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In memoria di Alan Rickman
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George Smiley

George Smiley

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Sembra incredibile, ma a pochi giorni di distanza dalla morte del leggendario e compianto David Bowie, un altro grande della scena inglese ci ha lasciato oggi: il nostro amato professore di pozioni Alan Rickman. Dopo mesi di malattia il grande attore inglese è scomparso oggi e, come per Bowie, età (69 anni) e causa (cancro) sono le stesse.

Nato il 21 febbraio 1946 ad Hammersmith, Londra, figlio di una gallese metodista e di un irlandese cattolico nonché secondo di quattro fratelli, resta orfano di padre ad appena 8 anni e prosegue gli studi grazie ai sacrifici della madre. Nel 1972 vince una borsa di studio per la Royal Academy of Dramatic Arts (Rada), istituzione a cui rimarrà sempre legato assumendone anche la carica di vicepresidente nel 2003. Ma i primi anni restano incerti anche perchè il suo talento come pittore e disegnatore lo spinge in una direzione diversa. Continua però a frequentare il mondo del teatro e alla fine si impone al Royal Court Theatre. In quegli anni si misura con i classici (Shakespeare in primis) e i moderni (celebre la sua performance in «Uno sguardo dal ponte»), ma anche nelle farse popolari («Therès a girl in my soup») e in personaggi famosi come Sherlock Holmes che porta con successo sulla scena.
Dopo il successo in «Romeo e Giulietta» per la regia di Alvin Rakoff che ne firma anche un'applaudita versione tv, la svolta della sua carriera viene dall'incontro con Christopher Hampton che gli affida la parte del marchese di Valmont in un fortunato adattamento delle «Relazioni pericolose» che trionfa a Londra e approda poi a Broadway nel 1986. Nel frattempo si cimenta nella regia per il teatro e per la tv e nel 1980 la Bbc lo chiama a impersonare il Reverendo Slope nella serie «Barchester Towers». È ormai una figura di spicco sulla scena anglosassone quando nel 1988 Hollywood lo chiama: in «Trappola di cristallo - Die Hard» di John McTiernan divide la scena con Bruce Willis e la sua caratterizzazione di un cattivo a sangue freddo gli vale l'ammirazione della critica e dei produttori. Le porte di Hollywood gli si spalancano e il "physique du role" da villain lo fa diventare uno dei caratteristi più ricercati: è del 1991 l'interpretazione dello sceriffo di Nottingham in "Robin Hood-Principe dei ladri" di Kevin Reynolds, contrapposto al divo Kevin Costner. Il successo però non gli dà alla testa e continua a cimentarsi soprattutto in ruoli drammatici e brillanti. Fra i tanti film da lui interpretati sono da ricordare: "Il fantasma innamorato" di Anthony Minghella (1990), "Ragione e sentimento" di Ang Lee (1995), "Michael Collins" di Neil Jordan (1996), "Rasputin-Il demone nero" di Uli Edel (film per la televisione, 1996) e "Galaxy Quest" di Dean Parisot (1999). Nel 1997 scrive e dirige il suo primo e acclamato film da regista, "L'ospite d'inverno", con Emma Thompson protagonista. Ma l'anno della definitiva consacrazione agli occhi del grande pubblico è il 2001, quando, dopo il rifiuto di Tim Roth, gli viene assegnata la parte del professor Severus Piton nel primo degli adattamenti per il grande schermo dei libri di J.K.Rowling, "Harry Potter e la pietra filosofale". Il resto lo sapete già: successo planetario e plauso unanime del pubblico e delle nuove generazioni (la mia compresa) che impareranno a conoscerlo come uno dei personaggi più riusciti e interessanti dello splendido universo di Harry Potter, a cui poi seguiranno infiniti altri attori britannici. Il ruolo lo vedrà impegnato in tutti gli otto film della serie, dal 2001 al 2011, dieci anni che lo fanno entrare nell'immaginario comune. Degli anni recenti sono da ricordare le sue interpretazioni in "Love Actually-L'amore davvero" di Richard Curtis (2003), "Snow Cake" di Marc Evans (2006), "Profumo-Storia di un assassino" di Tom Twyker (2006), "Sweeney Todd-Il diabolico barbiere di Fleet Street" di Tim Burton (2007) e il suo doppiaggio del Brucaliffo in "Alice in Wonderland" sempre di Tim Burton. Lo vedremo (e sentiremo) per l'ultima volta in "Eye in the sky" di Gavin Hood e in "Alice attraverso lo specchio" ancora di Tim Burton, in uscita nel 2016. A dare l'annuncio della sua scomparsa è stata la moglie Rima Horton attraverso un comunicato stampa; compagna di Alan dal 1977, i due sono convolati felicemente a nozze "solo" nel 2012 senza tuttavia avere figli, vivendo sempre lontano dalla luce dei riflettori come solo i migliori e i più modesti hanno fatto.

Non mi dilungherò nell'addio a questo splendido interprete della scena londinese, non sono capace di scrivere tutte le parole e gli elogi che meriterebbe questo mito della mia infanzia, non saprei cosa dire che possa rimanere indelebile nella memoria della gente, tantomeno voglio dimostrarmi melenso, perciò mi limiterò a un breve saluto, caro Alan. Grazie per averci reso partecipi della tua arte, del tuo indomabile carisma, della tua ironia, grazie per essere stato un personaggio indimenticabile nell'infanzia di tanti ragazzi come me, grazie per aver dato al cinema molto più di quanto il cinema abbia dato a te. Il dispiacere più grande è non averti potuto conoscere di persona, ma sono sicuro che eri una persona ancora più sorprendente di quella che ho conosciuto guardando i tuoi film. Come ha detto Daniel Radcliffe: «La gente percepisce un attore a seconda delle parti che ha interpretato, perciò qualcuno potrebbe rimanere sorpreso di apprendere che contrariamente ai ruoli più severi (o spaventosi) che ha interpretato, Alan era in realtà molto gentile, generoso, autoironico e divertente. E alcune cose, ovviamente, erano ancora più divertenti se dette con il suo incredibile tono da contrabbasso». E così vorrei ricordarti, con una battuta che sovente amavi ripetere: «Questo è un mestiere serio che va preso seriamente. E il modo migliore per farlo è non prendersi troppo seriamente». Arrivederci professore, e grazie di tutto.

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