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Il dottor Stranamore

Regia di Stanley Kubrick vedi scheda film

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La recensione su Il dottor Stranamore

di cheftony
10 stelle

"Dimitri, senti, se è come dici e se l'aereo riesce a mollare la bomba, insomma...è suff-...è sufficiente a far scattare l'ordigno "Fine del mondo"? Ne sei certo? Vabbe', senti...Senti, questo aereo allora me lo devi abbattere, Dimitri! Eh vabbe', scusa se mette in difficoltà i tuoi radar volando basso, ma è proprio così che gli insegnano a fare qui da noi. Vi abbiamo anche detto dove sta andando, non mi dire che con tutto quel popò di roba che avete non riuscite a fermare un aereo, uno?! Ma insomma!, mi pare che non faccia comodo nemmeno a voi se l'ordigno "Fine del mondo" si mette a scoppiare!"


In piena Guerra Fredda, il generale statunitense Jack Ripper (Sterling Hayden), un nome un perché, dirama ai bombardieri in volo l'ordine di attuare il piano di reazione nucleare R, che prevede lo sganciamento di bombe H in terra sovietica. Il pretesto del folle è del tutto personale: spaccia l'ipotesi che i russi stiano portando avanti il complotto comunista internazionale della fluorocontaminazione, con il quale contaminerebbero in modo irreversibile i fluidi vitali degli americani, mentre la frustrazione per la sua impotenza sessuale assume come casus belli maggior credibilità e proporzioni grottesche.
Il piano è già partito, con uno dei piloti King Kong (Slim Pickens), pronto ad eseguire gli ordini, mentre le trasmissioni radio sono aperte solo al generale Ripper, legittimamente in possesso di un codice segreto per intraprenderle.
A terra, nella Centrale Operativa statunitense, cresce il panico: il colonnello inglese Mandrake (Peter Sellers), impacciato e pavido, sembra non contare niente, mentre il generale Turgidson (George C. Scott) consiglia di proseguire con la missione andando contro il volere pacifico di fermare il piano R del Presidente degli Stati Uniti Muffley (sempre Peter Sellers).
Parte così una concatenazione di assurde mediazioni con un ambasciatore e col Presidente dell'URSS, dai quali si viene a sapere che i sovietici hanno progettato un micidiale ordigno non disinnescabile pronto a scoppiare in caso di esplosioni, mentre cominciano a prendere corpo i deliranti propositi di un inquietante ex-nazista in sedia a rotelle e ora collaboratore degli Stati Uniti: il dottor Stranamore (ancora Peter Sellers!)...

Potente opera satirica sulla guerra da parte del maestro Stanley Kubrick, "partorita" nel 1964, dunque in un periodo molto delicato, Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba non guarda in faccia a nessuno e fa un ritratto incredibilmente denigratorio e surreale degli uomini che impugnano le sorti della Guerra Fredda, il destino del pianeta e la penna sulle pagine della Storia; la guerra non ha senso, i militari sono pazzi, stupidi, attratti quasi solo dal sesso e dalla distruzione, i politici insulsi, le donne insignificanti oggetti di desiderio, i civili in pratica non esistono.
Kubrick, che si è occupato della sceneggiatura insieme a Terry Southern e a Peter George, autore del romanzo Red Alert a cui il film si ispira, voleva all'inizio impostare la storia su toni drammatici, decidendo poi di puntare sul grottesco e sulla satira per rimarcare l'assurdità della guerra e dei suoi propositori, senza sbagliare un colpo; Peter Sellers è impeccabile nella sua tripla interpretazione ed è in particolare geniale nel dare vita e corpo al personaggio di Stranamore, trovando splendida assistenza dai bravissimi attori Hayden e Scott, dalla regia tecnicamente eccelsa di Kubrick (comunque sempre un giovincello di 36 anni) e dai notevoli "operai" coinvolti nella produzione, a partire dallo scenografo Ken Adam fino a Anthony Harvey al montaggio, passando per la scelta della canzone popolare When Johnny Comes Marching Home come apice di un ironico climax nelle scene degli attacchi aerei.
Candidato a quattro importanti premi Oscar e ignorato alla cerimonia, è un film crudele ma anche delicato, che va lasciato decantare e che, lo ammetto, alla prima visione non mi entusiasmò troppo. Se vada posto o meno alla pari di altri capolavori di Stanley Kubrick è secondo me una questione soggettiva e "libera": prendendolo come prodotto a sé stante, posso solo considerarlo un gran film.

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