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Re della terra selvaggia

Regia di Benh Zeitlin vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Re della terra selvaggia

di laulilla
7 stelle

Opera prima - costata pochissimo - di Benh Zeitlin, ottenne subito riconoscimenti importanti, da Cannes (Camera d’oro 2012 e FIPRESCI), a quattro nomination per gli Oscar (miglior regia, miglior film, migliore attrice miglior sceneggiatura non originale), nonché una Nomination BAFTA per la migliore sceneggiatura non originale.

 

L’uragano Katrina, che sconvolse anni fa la Louisiana, ha forse ispirato, come molti sostengono, questa storia al regista, che l’ha, comunque, derivata da una pièce teatrale.
A mio avviso, però, nella vita di Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), la piccola protagonista del film, gli uragani furono almeno tre. Tanti, infatti, sono i momenti in cui la bimba aveva dovuto fare i conti con la realtà cruda dell’esistere segnando fortemente il suo processo formativo: il primo riguarda la scomparsa della madre; il secondo è proprio l’arrivo di Katrina; il terzo è la malattia e la morte del padre Wink (Dwight Henry).
Hushpuppy viveva con altri bambini e altri adulti nella “Grande Vasca”, cioè in una zona semi-palustre nei pressi del delta del Mississipi non lontano da New Orleans, in una baraccopoli in cui era stata educata dal padre Wink ad accettare, innanzitutto, la propria condizione di creatura vivente, sottoposta come tutti gli animali alla legge universale che permette alla vita di svilupparsi in una perenne relazione con la morte.
Egli le aveva insegnato anche a cavarsela senza di lui, perché la grave malattia che lo stava minacciando gli lasciava poco tempo da vivere.
La madre di Ushpuppy se n’era andata a nuoto dopo la sua nascita, secondo il racconto paterno, che aveva lasciato in tal modo nell’indeterminatezza le ragioni dell’abbandono: forse era  morta, forse aveva percorso altre strade, lasciandole un profondo bisogno di tenerezza, che in parte la bimba aveva compensato col suo continuo colloquio con gli amatissimi animali di cui ascoltava battere il cuore.
L’arrivo di Katrina, molto temuto da alcuni abitanti della Grande Vasca che infatti si erano diretti verso la città, non sembrava spaventare né Wink né Ushpuppy che, insieme a qualche vicino di casa, avevano deciso di resistere alla furia tempestosa, rifiutando, però, successivamente, ogni forma di aiuto dal governo americano, che avrebbe voluto farli uscire dal degrado cui sembravano condannati per sempre, offrendo cure, cibo e abiti. Questo era stato vissuto come una violenta imposizione, una “normalizzazione” illecita a cui non  intendevano adeguarsi.
Alla piccola non restava che sognare un improbabile ritorno della madre, mentre il padre, ormai vicino alla morte, aveva compreso che Hushpuppy aveva raggiunto l’autonomia e la maturità sufficienti a vivere, vincendo antiche angosce e paure.

Il film è raccontato attraverso l’alternarsi di potentissime immagini, che rappresentano il mondo attraverso gli occhi di Hushpuppy: quello reale, della Grande Vasca e della vita intensa delle relazioni solidali, familiari e di vicinato; quello teneramente empatico col mondo degli animali che sembrano svelarle i segreti della vita, quello delle sue fantasie, dei suoi incubi e delle sue angosce, in cui domina l’aspetto catastrofico del pericolo imminente, di cui i favolosi bizzarri animali dei graffiti preistorici, che tornano vivi dai ghiacci millenari, per inseguirla, sono il simbolo più evidente.
Tutto il film assume perciò il carattere della fiaba in cui realtà e fantasia sono difficilmente separabili: spesso, anzi, finiscono per confondersi, come avviene molte volte nella mente dei bambini e come mi pare accada in molti episodi misteriosi, fra i quali il racconto di  Wink sulle favolose circostanze del concepimento di Hushpuppy, allorché la bellissima donna che le avrebbe dato la vita era riuscita a evitare, uccidendolo in extremis, che un alligatore si avvicinasse a Wink, dormiente, per sbranarlo. Cinque minuti dopo, Hushpuppy avrebbe cominciato a vivere entrando nel ciclo universale dell’esistenza.
L’alligatore è evocato anche nell’altro episodio, (fantastico?) in cui pare alla bimba di aver ritrovato la madre, cuoca su una nave, intenta a preparare frittelle di alligatore, e di essersi fatta abbracciare da lei, del cui affetto protettivo aveva voluto accertarsi, prima di tornare alla Grande Vasca, affrontando la prova decisiva dell’inseguimento dei mostri preistorici.

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