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Regia di Yorgos Lanthimos vedi scheda film

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La recensione su La favorita

di Gangs 87
9 stelle

Credo che un film in costume, molto più di ogni altro genere di film, per essere davvero apprezzato deve avere un fascino immenso. Deve essere curato in ogni dettaglio e possedere tutti gli elementi necessari, collocati nella giusta forma e misura, per renderlo unico. L’ultimo film di Yorgos Lanthimos è pregno di tutto ciò.

 

Lo capisci dalle prime inquadrature, dallo sfarzo della scenografia e dei costumi. Dall’ambientazione, dalle scene in cui in cui Lanthimos ti conduce attraverso i corridoi della residenza reale. Quando è solo una candela a farti luce, quando l’unico rumore è quello delle scarpe sul parquet, dei vestiti che strusciano sul pavimento. L’atmosfera ti avvolge, i dialoghi ti coinvolgono e la storia, magistralmente narrata fa il resto.

 

Il cast poi, composto, tra gli altri, da tre attrici comprimarie, Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz che si alternano, duettano, si scontrano davanti alla macchina da presa, senza che nessuna finisca mai per prevalere sull’altra, in una danza recitativa che forse mai mi era capitato di vedere, almeno in questa forma così armoniosa, sul grande schermo.

 

Ho adorato l’interpretazione della debolezza di Olivia Colman; il modo in cui riesce a dare vita a tutte le volubilità della Regina Anna, la sua profondità emotiva, il dolore che si porta dentro e che solo per un momento finisce per volerci mostrare che e poi l’unica il momento più intenso di tutta la pellicola, l’unico davvero emozionale. Ho invidiato la forza di volontà perpetrata da Abigail attraverso la naturale e coinvolgente interpretazione di Emma Stone. Ho odiato la cruenta Sarah, mostrata attraverso lo sguardo di Rachel Weisz che reputo una delle maggiori interpreti femminili dei nostri tempi.

 

Ma quello di Lanthimos non finisce per essere il classico film in costume. Lo capiamo dalle inquadrature fish-eye, anche dette ad occhio di pesce, in cui la visuale diventa quasi a 360 gradi ma è chiaro che l’intendo del regista sia quello di volerci mostrare la profondità piuttosto che l’ampiezza dell’immagine; il risultato è un’inquadratura artistica che finisce per essere quasi un quadro, bellissimo da vedere.

 

L’ultima opera del regista greco è un trionfo per gli occhi. Mi ha sorpreso piacevolmente, regalandomi due ore di pura arte, non solo cinematografica. Come era già successo con The Lobster, il suo modo di fare cinema mi ha coinvolta per tutta la durata della pellicola, lasciandomi, a fine proiezione, una rara e piacevole sensazione di soddisfazione.

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