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Nomadland

Regia di Chloé Zhao vedi scheda film

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La recensione su Nomadland

di leporello
7 stelle

No-mad-land: “Non è un paese per matti”

 

 

   Pressoché impeccabile sotto ogni punto di vista (di Frances McDormand, che ne parliamo a fare?), il film vincitore a Venezia e (prevedo) mattatore alla notte degli Oscar prossima ventura nasconde forse una pecca. Premesso che in ogni caso mi è piaciuto e che ritengo sia da non perdere, l’ho trovato in qualche modo troppo “auto-referenziale”: il candido atteggiamento della protagonista Fern nei riguardi di ciò che le accade intorno non so fino a che punto trovi giustificazione (filmica, intendo) nel fatto che sia lei stessa a sceglierselo. Il mito della “vita libera”, a sua volta, se poteva andar bene ai tempi di “Easy Rider”, nei giorni dei ricatti di “Amazon” è un testacoda la cui amarezza e tragicità forse non viene sufficientemente resa dalla sceneggiatura.  I personaggi del film sono tutti un po’ “macchiette”, garanti di se stessi, creati ad uso e consumo interno.

 

   Me ne sono reso conto nell’unico momento in cui, personalmente, ritengo che il film abbia finalmente quel guizzo che tanto ci si sarebbe aspettati sin dall’inizio (quel pathos costante che immaginavo e che invece, credo volontariamente, gli autori lasciano costantemente latitare operando una scelta che non mi trova molto concorde) cioè quando, nel corso della vicenda, Fern incontra per la seconda volta David, il ragazzo dell’accendino: la grande differenza di età dei due personaggi in scena accende un lume, dona una chiave di lettura, spazia finalmente in un orizzonte che fino a quel momento era stato solo il piccolo, enorme universo delle vastità desertiche così splendidamente filmate appannaggio di un limitato “Paese per Matti” fatto di semi vecchietti un po’ acciaccati, un po’ sfortunati, un po’ sognatori, un po’ rivoluzionari,  di tutto un po’ senza che nulla di ciò arrivi ad afferrare e tirare il cuore dello spettatore verso le profondità che un soggetto come questo avrebbe potuto raggiungere.


   Il mio è forse un giudizio troppo “sentimentale”, me ne scuso. Ma mi spiace di non aver dovuto usare nemmeno un kleenex (e dire che me li ero preparati a dovere...) durante queste due ore di visione. Dopo di che, concludo, “No-Mad-Land” è un bel film che non mi sarei mai voluto perdere, che consiglio, e che di sicuro (a Dio piacendo), rivedrò anche volentieri, se non altro per capirlo meglio.

 

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