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Sherlock Holmes: Gioco di ombre

Regia di Guy Ritchie vedi scheda film

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La recensione su Sherlock Holmes: Gioco di ombre

di Immorale
4 stelle

“””Gettai uno sguardo dalla finestra, la giornata era plumbea, una classica mattinata invernale londinese. L’appartamento che dividevo con il mio amico Holmes mi appariva triste ed oscuro, privato della luce riflessa della sua febbrile vitalità. Nessun caso stimolante da settimane, ormai, ed egli mi appariva spento e chiuso in se stesso. Passava le giornate nel suo laboratorio, tormentando nell’ozio la sua eccezionale mente investigatrice bisognosa, invece, di continuo esercizio. Non era ancora arrivato, per fortuna, alla fase successiva dell’eccesso di tedio e cioè all’uso delle droghe che rappresentavano per lui l’unica scossa in questi momenti. Tutti i miei tentativi di farlo uscire per distrarsi o di intavolare discussioni sulle ultime notizie apparse sui giornali lo infastidivano e lo rendevano maggiormente irritabile. Ora se ne stava seduto sulla sua poltrona, pizzicando il suo violino senza costrutto, con lo sguardo perso nel nulla e l’espressione assente. 
“Ha letto degli attentati dinamitardi in giro per l’Europa ?”, gli dissi dopo essermi seduto sulla poltrona di fronte a lui. Attese qualche secondo e, come riemergendo da acque profonde, rispose: “La stupidità umana e dei tutori dell’ordine non conosce limiti”. Gli chiesi spiegazioni e lui affermò: “la questione è chiara, caro Watson, le autorità pensano ad attentati compiuti da militanti anarchici ma le loro teorie sono completamente prive di fondamento. Gli anarchici non usano quel tipo di esplosivo e non pianificano gli attentati in maniera così sottile, in fondo sono dei romantici e preferiscono immolarsi per la loro causa facendosi saltare in aria attaccando il loro obiettivo direttamente. No, amico mio, la questione è più complessa e intravedo le mire di una mente più sopraffina dietro queste stragi. Ma al momento non posso occuparmi della questione”.
Gli chiesi il motivo del suo disinteresse e mi guardò intensamente per qualche secondo, prima di rispondere: “Come potrei concentrarmi su un nuovo caso sapendo che il mio più caro amico è diventato un omicida…”.
Lo guardai stupito e con gli occhi fuori dalle orbite, artigliando la poltrona con le mani nell’atto di alzarmi, assumendo una posa quasi grottesca. “Holmes..”, profferii, ma lui mi interruppe con un gesto deciso della mano. “Ho seguito l’evolversi dei suoi pensieri per settimane, il modo in cui continuava a rileggere il giuramento di Ippocrate, come stringeva fra le mani il ritratto della sua povera moglie e potevo quasi sentire i suoi pensieri sull’argomento. Lei ha ucciso l’ex Generale Potterfield, morto giovedì scorso, non direttamente ma omettendo di attuare le procedure d’intervento che avrebbero potuto salvarlo dalla sua malattia. Non penso che qualcuno sentirà la sua mancanza, era un uomo abbietto e perfido, assetato di potere quanto incapace nelle attività di comando. Fu la causa principale del massacro insensato di molti suoi compagni in Afghanistan e soprattutto del suo fraterno amico Thomas”.   
Ricaddi senza forze sulla poltrona, le spalle contratte e il volto tra le mani, incapace di articolare alcuna parola.
Holmes riprese: ”Ma lei è una persona onesta ed ha lasciato chiare tracce delle sue azioni, le quali verranno scoperte, presto o tardi. E’ il suo modo, caro amico mio, di espiare ciò che lei ritiene una colpa. Ma non è così, il mondo è un posto migliore senza Potterfield, lei non deve sentirsi in colpa. Volevo chiederle solo una cosa, perché non ha chiesto il mio consiglio ?”.  Riuscii ad articolare una risposta: ”Non volevo coinvolgerla nelle mie azioni”.  “Lei mi sottovaluta, dovrebbe sapere che è molto difficile tenermi nascosto qualcosa. Ma non si preoccupi, giusto ieri una attempata donna si è recata presso lo studio medico dove lavora ed è stata sottoposta a visita per un fastidioso dolore al braccio dal suo collega, il Dr. Mortimer. Dopo la visita, La stessa ha lasciato lo studio portando con se, inavvertitamente, alcune cartelle cliniche che poi, sempre per un fortuito caso, sono finite nel fuoco del caminetto del suo studio.”
Alzai lo sguardo e lo fissai, senza sapere cosa dire. Si avvicinò, mi appoggio le mani sulle spalle e mi disse: “Watson, non si compianga. Avrebbe dovuto condividere con me i suoi crucci ma sento di poter approvare la sua scelta. Il suo animo la torturerà per un po’, ma poi i rimorsi che ora le appaiono insopportabili spariranno”.
Si allontanò e prese la pipa sul tavolino, l’accese, fece un paio di boccate e poi continuò “E poi abbiamo da fare…coraggio, la smetta di poltrire e vada giù a chiamare una carrozza, mentre io mi cambio. Lestrade ha bisogno di noi per una questione urgente, probabilmente connessa agli attentati di cui mi parlava”, dopodiché si ritirò nella sua stanza cinguettando: “Il lavoro, il lavoro è la soluzione, caro Watson”.
Sconcertato, raccolsi il mio cappotto ed il cappello e mi incamminai per le scale. Mentre facevo cenno ad un cocchiere di accostare pensai che, probabilmente, Holmes aveva ragione, ma la "guarigione" non sarebbe stata semplice…un po’ d’avventura mi avrebbe aiutato.”””             

Il sequel del primo lavoro di Ritchie con protagonista Sherlock Holmes del 2009, ne segue pedissequamente la scelta stilistica, nel tentativo, a mio avviso malriuscito, di “svecchiare” la figura del leggendario investigatore inglese nato dalla penna di Doyle e renderlo appetibile al pubblico moderno. L’opera di adattamento modernista produce, al contrario, una fastidiosa sensazione di appiattimento del personaggio, trasformato da acuto osservatore a dozzinale eroe di film d’azione; tale percezione, paradossalmente, fa apparire fuori luogo le (poche) dimostrazioni deduttive del nostro Sherlock rispetto alle sue capacità combattive. Lo vediamo, quindi, affrontare nemici anche preponderanti per numero facendo sfoggio di arti marziali (?) e di “preveggenze” sciamaniche, mentre riposa nella posizione del loto durante una pausa dall’ennesimo combattimento (fino a sfiorare il ridicolo, oltre che ad accaparrarsi il titolo di scena “scult”, nel doppio scontro “veggente” finale con il Dr. Moriarty). Nulla di nuovo rispetto al primo capitolo, quindi, anche se qualche sequenza risulta azzeccata e alcune situazioni filologicamente corrette rispetto alla fonte letteraria, ma nel complesso si naviga in un mare di mediocrità. Devo dire, poi, di mal sopportare la debordante vena istrionica di Robert Downey Jr., tutta smorfie e strabuzzamenti di occhi, che banalizza il proprio personaggio fino alla fastidiosa sensazione di iper- accumulazione stilistica. Il resto del cast, parimenti, non brilla certo per brillantezza e si adatta al trend della pellicola senza offrire prove di rilievo.          
 

Sulla trama

Chiassosa.

Su Guy Ritchie

Mediocre.

Su Robert Downey jr.

Schizzato.

Su Jude Law

Contenuto.

Su Noomi Rapace

Ininfluente.

Su Stephen Fry

Simpatico.

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