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Invincible (2021)

2 stagioni - 9 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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maurri 63

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di maurri 63
2 stelle

Serie decisamente pessima: A. che ti chiami Robert Kirkman oppure no, non PUOI creare un personaggio che sia a un tempo invincibile e insensibile al dolore. Un personaggio deve SEMPRE avere un punto debole, sempre! B. Le continue digressioni verbali mostrano buchi così vistosi che sembra un cartoon amatoriale. C In conclusione: da evitare.

Costruita con disegni stile "UFO Robot" degli anni '80 telesivivi, "Invincible" (Amazon Prime, 2021) è una serie basata su di un fumetto creato vent'anni prima dallo sceneggiatore Robert Kirkman. Nato nel '78, Kirkman è celebre per la serie "The Walking Dead", tratto dall'omonima storia a fumetti, e applica, con le dovute distanze dal suo prodotto più rinomato, la stessa idea qui, nel mondo costruito intorno a Mark Grayson, un ragazzino, figlio di un vitruvita (tal Omni Man) - proveniente dal pianeta Viltrum - e di una donna terrestre, quest'ultima senz'altri poteri che quelli di essere una mamma e una donna che lavora, che scopre di avere ereditato i superpoteri paterni al compimento del diciassettesimo anno d'età (come si sarebbe convenuto ad un vampiro. Ricorda qualcosa ?). Già la premessa è falsa: nonostante il protagonista sia l'adolescente stile Peter Parker, buona parte della serie è incentrata sul personaggio del padre, che, almeno per tutta la prima stagione, porta dentro il segreto della sua missione sul nostro pianeta in maniera più che equivoca. Nonostante alcuni abbiano parlato di un buon plot che, almeno all'apparenza salva l'inconsistenza dell'animazione, l'opera invece è un coacervo di scopiazzature su tutti fronti, con personaggi la cui coerenza fa acqua da tutte le parti e una serie di salti carpiati per spiegare le motivazioni di questo a quell'altro eroe in costume. Tutto condito con un eccesso di sangue (almeno sembra che la violenza colga proseliti) che affonda la visione in una noia mortale, già dopo le prime puntate. Gli errori più evidenti sono nelle caratterizzazioni, che ignorano alcune regole fondamentali per far funzionare un lavoro a base di eroi in calzamaglia:

A. Mai creare un personaggio indistruttibile (vedi Omni Man) perché "questi rende vano il prosieguo dell'avventura" (Stan Lee) ed in effetti è l'errore più evidente in "Invincible", quello che ti spinge a porti domande sul padre di Grayson (ma poi, perché ti scansi da copi e bombe lanciate da aerei, se in fondo non ti possono scalfire ? Misteri). Intanto, non è mai chiarito il suo arrivo sulla Terra: attraverso un volo spazio-dimensionale ? Una navicella ? In una puntata, raccomanda al suo figlio Invincible di stare attento se viaggia nello spazio - "impara a trattenere l'aria. E non dimenticare che Marte non è certo qui dietro" - ma questi "consigli " non sembrano funzionare per lui, che nello spazio pare viaggiare allegramente. Nella puntata conclusiva della prima stagione, inoltre, dice all'erede che vivranno molto a lungo, per migliaia di anni, quindi mentre chi gli è accanto invecchia, loro no. Ora, a parte che si può considerare che vivano, che so, duecento anni, non certo migliaia, tra lui e la moglie , chi sembra più vecchio (con tanto di capelli bianchi alle tempie) è proprio Omni Man! Certo, se funzionasse l'aspetto parodico della serie, si potrebbero accettare anche questi enormi svarioni - ma come dimenticare che il personaggio può battere tutti, compreso Immortal, l'eroe che era precedentemente suo compagno di team, mentre lui non muore quando sembra sul punto di arrivare alla fine ? E com'è che dicono che non muore, quando se ti possono tagliare la testa, il gioco s'è compiuto? E poi perché il figlio le busca spesso, con evidenti tumefazioni e sangue ovunque sparso e il padre sembra sempre lindo, costume incluso ? Quando fu creato "Superman", più spesso si evidenziava come l'errore di tenere in scena un eroe imbattibile fosse chiaramente una penalizzazione per le storie ed è così che venne definita la kryptonite per rendere, almeno temporanemanete inoffensivo l'uomo in azzurro con il mantello rosso. Qui neppure ci si sfroza di immaginare una debolezza nel padre del protagonista. Insomma, scrittura sciatta e maldestra - tuttavia la storia sembra puntare più sull'effetto a base di violenza che non sull'introspezione dei personaggi ed è curioso, essendo destinata ad un pubblico maggiorenne!

B. Coprotagonisti e caratteristi. Va qui rilevato che non funziona neppure il parco comprimari: molti critici hanno rilevato che la serie fatica motissimo ad ingranare, ci mette due-tre puntate, essendo troppo piatti i primi 100 minuti ed è forse per questo che si introducono altri personaggi - da soap opera - molto poco accurati nella trama e nel disegno che servono solo ad allungare il brodo. Le relazioni tra questi finiscono in modo spesso brusco, troncando miniplot che avrebbero invece potuto essere ricamati meglio. A conti fatti, la madre del protagonista (a metà strada tra una Mary Jane ed una zia May dell'arcinoto amichevole uomo ragno di quartiere) appare meglio costruita di tutti gli altri coprotagonisti ed è una pecca enorme per una serie che si propone di parlare di "invincibili" ! 

C. Disegni, forma e stile. I tratti stilizzati che delineano le figure - non solo quelle principali - rimandano alle prime storie degli X-Men di Jack Kirby degli anni '60 mentre l'animazione - troppe volte a base di fotogrammi fissi per lungi minuti- ricorda, come anticipato, la serie giapponese "Goldrake" (1975 in Giappone, 1978 in Italia) o anche "Il Grande Mazinga" (1974, 1980), con continui rimandi a quelle atmosfere, senza però rendere evocativo il contesto. Se diamo un'occhiata alla storia personale dell'adolescente, poi, ritroviamo alcune timidezze tipiche del primo Spiderman e la forma del costume derivante da "Nova", della vecchia Marvel. Anche qui la serie finisce in un pantano, non sapendo rinnovare l'apparato visivo né aggiornare - cellulari a parte - ai giorni nostri lla classica storia del conflitto tra "poteri e responsabilità".    

In definitiva: storia vistosamente superficiale, errori nel lessico e nella costruzione dei protagonisti, stile ondivago ed indefinito, animazione legnosa, disegni piatti e figure di contorno inconsistenti, che rendono soporifera la visione, Da dimenticare. 

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