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No - I giorni dell'arcobaleno

Regia di Pablo Larrain vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su No - I giorni dell'arcobaleno

di laulilla
8 stelle

Tony Manero (2008) e Post Mortem (2010), ovvero il golpe cileno raccontato da Larrain attraverso alcuni emblematici e banali personaggi che avevano preferito anteporre i vantaggi personali all’immane tragedia collettiva che aveva spazzato via la democrazia massacrando o esiliando militanti politici, intellettuali e artisti.

 

Con questo terzo film (2012) Pablo Larrain torna sull’argomento per raccontare la fine, dopo quasi vent’anni, del regime golpista e l’inizio del cambiamento democratico in Cile.

La fine della feroce dittatura militare fu dovuta alla vittoria dei NO al referendum del 5 ottobre 1988, con il quale Pinochet chiedeva al popolo cileno l’autorizzazione a prolungare per altri otto anni il proprio mandato presidenziale. Si prevedeva una facile riconferma per il governo dei generali, che  avevano eliminato qualsiasi forma di opposizione, ed esercitato, perciò, il controllo delle fonti di informazione più diffuse nel paese: radio, televisione, giornali.

Era inoltre difficile immaginare una larga partecipazione al voto referendario: sicuramente avrebbero votato gli elettori dei ceti medi, quelli che in passato, in maggioranza, si erano opposti al governo democratico di Allende e avevano appoggiato il golpe, beneficiando del tumultuoso sviluppo economico liberista voluto da Pinochet col sostegno d governo americano di Nixon.
I poveri, enormemente aumentati di numero per le privatizzazioni selvagge, erano privi di riferimenti politici, e, perciò, orientati a non votare, anche perché questa sembrava essere una delle scelte prospettate da alcuni oppositori, divisi al loro interno e incerti sulle prospettive in caso di vittoria.

Grazie all’intuizione di René Saavedra (Gael Garcia Bernal) giovane pubblicitario deciso a sfruttare anche i pochi minuti assegnati, di notte, dalla televisione di stato, per pochi giorni, al Comitato per il NO fu possibile convincere anche i più sfiduciati a capovolgere, col loro voto, il pronostico sfavorevole. La campagna elettorale che aveva in mente Saavedra puntava soprattutto a trasmettere un messaggio positivo e di speranza; un messaggio semplice e allegro che comunicasse la voglia di vivere liberi, in pace e di voltare pagina.

L’arcobaleno, il logo connotativo della battaglia per il NO sui volantini, sulle magliette, sullo sfondo delle trasmissioni televisive, diventando simbolico della pluralità delle opinioni, proponeva anche alla sinistra una sfida politica: continuare a coltivare il dolore, nella purezza settaria dell’isolamento, oppure aprirsi alla società in una prospettiva di alleanze per cambiare? Non fu facile per il giovane René far accettare la sua campagna elettorale a molti membri del Comitato: i lutti, le umiliazioni, le torture e le ingiustizie subite ancora bruciavano sulla pelle di troppe persone, che avrebbero preferito trasformare le trasmissioni di propaganda elettorale in trasmissioni di denuncia dei crimini della giunta militare, anche nella convinzione che il referendum fosse, per la dittatura, il modo di legittimarsi davanti all’opinione pubblica internazionale. Quanto efficace, però, fosse il semplice messaggio di Saavedra fu subito chiaro al regime, che tentò con le violente intimidazioni, con le minacce e successivamente nascondendo i risultati del voto, di rovesciare il verdetto popolare, senza successo, però, perché l’aria nuova della libertà fu gradita anche da molti militari, che abbandonando Pinochet, gli impedirono di reprimere, nuovamente nel sangue*, la festosa gioia del popolo cileno per la vittoria democratica*.

 

 

 

 

 

Il grande Pablo Larrain ha diretto da par suo un film di riflessione politica sulle ragioni del consenso e sulle alleanze necessarie per ottenerlo in quella situazione difficilissima, e ha inserito nella narrazione frammenti e spezzoni di documenti d’epoca, come aveva fatto nelle due precedenti opere che ho citato, rendendolo interessante sul piano storico, oltre che emozionante e coinvolgente in ogni momento della visione.

Il film non dice che furono risolti una volta per tutte i gravi problemi del Cile: la democrazia è un'organizzazione politica per sua natura piuttosto fluida, continuamente insidiata dalla smemoratezza collettiva e dall'uso improprio di strumenti solo apparentemente neutri, come la pubblicità più o meno occulta.

Mi sembra, tuttavia, che qui prevalga il messaggio sul mezzo - nonostante Mc Luhan - e che perciò il film ci lasci un po' di speranza: sul pessimismo dell'intelligenza pare prevalere l'ottimismo della volontà.

Bravissimi gli attori, fra i quali troviamo ancora il grande Alfredo Castro, anche qui nella odiosa parte del sostenitore del regime.

 

 

*Che questa fosse effettivamente la volontà di Pinochet si può desumere anche dai documenti conservati dal National Security Archive:

 

http://www.today.it/mondo/pinochet-1988-referendum.html

 

 

 

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