalla letale e sociopatica coppia di adolescenti come un innocua marachella infantile di cui non dovranno pagare nessuna conseguenza, un azione senza ripercussioni se non quella di una leggera e provvisoria punizione da parte dello chauffer: le due ragazzine attribuiscono al fatto la stessa importanza che viene data al furto di un vasetto di marmellata da parte di un bambino capriccioso, ed è questo a rendere ancora più traumatico e sconcertante lo svolgersi dei fatti!)! La famiglia Merrye ( di cui fanno parte anche gli zii mangiatori di uomini, che però non vengono mai mostrati, se non di sfuggita, e i cui atti disdicevoli non vengono mai ripresi dalla camera, ma solo fatti intuire, forse più per Il basso costo a disposizione che per scelta stilistica, accrescendo però l' ansia e il senso di angoscia nel cuore dello spettatore: d'altronde si sà, la gente ha paura del buio e dell'ignoto più di qualsiasi altra cosa, e se si vuole davvero incutergli timore bisogna lasciar spazio alla loro immaginazione! La violenza è tanta e riprovevole, ma rimane sempre fuori campo, risultando così ancora più orribile e traumatizzante ) finisce così con il diventare un interessante, raggelante e sorprendente raffiguazione del Male e ( attraverso le caratterizzazioni delle due orfanelle assassine,  il cui comportamento bambinesco si stempera in un impulso distruttivo a cui non sanno resistere e nella mostruosità delle iniziative prese, e in cui si può intravedere anche una forse involontaria metafora del turbamento e delle prime pulsazioni adolescenziali, e della delicatezza di un età così complessa) della perdita dell'innocenza, della purezza. Ma non bisogna dare troppo peso a queste ultime considerazioni: le regole principali dello spettacolo ( ricollegandomi a quanto detto inizialmente)rimangono comunque quelle dell'intrattenimento e dell'autoironia!
Prima di concludere vorrei tessere una lode particolare all'interpretazione di Lon Chaney jr, che , purchè ormai alcolizzato , stanco e demotivato, riesce a rendere tutta la tenerezza, la lealtà e il calore del personaggio ( da Chaney inizialmente rifiutato), regalandoci una delle migliori prestazioni recitative di tutta la sua vasta carriera : l'autista Bruno ( vittima e complice allo stesso tempo dei tragici avvenimenti che si succedono nella villa, a cui riuscirà a porre fine solamente attraverso il più estremo dei sacrifici) è il suo ruolo della vita, uno dei pochi a permettergli di svincolarsi dalle parti limitative del mostro o dell'antagonista villano che gli si erano incollate addosso dopo l'enorme successo dell' Uomo lupo ( capolavoro Universal datato 1941 quì omaggiato), uno dei pochi a concedergli qualcosa in più rispetto alle solite partecipazioni straordinarie e cammei che era chiamato a ricoprire e che lo facevano sentire sempre più oscurato dall'ingombrante figura paterna ( Lon Chaney, uno dei più grandi attori del muto di sempre!), uno dei pochi a dargli l'occasione di disegnare e tratteggiare un carattere a tutto tondo ( e non la macchietta caricaturale o la creatura deforme in cui si era specializzato e a cui si era ormai rassegnato) , il primo a tirargli fuori una vena bonaria, premurosa e malinconica ancora inesplorata e mai sfruttata ( e che se notata prima gli avrebbe dato più possibilità di emergere e di farsi notare)! È lui il vero jolly della pellicola, il suo asso nella manica!
In definitiva possiamo affermare che Spider baby rappresenti il capolavoro di Jack Hill, la sua opera più riuscita ( assieme al pessimista e socialmente impegnato "Coffy", realizzato qualche anno più tardi), degno di nota anche perchè porta alla luce tutti i temi e le ossessioni che poi il regista affronterà nel suo cinema successivo : ma va detto che il miscuglio di sesso, violenza e umorismo quì presentato non gli riuscirà mai più così bene!  
Voto: 8 
 
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