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Ogni maledetto Natale

Regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo vedi scheda film

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La recensione su Ogni maledetto Natale

di mc 5
3 stelle

Al principio furono i cinepanettoni. I cui originari maestri furono i fratelli Vanzina, autori di un cinema di bassissima lega che trasse linfa ed energia dai peti di Boldi e dalle scorregge di De Sica. Poi -ma in tempi non lontani- visto che il genere stava ormai languendo- i produttori volsero lo sguardo altrove e precisamente verso i cosiddetti "cinepanettoni democratici" che fecero non meno danni dei loro predecessori, vale a dire film corali dove a dominare sui manifesti erano i faccioni dei pesonaggi tv legati in qualche modo ad una "sinistra pop" con in testa i Bisio, le Finocchiaro, le Littizzetto, I Paolo & Luca etc. Per inciso, tutti gli artisti citati erano legati ad un unico agente (che gli addetti ai lavori ben conoscono: Beppe Caschetto), il quale divenne in questo modo il Signore e Padrone della "nuova era" del cinepanettone, dove peti e rutti erano messi finalmente al bando, ma l'assenza di idee era ugualmente presente, unita ad un misto di buonismo e di patetico quanto posticcio politically incorrect. Ma adesso ecco che con questo "Maledetto Natale" s'affaccia a sparigliare le carte un terzo genere, che sulla carta annuncia chissà quali intelligenti svolte, ma che nella sostanza simula soltanto il rinnovamento, ci gioca, fa finta, ma in realtà è solo un vano tentativo, esibendo una scorrettezza fasulla e solo appiccicata. Chi sa di cosa sto parlando non faticherà a collegare il genere con tutto un giro romanocentrico evidentemente riconducibile ad alcuni pilastri della "sinistra comica intelligente", vale a dire: innanzitutto l'intoccabile BORIS, poi la Dandini con tutti gli annessi e connessi,e infine la Roma "der Teatro Valle occupato". Chiedo scusa per la lunga premessa ma diciamo che era necessaria per inquadrare e contestualizzare questa nuovissima categoria cinepanettonesca. Questo film è stato annunciato con un certo anticipo sui media (presumo grazie ad una rete di giornalisti-amici, tutti simpatizzanti dei luoghi/situazioni romani sopra citati, che hanno provveduto a suonare le loro trombette preparando il terreno all'uscita nelle sale). Come sta andando? Al di là dei giudizi di valore (tutti legittimi ci mancherebbe) il film si sta rivelando un mezzo flop (alcuni esercenti lo stanno già per smontare) e dopo le prime sviolinate "in famiglia", in queste ore stanno piovendo le critiche negative. Insomma quello che doveva essere il film della rivoluzione culturale cinepanettonesca sta fallendo miseramente. L'opera è a dire il vero inconsueta, ma nel senso non necessariamente di "innovativa". Diciamo per certi versi un pò strana. Prima di tutto il film è nettamente diviso in due parti, di cui la seconda è una vaga evoluzione della prima. Nella fase iniziale facciamo la conoscenza di una famiglia della profonda provincia laziale, composta di personaggi grotteschi e demenziali. Diciamo che questa prima parte racchiude qualche momento di vera ilarità, caricando i suddetti personaggi di una tale arruffata aggressività che qualche sorriso riesce a smuoverlo. Ma dura poco, perchè anche quello sfondo confusamente chiassoso e concitatamente burino proposto con insistenza riesce a stancare lo spettatore. Poi si apre tutto un altro scenario, praticamente opposto: una famiglia di industriali borghesi con legioni di domestici filippini. E qua il film tracolla in un mare di scemenze insistite e sfiancanti, a partire da un Corrado Guzzanti-filippino evidentemente super autocompiaciuto che io ho trovato decisamente insopportabile. Qualcuno ha osato dire che si tratta di una pietanza cucinata da troppi cuochi, e ci può stare se pensiamo che risulta incredibile che ad un tale infelice guazzabuglio abbiano contribuito ben tre persone (tre sono gli autori sia della regìa che della tremenda sceneggiatura). Il cast è variegato anche come prestazioni attoriali, cè chi se la cava e chi proprio non lo/la si regge, in ogni caso tutti diretti penosamente dalla triplice regìa. Corrado Guzzanti funziona nel ruolo del padre di famiglia che vediamo nella prima parte ma nella seconda è addirittura -come accennavo prima- fastidioso. Francesco Pannofino è il consueto istrione ma qui esagera però in mosse e ghigni e facciotte risultando spesso sopra le righe. Marco Giallini bravissimo come sempre, nulla da eccepire, l'unico che salverei. Valerio Mastandrea bravino nella prima parte, inqualificabile e forzatissimo nella seconda. Caterina Guzzanti irritante. Quanto ai due protagonisti (scritti dagli autori -soprattutto lei- in modo inverecondo) possiamo così sintetizzare. Alessandro Cattelan è meglio che torni (anzi continui) a fare gli spot di Enel Energia. Alessandra Mastronardi poi, è così caruccia che vorresti averla come amica o come vicina di casa, qualunque cosa insomma meno che attrice: lì è proprio negata, poverina.

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