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Taxi Teheran

Regia di Jafar Panahi vedi scheda film

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La recensione su Taxi Teheran

di tobanis
6 stelle

Se le immagini dei clienti fossero state vere, avremo un altro film, probabilmente migliore. Ma forse era troppo rischioso.

L’Iran non è uno Stato di diritto. Gli scagnozzi al potere governano la giustizia come meglio credono, e fanno pressioni e ricatti un po’ su tutti gli altri. Abbiamo questo regista, Panahi, che per i suoi film è stato anche arrestato (con famiglia e amici, per non farci mancare nulla), con la terribile accusa, si fa per dire, di fare propaganda contro il Governo. Ecco è da pensarci magari prima di esagerare con le proteste qua da noi, dove possiamo ancora mostrare il culo se passa un politico, o dire che, a nostro parere, è un microcefalo, senza beccare come ha fatto lui, 20 anni di proibizione di girare film, o di scrivere film, o di lasciare l’Iran, o di essere intervistato, oltre a 6 anni di galera al momento non esecutivi.

Sia come sia, non si giudica Panahi, ma il suo film. Eh sì perché il nostro di straforo (ma in HD) ha registrato una sorta di film mentre girava in auto fingendosi un taxi, con telecamerine nascoste. Ci dà così anche uno spaccato di vita reale di Teheran, e la cosa che ho pensato più spesso è “con il culo”. Laggiù la gente guida con il culo (il nostro regista pure), superando dove capita, facendo manovre sbagliatissime; i pedoni attraversano con il culo, anche quando hanno rosso, e le macchine giustamente li sfiorano, ma pare nessuno se ne freghi. Le auto accostano con il culo, dove capita, quando capita, e nessuno ti porta via la portiera come capiterebbe qua, se la apri in seconda fila di colpo: ci sono anche dei bei vialoni, a Teheran. Alcuni discorsi, vedi quelli iniziali, sono fatti con il culo, e ti cascano le braccia quando vedi poi che è tutto finto. Tutto è depotenziato dal fatto che il regista, in realtà, e si capisce presto, fa salire sul taxi solo amici che si sono prestati a recitare, fingendosi quello che non sono….poi salgono l’incidentato e la moglie (finti e scarsi) e pensi, che cagata di film, perfino imbarazzante. Fino a che sale la bambina con le mani gigantesche, la vera nipotina del regista, che è sempre alla guida e ha una faccia molto simpatica. Ecco, è la nipotina, ricordando cosa le dice la maestra sulle regole con cui girare un film, che ti ricorda che siamo in pieno regime, e che questo è un film di denuncia: nei film i buoni devono avere la barba, non la cravatta, e nomi da profeti, non si mescolano donne e uomini, non ci deve essere violenza, ci deve essere auto censura, etc..

Poi, quando sale alla fine anche la bella avvocata dei diritti, mestiere terribile in Iran (è stata espulsa dal suo ridicolo ordine di avvocati, ma non glielo hanno comunicato e lei continua ad esercitare); ecco con l’avvocata che ricorda i suoi assistiti siamo al pieno film di denuncia. Film nel complesso pesantino ma sufficiente; a Berlino si saranno fatti della gran pippe e non gli sarà sembrato vero di premiarlo e dare un forte segnale al mondo, come se i Festival fossero ancora quello che erano. Fatto sta che questo film vinse appunto il Festival di Berlino, ed è il motivo per cui l’ho visto.

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