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Red 2

Regia di Dean Parisot vedi scheda film

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La recensione su Red 2

di mc 5
8 stelle

Film carico di brio, di ironia, di senso dell'umorismo, ma anche d'azione e di ritmo. Quindi assai godibile e divertente. Premessa necessaria: mi sono lasciato sfuggire il primo episodio e un pò me ne dispiace, tanto che mi riprometto di recuperarne il DVD. Intendiamoci, "Red 2" non è un'opera memorabile ma la sua funzione di intrattenimento è svolta nel migliore dei modi. E come blockbuster è ovviamente un tantino ruffiano, sì, ma il giusto, senza esagerare, anche perchè l'umorismo qui espresso per diluire l'action e la spy story, è dosato in modo equilibrato e intelligente. Posto che fondamentale è l'assemblaggio di un cast all-stars di cui più avanti riferirò, certo che si gigioneggia, eccome, ma lo si fa con misura, quasi si cercasse nel pubblico più che la risata clamorosa, il sorriso complice e compiaciuto (anzi, per usare un termine meno spregiativo, diciamo che si "istrioneggia"). Fortunato chi non si è perso il precedente episodio, perchè avrà la sensazione di ritrovare amici che già conosceva, pur con qualche rimaneggiamento (escono Morgan Freeman e Richard Dreyfuss, entrano in campo Anthony Hopkins e Catherine Zeta Jones). Tuttavia anche chi, come il sottoscritto, si accosta a questa mini saga per la prima volta, non si sentirà affatto a disagio, non ne avrà proprio il tempo, data la carica di adrenalina ed umorismo che lo travolgeranno per quasi due ore, grazie anche ad un montaggio agile che esclude ogni pericolo di noia. Da ignorante di fumetti (o meglio, li ho amati alla follìa ma nell'adolescenza), devo riprendere il discorso già iniziato con "Kick Ass 2". Vale a dire che non mi sento per nulla attratto dall'universo disegnato dei Super Eroi (a partire dagli Avengers) ed ho infatti apprezzato i due episodi di "Kick Ass" in quanto lontani anni luce dai giustizieri nerboruti ma spesso cupi e pensierosi che popolano l'ambito creativo che fa riferimento alla Marvel. Stavolta poi le tavole disegnate originali partivano da qualcosa che nulla ha a che fare con superpoteri o fantascienza ma più concretamente con agenti CIA in pensione, terroristi e killer. E allora bando alle cupezze dei super eroi in ambasce, e via libera alla fantasia di chi ha sceneggiato complotti, spari ed inseguimenti in un coloratissimo delirio action, diluito con battute simpatiche e gag che tendono al grottesco, peraltro su sfondi suggestivi come Parigi, Londra e Mosca. E qua e là aleggia un benèfico sapore vintage, una vaga aria di nostalgìa. Se proprio vogliamo trovare un difetto, cerchiamolo. Per esserci c'è ma credo faccia parte del gioco. Mi riferisco al gigioneggiare di interpreti che non fanno che far emergere i loro lati vulnerabili e ridicoli. Volendo, qualcuno potrebbe intendere questa ostentazione di auto-ironia ad ogni costo come un compiaciuto clichè. Tuttavia io ritengo che la statura artistica delle star che animano questo cast sia talmente consolidata da avere assistito questi istrioni nel non debordare. Oltre all'action che regna sovrana, da non sottovalutare poi il versante "spy story", tanto che qualcuno ha scritto che il film si impone come una sorta di sintesi delle spy stories degli ultimi 30 anni. La storia narrata non ha pretese di originalità e si muove sul terreno consolidato dello spionaggio internazionale. L'agente Frank Moses, pensionato ex CIA, rimette in piedi la sua vecchia squadra col fine di rinvenire un dispositivo nucleare costruito ai tempi della guerra fredda e che qualcuno ha pensato di utilizzare per sconvolgere gli equilibri tra le potenze mondiali. Entrano in ballo poi personaggi variamente assortiti: da una avvenente spia doppiogiochista russa a un anziano scienziato rinchiuso da anni in un manicomio criminale, passando per un aggressivo killer sudcoreano. Ovvio che alla base del successo del progetto c'è il talento di un cast formidabile, un pugno d'attori davvero magnifici. Bruce Willis non fa che mettere in gioco il suo status di divo machista, sovente zittito da una fidanzatina implacabile impersonata da una deliziosa Mary-Louise Parker. Incredibilmente bravo nel generare un'immagine curiosamente stralunata è John Malkovich, che si conferma uno dei più geniali e versatili attori contemporanei. E in questo se la batte con "Sir" Anthony Hopkins, ormai un monumento alla recitazione nonchè uno dei più grandi istrioni viventi. E tra l'altro qui lo rivediamo di nuovo a fianco della splendida Helen Mirren dopo che li avevamo apprezzati duettare nell'ottimo "Hitchcock". In forma anche una ritrovata Catherine Zeta Jones, che pare aver indovinato una nuova strada dopo che aveva infilato una serie di esperienze non proprio all'altezza. In un paio di ruoli minori, quasi degli special guest, troviamo poi due attori navigati come Brian Cox e David Thewlis. E per finire un cenno alla bella colonna sonora, curata da un veterano come Alan Silvestri, che comprende brani originali composti dal Maestro, ma anche tre pezzi già noti: "Given up" dei Linkin' Park, la celeberrima "On the road again" dei leggendari Canned Heat...e poi una chicca collocata sui titoli di coda (ad accompagnare la breve ma irresistibile performance di un Malkovich travestito da improbabile ballerina sudamericana)...e la voce è quella inconfondibile da crooner di Perry Como nel classico "Papa loves mambo". Voto: 8/9

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