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La notte

Regia di Michelangelo Antonioni vedi scheda film

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La recensione su La notte

di Baliverna
9 stelle

La vita di una coppia è per Antonioni come un ascensore che scende, lento e inesorabile, dall'ultimo piano di un grattacielo fino a terra, con i suoi aridi meccanismi.

Non li ho visti tutti, ma finora è il film di Antonioni che preferisco. Non so se altri registi siano riusciti a rendere questa sensazione sensazione di grigiore, di tristezza e di noia attraverso la rappresentazione dei suoi personaggi, di solito di ceto sociale medio-alto. La stessa lentezza che caratterizza il suo stile è forse un elemento della noia delle loro esistenze vuote, soprattutto di amore.
In generale, questa pellicola sembra la prova generale per "La dolce vita", la quale fu scritta anch'essa da, tra gli altri, Tullio Pinelli ed Ennio Flaiano. Sono in ogni caso sceneggiatori che sapevano veramente scrivere assieme, cioè senza che il copione risultasse come il compromesso di due personalità diverse. Scaldando i motori in questa "Notte", hanno infatti trattato un argomento simile a "La dolce vita". Cioè una coppia benestante in crisi, dove l'amore si è quasi asciugato, e lo stare assieme è solo il perpetrarsi di una stanca abitudine. I due si trascinano tra incomunicabilità (la "bandiera" di Antonioni), mutismi, tradimenti, e patetici tentativi di rivitalizzare in una livida alba una fiamma quasi spenta. I litigi sono pochi; la visione di Antonioni - che comunque è coautore del copione - sembra essere proprio che l'amore ad un certo punto se ne vada senza un vero perché. Sullo sfondo c'è la vita agiata ma non beata dell'alta società, dove si vive con tutte le comodità e i capricci, ma ci si riduce a poco a poco ad individui insulsi e stupidi, che non sanno più cosa inventarsi per ammazzare il tempo. Per bene che vada, i portatori di questo benessere economico mostrano un attaccamento fanatico e fine a se stesso nei confronti del lavoro, visto solo come mezzo per guadagnare molti soldi.
I personaggi sono definiti con precisione psicologica ed interpretati nel modo migliore dal terzetto di protagonisti. E' ben tratteggiata anche la dinamica interna della coppia Mastroianni-Moreau, dove ognuno dei due occupa una posizione diversa, e ha aspettative e responsabilità diverse. Pare che il perno della crisi sia lui, e che lei gli ruoti attorno in una posizione di timida attesa per un miglioramento della situazione. Gli lancia dei piccoli segnali che però lui non coglie, o fa finta di non vedere. In questo quadro di gelo relazionale, basta la minima tentazione e il tradimento è consumato.
Il regista dirige con il suo tipico rigore, senza fretta, pedinando i suoi personaggi nella loro triste esistenza. Non appaiono affatto casuali le numerose inquadrature di squallidi e geometrici grattacieli, nuovi e puliti ma senza calore, come pure un'ambientazione generalmente inostpitale. L'alternativa ai quartieri moderni e spogli, infatti, è la periferia degradata e abbandonata. Si può forse dire che questi scenari siano immagine riflessa di una vita di coppia dove l'amore non c'è più. Il successo professionale dà la fama e i quattrini, ma non certo la felicità e l'amore.
Molto bravi ho trovato i due protagonisti. Mastroianni infonde nel suo personaggio un'apatia e una tristezza difficili da rendere, assieme ad un permanente disagio interiore, che rimangono su di lui come un velo dall'inizio alla fine. La Moreau, con il suo sguardo malinconico per natura, è perfetta nella parte della moglie trascurata e spaesata. Mi è piaciuto molto l'episodio della solitaria passeggiata di lei, mentre lui è solo a casa che fuma affacciato al balcone. Certe inquadrature che sembrano casuali, come l'uomo sulla finestra del palazzo a fianco, mi sono sembrate geniali. In questi momenti mi è venuto subito il pensiero "Questo è grande cinema".
L'unico difetto che vedo in questo film è un'appena eccessiva lentezza, e la fatica non trascurabile che serve per arrivare alla fine, pur rimanendo ammirati dai molti pregi della pellicola. Forse si poteva limare e asciugare un po' qua e un po' là, ed ottenere un'opera più scorrevole; ma bisogna anche ammettere che per la regia, la sceneggiatura e le interpretazioni questo film è tra le eccellenze del cinema italiano.

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