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MILF

Regia di Axelle Laffont vedi scheda film

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La recensione su MILF

di scapigliato
4 stelle

Si potrebbe anche dire che il film è sincero e onesto perché mette in scena, romanzato e con tutte le iperboli del caso, il mito erotico tutto giovanile delle Mother I’de Like To Fuck, le cosiddette MILF (esiste pure la variante maschile, DILF), utilizzando un modulo narrativo accettabile e abbastanza credibile. Di fatti gli stereotipi sono confermati, e purtroppo è la realtà a confermarli, quindi ecco la sincerità; ma ci sono passaggi più riflessivi, non eccessivamente riflessivi, però che si fanno domande e si danno anche qualche risposta, ed ecco l’onestà del film diretto da una delle interpreti, Axelle Laffont. Il problema è che questo tentativo di conferire al film sincerità ed onestà per rivalutarlo nonostante la pessima idea di partenza, crolla strada facendo. Infatti, MILF, più che essere una seria fotografia del fenomeno, un’indagine antropologica sui gusti sessuali e un affondo senza mezzi termini all’interno di questa ridicola mitologia, è una commedia agrodolce che preferisce dare un colpo al cerchio e uno alla botte invece che adottare un taglio drammatico e autoriale sul fenomeno. Difatti, i già citati stereotipi sono tutti confermati: dai giovani ragazzi viziati, strafottenti, simpatici come la merda, patetici e imbarazzanti nella loro sicurezza e nella loro presunta virilità, fino alle donne mature che cedono alla bellezza acerba dei ragazzi e si lasciano andare in battute pietose come “Sono così sportivi alla loro età…”, passando per l’uomo di una certa età che fa erroneamente a gara con i più giovani e alle scorribande notturne per darsi un’idea di gioventù mai morta. Nonostante questo colpo al cerchio, il film ne dà anche uno alla botte. Infatti prima di cedere al gioco dei ragazzini, le tre protagoniste li prendono in giro, cercano di evitarli, riflettono sull’inadeguatezza di una possibile relazione. In seguito, dopo aver ceduto, rinfacciano con il sorriso e una naturalezza saggia da donna vissuta che i ragazzi vedono troppi video porno e non sanno fare sesso perché scimmiottano quello che vedono, che è già di per sé una finzione: vanno troppo veloci durante la copula, cambiano posizioni troppo spesso e inutilmente, fanno giochetti imbarazzanti tipo “Yes master”, hanno il culto per il loro fisico, ma non sanno dare davvero piacere sessuale. Inoltre, come svela la regia all’insaputa delle tre protagoniste, si vantano di rapporti sessuali totalmente diversi da quelli realmente avvenuti, perché ciò che conta è l’apparenza, è il racconto, non la sostanza o la verità. In questo colpo alla botte, il film tocca i suoi punti più alti, riflettendo su una generazione che crede invece di sapere: la generazione iperconnessa, iperedonista, che percepisce il sesso come se fosse una canna o una sbronza tra amici. Una generazione che in sostanza non vale ciò che rappresenta. L’esagerata vanità del personaggio di Paul, oltre a smascherare una grande insicurezza della propria virilità, è inversamente proporzionale alle sue doti di amatore. L’ingenuità e il romanticismo di Julien sottacciano una problematica emotiva di fondo, un bambino che cerca la mamma piuttosto che un uomo un’amante. La responsabilità e il buon senso di Markus sono il contraltare dei disvalori messi in gioco nel film, tant’è che la relazione tra lui e Cécile è la più sobria e matura e prelude a un rapporto sano e duraturo nonostante l’età. Perché, nel caso non fosse chiaro, non è la differenza d’età la discriminante, o il divieto, lo scandalo, quanto piuttosto il plagio mentale che crea nei ragazzi l’idea di rivolgersi alle MILF per soddisfare una fantasia che qualcun altro ha messo loro in testa – vedi i canali porno, le leggende metropolitane, la competizione infantile, etc – e nelle donne la chimera di trovare in un ventenne quello che non trovano in un coetaneo. E qui partono le risate. Se il film avesse approfondito in senso drammatico e antropologico la questione, commentandola autorialmente, e avesse stigmatizzato il ridicolo mito erotico delle MILF, non più ridicolo però dei ragazzi che le cercano, invece che accontentare tutti, dagli adulti ai giovani, dalle donne agli uomini, e se soprattutto avesse adottato una forma estetica più confacente e più incisiva – non ci sono nudi integrali né scene di sesso esplicito, e ricordiamo che la forma è il contenuto – sarebbe risultato sicuramente più interessante e meno patetico. In conclusione, ragazzi, lasciate le donne agli uomini e continuate con il biliardino ancora per un po’.

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