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Gianni e le donne

Regia di Gianni Di Gregorio vedi scheda film

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La recensione su Gianni e le donne

di mc 5
8 stelle

Sapevo che non avrei visto un'opera fondamentale per la cinematografia nazionale, e infatti ciò che mi ha mosso è stata la curiosità di verificare come Gianni Di Gregorio se la sarebbe cavata con la fatidica opera seconda, dopo un esordio simpatico, gradevolissimo e davvero sorprendente. Il film, come del resto il suo regista/protagonista è estremamente personale e circoscritto. Mi spiego. Di Gregorio è evidentemente un caso a sè e dunque non può a nessun titolo rappresentare una ipotetica terza via del nostro cinema. "Terza" rispetto a che cosa? Secondo una mia personale configurazione, posto che la commedia italiana sta furoreggiando al botteghino, possiamo distinguere le seguenti due categorie: 1) le commedie targate Brizzi, Veronesi ed altri loro epigoni che -grazie ai denari sganciati da produttori presunti furbi- scritturano il gotha della comicità televisiva senza peoccuparsi più di tanto di quisquiglie quali sceneggiatura e dialoghi; anche perchè è noto che un cinepanettone, se ci sono dentro la Littizzetto o Ficarra e Picone, diventa una "commedia intelligente e spiritosa che gioca coi vizi e virtù degli italiani".  2) le commedie impostate tutte intorno alla faccia di un comico-divo, imperniate sulla somma algebrica di una serie di gag animate dal comico-divo medesimo; Zalone e Albanese hanno aperto una strada, peraltro supportati benevolmente anche dalla critica più paludata: che poi queste pellicole odorino di instant-movie lontano un kilometro, ciò attiene evidentemente al campo delle bazzecole. Come collocare Di Gregorio in codesto scenario artistico? Non lo si colloca, se non a bordo campo. Gianni è su un altro pianeta. Sul piano della godibilità (ovvio che qui si va a gusti e io sto solo esprimendo il mio) Di Gregorio mi piace perchè libera idealmente il terreno dall'invadenza di quei divi sopra accennati, molti dei quali hanno perso smalto contestualmente all'acquisizione del consenso popolare. Gianni è semplice, sincero, ridotto all'osso, di una essenzialità che fa bene al cuore e ci restituisce un'umanità autentica, quella che pare sepolta dalle "faccione da manifesto" dei comici sopra evocati. Fa bene allo spirito ritrovare i suoi modi gentili o il suo stupore infantile di fronte alle derive grottesche del quotidiano. Ma non è tutto rose e fiori. Perchè nelle scelte di Gianni possiamo individuare anche evidenti limiti. Apposta ho detto "limiti" e non "colpe", Perchè sarebbe ingiusto accusarlo per problemi che non attengono a sue "mancanze" ma piuttosto alla evidente povertà dei mezzi a sua disposizione. Se il film precedente aveva tutto il sapore di un prodotto artigianale, questa seconda opera amplia, sì, orizzonti e portata, ma tutto sommato in modo irrilevante e scarsamente percepibile. La sensazione per lo spettatore resta dunque quella di un film "fatto in casa". E con pochi mezzi. Qui e là si possono cogliere riferimenti importanti, per esempio il cinema di Tati. E poi, soprattutto, visto che si parla di un uomo sovrastato dal "pianeta delle donne" è ragionevole individuare un richiamo a Fellini, peraltro in certi momenti evocato da una deliziosa colonna sonora. Dettaglio curioso: tutti gli attori conservano nel film il proprio reale nome di battesimo, ad accentuare ancor di più la percezione di un racconto-verità, anche se poi sappiamo che l'autobiografia (presunta) che Gianni ha costruito intorno a sè stesso in entrambi i film è inventata. Parlavo prima di "limiti". Le idee, infatti, ci sono ma restano bloccate o anche inespresse a causa di una produzione modesta che ci restituisce l'impressione di un cinema esile e debole. Cinema simpatico, umano, autentico, ma troppo poco incisivo. E d'altra parte (mi spiace dirlo) non è che Di Gregorio può pensare di realizzare tutta la vita un unico film dove mette in scena sè stesso, sul solito sfondo dei vicoli di Roma d'estate, i "baretti", le anziane signore e tutto il repertorio. Mah. Però è anche vero che forse non è nemmeno lecito chiedere al suo cinema "piccolo" e circoscritto di evolversi e men che meno di "allargarsi". E' evidente infatti che un Di Gregorio "professionale" e "ricco" perderebbe il fascino che lo contraddistingue. E veniamo alla vicenda narrata, semplicissima. Gianni è un pensionato 60enne che trascina le sue giornate nella quotidianità più lineare e banale. Svolge piccole commissioni per i vicini di casa, porta a spasso il cane, e poco altro. E, prevedibilmente, entra in crisi, si sente inutile. A questo aggiungiamo che moglie e figlia non è che lo capiscano granchè, probabilmente perchè neanche lo ascoltano. Finchè un avvocato suo amico, classico maturo "da combattimento" con gli ormoni mai sopiti, non gli mette la pulce nell'orecchio, invitandolo ad osservare con più attenzione le bellezze femminili che lo circondano. Vuole risvegliare in lui l'attitudine alla "caccia", tant'è che lo rifornisce perfino del "simbolo" di quella filosofia di vita: una pasticca di viagra. Ma tutto questo "risveglio indotto" produce in Gianni un corto circuito che gli fa sbattere il muso contro una realtà soprattutto grottesca. Ogni singolo approccio di Gianni con le donne che lo attraggono si risolve in delusione o fallimento. Perchè lui non è nato per fare il balordo, lui è persona buona e gentile, ecco la verità. E allora a quel paese il viagra. Meglio accettare l'idea che da maturi si è meno desiderabili e accontentarsi di "sognarle" le belle ragazze (specie se molto più giovani), e godersi la propria quotidianità, tra un bicchiere di vino e un buon caffè, tra un sorriso e qualche chiacchiera in famiglia o al bar. Anche perchè poi, se uno si illude, può capitare che una procace badante slava ti chiami con candore "nonno", oppure che una giovane fancazzista ti ammolli qualche bacetto solo per prenderti per culo. E il film si chiude proprio con una specie di videoclip (è un pezzo dei Pixies!) che è nella sostanza un sogno psichedelico ad occhi aperti da parte di Gianni, il quale vagheggia una colorata fantasia in cui le donne della sua vita lo coccolano come un sultano. E' inutile negare che (e Gianni lo sapeva benissimo) affrontare un tema come la crisi di identità erotica (e non solo) di un 60enne taglia fuori di netto un target giovanile: se qualcuno vedrà in sala spettatori al di sotto dei 40 anni sarà un miracolo. Ma Gianni mi piace proprio per questo, è uno che ha coraggio e fa le sue scelte. E che si accontenta di un cinema fatto con poco ma sincero. Se poi è un cinema "caruccio" e garbato, meglio ancora. Se poi piace (piacerà?) anche al grande pubblico allora sarà una scommessa vinta.
Voto: 7/8

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