Espandi menu
cerca
Nelle tue mani

Regia di Peter Del Monte vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Mr.Klein

Mr.Klein

Iscritto dal 12 aprile 2005 Vai al suo profilo
  • Seguaci 10
  • Post -
  • Recensioni 119
  • Playlist 5
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Nelle tue mani

di Mr.Klein
4 stelle

Se non sapessimo che Peter Del Monte è un signore che ha già superato la sessantina,non sarebbe facile indovinare chi abbia diretto questo film,se un principiante o un saggio,con tutti i pro e i contro del caso.
Questo perché per molti aspetti Nelle tue mani può sembrare un’opera o il punto d’arrivo di chi desidera dimenticare le astuzie dei registi scafati per riconquistare una trascuratezza creativa tipica degli esordienti.
Le prime pagine del film,estese fino a una buona metà,per quanto sembrino sbrigative,anzi vogliano far capire di esserlo,sono abbastanza suggestive,come lo sono sempre la parentesi dedicate alla pratica violenta e turbata dell’amor giovane,alle sue speranze che eludono finché possono le scoperte più prosaiche della convivenza quando perde il suo valore di novità,e la coppia che vediamo sullo schermo,così lontana dai gergalismi esasperati di tanto cinema contemporaneo,italiano e non solo,due anime solidali e imparentate da un desiderio di esclusiva quiete privata,conquista subito l’interesse che resta immutato fino alla fine,non solo per la felicità della loro vicinanza fisica e della loro cinegenia,ma perché sia Kasia Smutniak che Marco Foschi rendono con dedizione e sincera partecipazione i soprassalti e le delusioni di una coppia ignara forse ma non ignorante,dove non c’è traccia dell’assordamento arrogante di innumerevoli scontri verbali che è possibile cogliere ovunque.
E’ necessario dire che il film non è esattamente come viene descritto,nel senso che non è il racconto di una personalità folle in attesa di esplodere,ma l’analisi di una natura violata,alla quale è stato vietato di applicare un intimo pudore all’espressione delle proprie passioni,e che non ingaggia una lotta cruenta con il mostro che tutti ci portiamo dentro,ma non sa come ribellarsi,come affrontare né che faccia abbia il mostro che mani altrui(non estranee) hanno portato nel suo cuore per sporcarlo:è un pericolo per sé che non commette atti di violenza vera,ma destina a sé stessa il dovere di accettare una ferita in più.
In pratica,Del Monte tenta di imprimere sullo schermo gli alti e bassi di un’anima disadattata che sviluppa la propria nevrosi negli impercettibili scatti che si accumulano nelle invisibili pause quotidiane e non riesce più a mimare i sorrisi né a ricordare i motivi che gliene hanno dato motivo.
E’ una scelta condivisibile,inoltre,quella di aver pensato a una donna straniera come personaggio principale,e relativa interprete,per il distacco che una donna dell’Est si presuppone abbia nei confronti di una società in cui si è integrata ma alla quale rivolge una domanda senza risposta,rimanendo un elemento inafferrabile sfuggente e non consolatorio;così come non disturba affatto la paziente responsabilità virile del personaggio di Teo,compagno non preparato a tutto ma in grado di farlo,che può sollevare qualche obiezione ma diventa parte integrante di un carattere che vive di osservazione e tranquilli studio.
La parte forse più riuscita del film,almeno a mio avviso,è quella dedicata alla famiglia di Teo,un nucleo di teneri interpreti della vita che sembrano stiano insieme più per elezione che per diretta parentela,un esempio delle realtà umane che non si espongono e che lavorano per dare qualcosa che appare in esubero nella loro normalità impensierita;come sono pure assai belli i brevi momenti di tranquilla maternità di Mavi.
Detto questo,occorre ammettere,e molto a malincuore,che nonostante tutta la buona volontà Nelle tua mani non si può dire un film da premiare,soprattutto per i clamorosi scivoloni della seconda parte,quando i problemi di Mavi diventano costanti e le situazioni che li ribadiscono sfiorano l’imbarazzo,un insieme di trovate forzate volute non da un regista,e sceneggiatore,esperto ma,appunto, da un principiante.
Ad un certo punto Del Monte abbandona la credibilità della storia,si stringe intorno al personaggio di Mavi con solerte premura ma lasciando che il film proceda per suo conto,senza curarsi più dell’invito allo spettatore che all’inizio era sembrato promettente.
L’estrema essenzialità delle immagini diventa un dovere di portare a termine la storia accompagnando l’incompletezza della sceneggiatura,l’approssimazione del dialoghi,la recalcitrante plausibilità delle situazioni:servono anche film come questo per smentire le voci insistenti sulla poca personalità degli interpreti italiani,o adottati dall’Italia,perché lo sforzo della volonterosa Smutniak e di Marco Foschi non è lodevole ma qualcosa di più.
La debolezza generale del film si riscatta nelle ultime immagini che propongono un quadro familiare provvisorio ma non inattendibile,e suggerisce con un po’di malinconia quanto sia lecito cercare di allontanare il più possibile il pericolo di emettere una definitiva condanna.
Però resta un film mancato,che ha sciupato una buona occasione.

Su Severino Saltarelli

Come la De Santis risulta efficace quando viene liberata l’affabilità del personaggio,anche se la sua uscita di scena ha una motivazione troppo sbrigativa,e comunica una solitudine senza spiegazioni

Su Luciano Bartoli

Un altro personaggio che resta sospeso,la cui colpa viene dedotta ma non descritta

Su Alba Rohrwacher

Il personaggio più sciaguratamente falciato in sede di montaggio,che scompare senza che si abbia tempo di trovarle una qualche profondità.

Su Luisa De Santis

Fa molto piacere rivedere ogni tanto interpreti come lei sempre ghettizzati dal nostro cinema,ripescata per un tenero ruolo di madre senza grande flessibilità cui riesce a dare una forza educata.

Su Marco Foschi

L’intelligenza irrobustita dall’assiduità del rapporto con il palcoscenico,che qui si sente grazie alla presenza scenica duttile ed al caldo sostegno della voce,gli permette di dare valore ad un personaggio maschile non così frequente nel cinema italiano. Ma Del Monte,troppo innamorato delle nevrosi di Mavi,lo lascia incompleto,senza spina dorsale e Foschi,per quanto bravo,non può compiere miracoli.

Su Kasia Smutniak

Tradisce sicuramente un lieve disagio da attrice non ancora formata,ma la dolcezza oscura del volto,il tono impaurito e il dolente fremito di diversi momenti rimandano un po’ alla giovane Nastassja Kinski.

Su Simona Caramelli

Avrebbe meritato maggiore ampiezza,per il ruolo che interpreta e per la sua presenza notevole,che sa affrontare il dialogo con il personaggio di Teo.

Su Peter Del Monte

E’ doveroso riconoscergli il merito di aver scelto una fase della vita generalmente disertata dal cinema,quella congiuntura quasi irrappresentabile,rischiosa tra l’estrema giovinezza e le prime vere pretese dell’età matura,proponendola con parole e fatti accettabili. Merito presto snaturato da un’alleanza non giustificata con un personaggio sempre più inclassificabile,che non riesce a far rispettare,colpa di un copione che sbaglia le dosi e chiede ai suoi attori una forza meritevole di altre occasioni.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati