Espandi menu
cerca
Voglio la testa di Garcia

Regia di Sam Peckinpah vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Antisistema

Antisistema

Iscritto dal 22 dicembre 2017 Vai al suo profilo
  • Seguaci 42
  • Post -
  • Recensioni 498
  • Playlist 2
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Voglio la testa di Garcia

di Antisistema
9 stelle

Sam Peckinpah come personalità ha incarnato al meglio il vero spirito underground americano, diventando, pur tra mille polemiche con la critica, un regista di punta che riuscì incredibilmente sul finire degli anni 60' e l'inizio dei 70', a trovare un pubblico recettivo approfittando anche del particolare clima del periodo. Forte del successo ai botteghini di Getaway (1972), Peckinpah s'infila la sua cara bandana in testa per girare Voglio la Testa di Garcia (1974), riuscendo per la prima volta in carriera a vincere le ritrosie dei produttori e dirigere così un film uscito al cinema al 100% come voleva lui,  ma tale risultato avrà effetti distruttivi sul suo futuro professionale ed a un tracollo per la sua declinante salute, che  lo porterà alla morte prematura nel giro di 10 anni.

Girato nel caro Messico, con un budget bassissimo di 10 scatole di fagioli e 5 di piselli, spaziando tra location sconosciute, ubriacature frequenti e pippate di cocaina su consiglio del suo amico Warren Oates, qui promosso a ruolo di protagonista dopo tanti anni di panchina, Peckinpah gira il suo film più allucinato e pessimista, un miscuglio di generi che ruota intorno alla testa di Al Garcia, su cui pende una ricompensa di 1 milione di dollari offerta dal ricco fazendero El Jefe (Emilio Fernandez), poiché il giovane aveva commesso l'impudenza di averne insidiato la figlia, così si scatena una caccia al cadavere dell'uomo, dopo che si scoprirà essere defunto.

Bennie (Warren Oates) insieme alla prostituta Elita (Isela Vega), sapendo da quest'ultima dell'ubicazione del cadavere di Al Garcia, decide di recuperarla per conto di due killer che gli avevano offerto ben 10000 dollari, somma che gli consentirebbe di dare una svolta ad una vita senza sbocchi, il biglietto della lotteria vincente che potrebbe finalmente consentirgli di mollare il lavoro di pianista in night club e magari sposare finalmente Elita dopo molte promesse passate.

Il viaggio verso il cimitero dove è sepolto Garcia, assume connotati infernali, dove non c'è nessuno spazio per la bontà umana, il regista oramai sprofondato in un vortice infernale di cocktail alcolici a cui aggiunge consistenti dosi di polvere bianca per sfuggire ad una vita privata deprimente e da delusioni ideologiche (rielezione dell'odiato Nixon, storia vera), vede il mondo come una fogna a cielo aperto, dove nessuno si salva, compresi gli hippie che al contrario della visione comune, sono ritratti in una luce totalmente negativa, poiché tentano di violentare Elita, scatenando la reazione violenta di Bennie, beccandosi in questo modo ulteriori accuse di fascismo e misoginia, ma il cineasta non fa altro che narrare una realtà dove ogni valore morale è tramontato, se non andato in putrefazione, come la testa di Garcia contenuta nel sacco, la cui decomposizione attira una marea di mosche.

 

Warren Oates

Voglio la testa di Garcia (1974): Warren Oates

 

Il mito della frontiera è morto, l'uomo per denaro è pronto a rompere qualsiasi tabù morale, compreso dover profanato la tomba di un defunto per staccare la testa, se questo può portare a fare dei soldi. Il viaggio di Bennie è un continuo tracollo verso il basso, Elita è chiara nel dire che tale situazione non può reggere, la scelta non potrà che dividersi tra l'immoralita' del gesto che dovrà compiere o lasciar perdere il tutto e condurre il resto della vita con la donna; la loro è una relazione strana alle prese con situazioni assurde, come in tutte le coppie di Peckinpah, dove è sempre la donna a mettersi totalmente in gioco, pagando con di persona con la morte, perché un rapporto tenero e malinconico, non poteva che avere una conclusione disperata se portato avanti in un mondo al tracollo. 

Bennie passando per una resurrezione ripresa da Peckinpah come se fosse uno zombie redivivo, da quel momento è solo un morto che si agira nel mondo dei vivi, con istinto della vendetta perché solo la morte ha reso intelligibile ciò che gli avrebbe dovuto essere chiaro sin dall'inizio; la totale distruzione della vera alternativa di vita accanto ad Elita, che pur di salvarlo dalla furia degli hippie, aveva preso la decisione di farsi violentare senza resistere, sulla base di un codice di vita oscuro per la maggior parte degli esseri umani, ma capibile appieno solo dai perdenti che Peckinpah ha sempre amato tanto nel suo cinema.

Solo diventando un morto che cammina Bennie ha compreso la natura di ciò che aveva perso, ma oramai l'itreversibilita' della situazione e ha devastato la psiche portandolo ad instaurare dei discussioni senza filtro con la testa mozzata di Garcia, mentre sprofonda mano a mano nella furia di sangue e pallottole, che ronzano come mosche intorno a questa testa, che non vedremo mai inquadrata, perché l'umanità concepisce solo rapporti basati sulla violenza senza neanche comprendere il perché si uccidono tra loro.

Siamo quindi innanzi di nuovo ad un ennesimo mucchio selvaggio, declinato però in chiave più individualista e per questo ancor più pessimista, poiché viene anche meno qualsiasi legame di solidarietà, i balletti di morte si susseguono, così come la conta dei morti, Peckinpah è un maestro nel girare le scene d'azione, in tale ambito è senza ombra di dubbio il miglior regista del 900', con il suo montaggio nervoso, brevi scatti e rallenty ad effetto su chi subisce il colpo; un pulp tarantiniano ante-litteram secondo l'opinione di qualcuno, ma in realtà in Peckinpah la mescolanza tra generi e la violenza, sono sempre adoperate in chiave critica di rilettura dei miti americani, più che declinati in un gioco metacinematografico-citazionista.

Una capolavoro nichilista intriso di disperazione furente di cui il regista fu sempre orgoglioso del risultato a prescindere dalla riuscita, venne relegato nell'oblio della memoria, poiché non poteva che incontrare la sostanziale indifferenza del pubblico che diserto' le sale, così come la critica miope andò al massacro totale dell'opera derubricando il tutti ad operazione fascista-misogina che si trastulla tra violenza e bagni di sangue, catalogando a botte di culo pellicole riuscite come Il Mucchio Selvaggio (1969) o La Ballata di Cable Hogue (1970), condannando nell'indifferenza le successive opere di un regista, che si era alienato con la sua degenerazione psico-fisica, il supporto di molti suoi colleghi e produttori, che complice il tracollo commerciale ed artistico del film, voltarono le spalle ad un regista che avrà modo di girare tra mille difficoltà solo altre 4 pellicole nei successivi 9 anni di vita.

 

Warren Oates, Isela Vega

Voglio la testa di Garcia (1974): Warren Oates, Isela Vega

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati