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L'uomo con i pugni di ferro

Regia di RZA vedi scheda film

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La recensione su L'uomo con i pugni di ferro

di mc 5
10 stelle

Voto: 9   
Formidabile questo potente mix di Kung fu movie e Wuxiaplan di Hong Kong, tra suggestioni blaxploitation e sfide in pieno stile spaghetti western. Praticamente è stato messo in scena tutto l'immaginario cinematografico che Quentin Tarantino e RZA avevano coltivato da ragazzi e poi sviluppato in quanto potente vena ispiratrice per i film dell'uno e per i testi hip hop dell'altro. La collaborazione tra i due aveva origine durante la realizzazione del mitico "Kill Bill". Anche se il protagonista di questo film ricorda per molti aspetti quello di "Django unchained", condividendone la condizione di ex schiavo nero mosso dalla volontà di liberare la sua amata. Cambia però lo sfondo: qua siamo nella Cina imperiale e precisamente nel quartiere denominato Jungle Village, dove il protagonista svolge l'attività di fabbro, al quale viene richiesto di forgiare elaborate armi di distruzione destinate ai guerrieri di due bellicosi clan in lotta fra loro. RZA (leader del leggendario collettivo hip hop Wu Tang Clan) ha dunque maturato la scelta di cimentarsi nella regìa. E lo ha fatto sposando completamente l'estetica tarantiniana, e coniugando in salsa culturale hip hop lo spirito che animava il classico cinema asiatico di arti marziali, potendo peraltro contare (a quanto ci è dato vedere) su un budget di tutto rispetto. A livello di sceneggiatura, per inciso scritta a quattro mani da RZA assieme a quell' Eli "Hostel" Roth da sempre amico fraterno di Tarantino, c'è da notare un fatto che implica forse l'unica pecca del film. E cioè la presenza di una moltitudine eccessiva di personaggi. Ciò favorisce lo svilupparsi di troppe sottostorie che possono teoricamente complicare la visione. In questo senso è emblematico un lungo finale che si scompone in ben tre duelli conclusivi in cui tre coppie di personaggi, a due a due, si sfidano in altrettanti corpo a corpo tirati allo spasimo, in un delirio action talmente muscolare e truculento da sfociare nel grottesco. Si tenga comunque presente che tali combattimenti sono coreografati con cura, generando alto tasso di spettacolarità. I giudizi della critica non sono stati uniformi. Qualcuno ha scritto che RZA ha voluto forzare la mano, interpretando lo spirito tarantiniano senza esserne all'altezza, secondo criteri un pò semplicistici. Io ritengo invece che, considerando che si tratta di un debutto, RZA, per potenza e suggestioni, se la sia cavata egregiamente, fatto salvo l'unico neo cui prima acennavo di una ridondanza nella scrittura di troppi personaggi. E adesso vediamo da vicino un cast più che dignitoso. Partendo da RZA stesso che, pur essendo alle prime armi, riesce a sprigionare notevole carisma nel ruolo di un loser che guadagna l'atteso riscatto punendo con violenza brutale i prepotenti. Russell Crowe, è superfluo che ce lo diciamo, sta superando i limiti di una pessima forma fisica, eppure riesce ad imporre il proprio professionismo ad un personaggio che è dominato dal mistero fino alle soglie del finale. Lucy Liu è è perfetta ed esprime il consueto fascino nei panni di un'astuta tenutaria di bordello. Da segnalare inoltre il giovane Rick Yune, nuova stella d'oriente, che avevamo visto di recente nel ruolo del coreano supercattivo in "Olympus Falls". E per finire, segnalazione molto affettuosa per la cara Pam Grier, già felicemente ripescata da Tarantino in "Jackie Brown" ed indimenticabile icona afroamericana del cinema blaxploitation. Concludendo, possiamo dire che...RZA rules ok! (e con lui naturalmente il collettivo Wu Tang Clan).
Voto: 9

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