Trama

Un massaggiatore dell'Est fa il suo ingresso nella vita dei facoltosi abitanti di una comunità scialba e inaccessibile, i quali, a dispetto della loro ricchezza, trasudano tristezza interiore e desiderio. Le mani del misterioso nuovo arrivato hanno proprietà curative, i suoi occhi penetrano le loro anime. Alle loro orecchie, il suo accento russo suona come una melodia del passato, un ricordo di un'infanzia più sicura e protetta. Zhenia, questo è il suo nome, cambierà le loro vite.

Approfondimento

NON CI SARÀ MAI PIÙ LA NEVE: UNA RIFLESSIONE SULL'OGGI

Diretto e sceneggiato da Malgorzata Szumowska e Michal Englert, Non ci sarà mai più la neve racconta la storia di Zhenia, un uomo misterioso che, durante una grigia e nebbiosa mattina, arriva in una grande città dell'Europa dell'Est. Il visitatore usa tecniche ipnotiche e magiche per ottenere un permesso di soggiorno e cominciare a lavorare come massaggiatore in periferia. La chiusa comunità del posto, sorta là dove un tempo c'era un campo di cavoli, è isolata dal resto del mondo, da quello che viene considerato il suo lato peggiore: da qualche parte in lontananza incombono i grattacieli e le gru di una città che aspira a diventare un hub internazionale, simbolo di quell'Est che costantemente guarda a Ovest. Le case, tutte identiche, sono abitate da una schiera di benestanti, simbolo di quel ceto medio-alto a cui tutti aspirano costantemente. Sembrano nascondere una certa tristezza interiore, forse a causa dell'inverno che non è più presente da qualche tempo: i loro bambini non costruiscono più pupazzi di neve. Forse le ragioni di tale stato d'animo sono ancora più profonde. Zhenia, l'attraente massaggiatore simbolo dell'Oriente più esotico, entra nelle loro vite con il suo dono più grande: le sue mani guariscono e i suoi occhi penetrano nell'animo delle donne sole. Alle loro orecchie, il suo accento russo richiama una canzone del passato, una pacifica melodia della loro infanzia, quando il mondo era un posto più sicuro. Zhenia cambierà per sempre le loro vite.

Con la direzione della fotografia di Michal Englert, le scenografie di Jagna Janicka e i costumi di Katarzyna Lewinska, Non ci sarà più la neve è stato così descritto dai due registi in occasione della partecipazione in concorso al Festival di Venezia 2020: "La parola "neve" puo? assumere svariati significati ed evocare molteplici emozioni. Se da un lato può essere un elemento pervasivo e pericoloso, dall'altro è fonte di sicurezza e conforto, una coperta che ci riporta alle favole dell'infanzia. Oggi, viene associata alla distruzione del clima del pianeta per mano dell'uomo e, di conseguenza, alla sua lenta sparizione dalla nostra vita. I protagonisti sono concentrati su un piccolo mondo rassicurante, che danno per scontato. Tuttavia, dietro le apparenze, sono alla ricerca di una dimensione più spirituale. I personaggi bramano il contatto, l'intimità, il sesso, la comprensione, la libertà. Finanziariamente ricchi e spiritualmente poveri, sono sopraffatti da una brama inconscia. Proiettano le proprie fantasie su uno sconosciuto che, dopo essere entrato nelle loro vite, agisce come uno specchio. È difficile dire se questa esperienza sia reale o un'illusione. La foresta magica nella quale si trovano con lo sconosciuto è puramente frutto della loro immaginazione, oppure esiste veramente? Non ci sarà più la neve è avvolto da un'aura di mistero. Vorremmo incoraggiare il pubblico a riflettere sulle condizioni attuali dell'Europa. Il nostro obiettivo è suscitare una serie di domande, sottili, all'insegna dell'umorismo, senza alcun preconcetto da parte nostra".

"Abbiamo raggiunto un punto morto e abbiamo bisogno di riscoprire le nostre origini", hanno continuato i due. "Viviamo in un'epoca in cui tutti hanno maturato una sorta di ossessione nei confronti dell'aspetto fisico. Tutti vogliono avere corpi perfetti da sfoggiare su Instagram, social che ha contribuito non poco alla ricerca di una perfezione illusoria e idealizzata: quando si incontra qualcuno per la prima volta dopo averne visto solo il profilo, si rimane colpiti da quanto diverso sembri dalle immagini. La realtà è sempre una cosa diversa, eppure tutte le nostre relazioni interpersonali sono state modificate dai social. Abbiamo tutti la necessità di mostrarci, di appartenere a un gruppo e di essere accettati da questa società. In Non ci sarà mai più la neve le abilità di Zhenia, soprattutto l'ipnosi, sono importanti per capire cosa si cela dietro alle persone: guardando dentro loro, riesce a definirne i veri bisogni e sentimenti".

 

 

 

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Curiosità

Tre domande ai registi Malgorzata Szumowska e Michal Englert

1. Avete girato il film subito dopo The Other Lamb, il primo progetto in lingua inglese, ben accolto alla Berlinale. Avete voluto prendervi una pausa dalla temi e dalle storie polacche che di solito ritraete?

MS: È così bello star lontano da quei temi che ci prenderemo ancora una lunga pausa (ride, ndr). In realtà girare in una lingua non nostra è stata un'esperienza molto interessante per diversi motivi. Non è un mistero che girare in inglese apre molte porte. Molti registi aspettano una vita intera per riuscirci, noi siamo stati fortunati. A differenza di Michal, non avevo mai lavorato su una sceneggiatura scritta da altri. Mi sono divertita ad affrontare questa nuova sfida e a trovare un punto di equilibrio.

M.E: La sceneggiatura era in origine ambientata in Australia ma abbiamo cambiato ambientazione, scegliendo l'Irlanda. Catherine S. McCullen, la sceneggiatrice, si è mostrata disponibile ad apportare dei cambiamenti. Abbiamo lavorato ancora una volta in maniera piuttosto libera, nessuno ha messo dei freni al nostro estro artistico.

2. Non ci sarà mai più la neve sembra inserirsi in quel filone di vostri titoli come Corpi e Un'altra vita che tentano di capire se i polacchi sono in grado di prendersi meno sul serio e addirittura ridere di loro stessi.

MS: Penso sia più come Corpi che Un'altra vita. Accostando riferimenti kitsch a Kieslowski con ironia e sagacia, abbiamo decostruito il lato metafisico della storia cercando allo stesso tempo di prenderlo comunque sul serio. Abbiamo cerato di dare leggerezza al tono della storia anche se, in questo momento storico segnato dalla pandemia, sembra quasi che tutti siano alla ricerca di messaggi seri.

ME: Il film riflette il nostro modo di vedere la vita, così piena di paradossi e situazioni tragicomiche. Per alcuni, questo genere di racconto può esulare dai canoni classici ma volevamo che il film coprisse uno spettro emotivo piuttosto ampio. Oggi molte produzioni, soprattutto, mainstream sono accuratamente e superficialmente oserei dire equilibrate. Avere un po' di tutto fa vendere bene un film ma, volendo rimanere liberi da questi vincoli, noi non siamo così calcolatori. Ci affidiamo all'istinto e al nostro estro, che vediamo crescere costantemente film dopo film. Ci auguriamo di non perdere mai la genuinità e l'onestà che ci ha da sempre caratterizzati.

3. Dopo la presentazione di Corpi a Berlino, avevate dichiarato di voler fare un film sul rapporto tra le persone e il loro corpo, che si tramuta inevitabilmente in rapporto con l'anima. Penso sia un'ottima descrizione per il vostro nuovo film.

MS: Sono del tutto d'accordo. Le esigenze dei nostri personaggi sono inizialmente legate ai loro corpi, vogliono un massaggio rilassante. Oggi la gente crede molti nel proprio corpo, forse per paura della morte che pone fine a tutto. Zhenia, il protagonista, trascende il corporeo e tocca qualcosa che va ben oltre, permettendo ai suoi clienti di raggiungere un altra dimensione, che va al di là della realtà.

ME: Malgorzata parla del desiderio umano condiviso di prolungare il più possibile la vita e di mantenersi in forma. Viviamo in un'epoca in cui la gente si pesa costantemente, etichetta ogni cosa, pianifica ogni azione e tenta di trovare la formula per l'esistenza perfetta. Le comunità chiuse come quella del nostro film sono una conseguenza di questo modo di fare e pensare. Il protagonista custodisce dei segreti, il mondo moderno è consumato dai segreti. Il coronavirus e le conseguenze della catastrofe di Chernobyl, a cui nel film si fa riferimento, sono fenomeni che, sebbene scientificamente provati, non sono tangibili e non possono essere toccati. Sono metafisici, una sorta di forza maggiore.

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Il cast

A dirigere Non ci sarà più la neve sono Malgorzata Szumowska e Michal Wnglert, registi polacchi. Nata a Cracovia il 26 febbraio 1973, la Szumowska si è laureata alla Scuola di Cinema di Lodz e già da studentessa ha visto i suoi lavori proiettati al Festival di Cannes e premiati in mezzo mondo. Happy Man, la sua… Vedi tutto

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