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La saggezza nel sangue

Regia di John Huston vedi scheda film

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La recensione su La saggezza nel sangue

di mm40
6 stelle

Hazel Motes è appena stato congedato dall'esercito, ferito in combattimento. Arriva ad Atlanta carico di rabbia, di frustrazione e con qualche soldo da parte. Conosce quindi per caso Enoch, un giovane svitato che lo elegge suo unico amico, e Asa, un predicatore che si finge cieco per fare l'elemosina insieme a sua figlia Sabbath. La ragazza intreccia una storia con Hazel, che nel frattempo decide di dimostrare ad Asa come realmente si deve predicare, e comincia ad avere un suo seguito di fedeli.


Tratto da un romanzo di Flannery O'Connor tramutato in sceneggiatura da Michael e Benedict Fitzgerald, La saggezza nel sangue (Wise blood) è uno spaccato inquietante e incisivo sulla follia, sulla rabbia giovanile e sul delirio mistico. Tre tratti distintivi del protagonista, Hazel Motes, ben interpretato da Brad Dourif (già visto in un ruolo laterale di Qualcuno volò sul nido del cuculo, diretto nel 1975 da Milos Forman); tre caratteristiche che possono anche convivere virtuosamente, ma che molto più facilmente finiscono per alimentarsi a vicenda fino a generare una bomba a orologeria vivente quale Hazel. Tutto andrà a rotoli, il nostro (anti)eroe finirà male: lo si capisce a perfezione fin dalla prima sequenza, eppure è difficile staccare gli occhi da Dourif e dalle sue imprese intrise di furia, nichilismo e spiccato egocentrismo. La regia di John Huston lavora in sordina e man mano che la storia procede, il ritmo cresce di pari passo; la detonazione finale è inevitabile quanto morbosamente affascinante. Rimangono però da spiegare alcuni nodi della trama, come ad esempio l'improvvisa sparizione nel nulla di Enoch e, allo stesso modo, l'uscita di scena repentina e immotivata di Asa e Sabbath; senza razionalizzare eccessivamente si può considerare la parabola di Hazel quella di un ateo disperatamente in cerca di (un) dio, intimamente convinto che nulla abbia un senso nell'esistenza e che un essere superiore, se davvero c'è, debba prendersi le sue responsabilità e manifestarsi concretamente, sfidare l'uomo alla pari sul suo stesso terreno carnale. Perciò il giovane fonda la chiesa senza Cristo, tesa a far credere all'uomo in sé stesso e soltanto in sé stesso: è in questa ferma convinzione – cieca, in un certo senso, e non per caso – che risiede la saggezza nel sangue del titolo, evocata in una battuta da Enoch. Ruoli importanti anche per Harry Dean Stanton, Dan Shor e Amy Wright, con il regista che si ritaglia una particina. A proposito di Huston: se nei titoli di testa il suo nome compare come Jhon (sic) è colpa di un'inesperta titolista – così vuole la leggenda – che però convinse il regista con questo bizzarro refuso a lasciare tale nome nella versione finale della pellicola, come ad alimentarne la follia. 6,5/10.

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