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Darling Companion

Regia di Lawrence Kasdan vedi scheda film

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La recensione su Darling Companion

di degoffro
8 stelle

Lawrence Kasdan è tornato. E quando Lawrence Kasdan sa essere Lawrence Kasdan e non il suo irriconoscibile doppio (quello, per inciso, che ha firmato un obbrobrio come “French Kiss” e lo sbagliato “L’acchiappasogni”, fenomenale e pienamente kasdaniano solo per la prima mezz’ora), il cinema non può che guadagnarne. E’ questione di tocco, il suo, che, se ispirato, ha pochi rivali. Il rientro al cinema, dopo 9 anni, è in punta di piedi, discreto, quasi timido, passato sotto silenzio negli Stati Uniti dove ormai pare si apprezzi solo la commedia grossolana, volgare e fintamente irriverente, tanto che il film è pure stato massacrato dalla critica, uscito direttamente in dvd in Italia, dopo essere passato al Festival di Taormina. Va subito detto che “Darling companion” non ha la compattezza narrativa e la toccante emotività di classici come “Il grande freddo”, “Turista per caso” (capolavoro del regista) e “Grand Canyon”, né raggiunge la tenerezza sublime ed irresistibile di quel gioiello misconosciuto che è “Mumford”. A tratti sembra girare un po’ a vuoto, specie nella parte centrale, ci sono parentesi superflue (la visita a un montanaro piuttosto aggressivo, forse da leggersi quasi come un omaggio a “Chiamami aquila” di cui Kasdan aveva scritto la sceneggiatura), c’è un curioso in­serto cartoon che però risulta posticcio a rappresentare un incubo della protagonista sulla sorte del cagnolino perduto (soprattutto se confrontato alla splendida sequenza del sogno di “Grand Canyon”), un ruolo sacrificato per Elizabeth Moss (la magnifica Peggy della magnifica serie “Mad Men”), il finale arriva improvviso, quasi affrettato con il prevedibile chiarimento e la riappacificazione tra i due protagonisti, coniugi il cui rapporto si è fortemente raffreddato nel corso degli anni. Eppure c’è un amore sincero e un affetto contagioso per i personaggi che non trovi più ormai nella grande maggioranza delle commedie americane. In “Darling companion” ci sono Beth, madre apprensiva e facilmente propensa alla depressione, per cui, come le dice il marito “ogni cosa diventa un dramma: non hai il senso delle proporzioni” la quale grazie ad un cagnolino abbandonato per strada, adottato e ribattezzato Freeway ha ritrovato un po’ di serenità e quell’affetto che non sente più di ricevere dal marito; Joseph, suo marito, chirurgo piuttosto freddo e cinico, completamente assorbito dalla sua attività (“Conosci meglio i tuoi pazienti di quanto tu conosca la tua famiglia!” gli rinfaccia la moglie, esasperata dal fatto che l’uomo sia sempre al cellulare a parlare di lavoro, tanto da accusarlo di essere “ossessionato da se stesso”, ma anche consapevole che “Quando si fa un lavoro come il suo si impara ad essere distaccati.”); Penny, sorella di Joseph, reduce da un infelice matrimonio con un uomo che “sembrava un genio ma si è rivelato un coglione” la quale ha incontrato un nuovo compagno capace di trasmetterle “intelligenza emotiva”, oltre ad essere “un amante generoso” (affermazione che spinge Joseph a dirle, quasi disgustato, “Risparmiami questa immagine!”) eRussell, il nuovo compagno di Penny, che ha lavorato per diversi anni nel campo delle demolizioni, poi abbandonato perché il settore “è stato demolito”, pronto a rilanciarsi aprendo nel Midwest un pub inglese dove si serve la birra calda, servendosi, in attesa dei primi guadagni e dell’arrivo di nuovi investitori, dell’indennità di fine lavoro di Penny che si è licenziata per seguire il compagno nel suo sogno e con cui ha deciso di andare a convivere per risparmiare sulle spese. Ci sono anche Bryan, il figlio di Penny, medico pure lui, dalla situazione sentimentale un po’ confusa (“Se non elimini dalla roulotte i rifiuti diventerai un tutt’uno con essi.”), Carmen, una ragazza di origini gitane dai molti corteggiatori (“Svolazzano come farfalle ma chi vorrebbe una farfalla!”), le cui ripetute visioni guidano gli altri protagonisti alla ricerca del cagnolino Freeway, perduto da Joseph in giro per i boschi, oltre ad un anziano sceriffo con i calcoli renali che preferisce andare a pesca piuttosto che lavorare. Tutti caratteri che avrebbero potuto sfociare facilmente nella macchietta risibile e dozzinale, anche perché alle prese con una vicenda che sfiora l’inconsistenza (la ricerca del cagnolino) ma che invece, sotto la mano felice, attenta e delicata di Kasdan (anche sceneggiatore con la moglie Meg, già sua complice per “Grand Canyon”), vivono di luce propria e acquistano una loro spontanea, genuina e brillante autenticità, grazie anche ad un vivace, convinto e spigliato gioco di attori con un fenomenale poker d’assi: il fedele Kevin Kline, le ottime Diane Keaton e Dianne West e il notevole Richard Jenkins, formidabile quando chiede preoccupato al chirurgo Kline “E’ una mia impressione o invecchiando il pene si rimpicciolisce?”). Chi cerca colpi di scena, battute a raffica e ritmo serrato si astenga: “Darling companion” racconta la vita, anche con i suoi tempi morti, le sue fatiche, ingenuità, noie e stanchezze ma promette in pieno quello che dice il titolo. Ed è un vero piacere passare cento minuti in dolce compagnia, finalmente con persone che non sembrano provenire da un altro mondo o da un’altra realtà. Oggettivamente sarebbero tre stelle, ma la stellina in più è tutta per Lawrence Kasdan, per il suo cinema pacato, gentile, sobrio e rilassato, cinema che, purtroppo, oggi, dai più sembra quasi avvertito come un limite o un difetto.

Voto: 7

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