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Vigilato speciale

Regia di Ulu Grosbard vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Vigilato speciale

di frankwalker
8 stelle

“Straight Time”, tempo scaduto, recita il titolo originale. Il desiderio di ricominciare un’esistenza dopo anni di gattabuia, per il vigilato speciale Max Dembo, si trova a dover fare i conti con una realtà diversa, in cui il senso dei cosiddetti “valori” – dovere, giustizia, amicizia, lealtà, non ultimo dignità – sembra essere definitivamente sfumato. A contare sono solo i soldi, non quello che sei, come trapela dalle parole del protagonista: un piccolo delinquente fin dall’infanzia, che però, a dispetto di quanti potrebbero agevolarlo, conserva intatta una sua etica, e non approfitta dell’amore (pulito) con una giovane impiegata, rifiutandone l’aiuto e, nell’epilogo, dandole un rancido addio. Il tempo è scaduto, per Max: quello di ricominciare da zero, trovare un impiego (anche solo superare la prova d’ammissione), riconquistare la lealtà di chi crede suoi amici, amare.
Il tempo è scaduto anche per un certo cinema, che, nella seconda metà degli anni Settanta, si avvia verso una nuova era, tecnologicamente e commercialmente più progredita. Tratto da un romanzo di Edward Bunker, “Vigilato speciale” è uno degli ultimi scampoli di quella cinematografia americana incentrata sulla problematica sociale e sulla definizione dei caratteri, che si lascia guardare con piacere non solo per la tematica trattata (l’indulto e le sue conseguenze, molto prima che la realtà trascendesse la fantasia) e per un efficace crescendo drammatico, ma anche (soprattutto) per la recitazione di interpreti sobri e misurati nel restituire la verità che questo genere di prodotti chiede: nel dar vita a una figura di “dropout” perdente e solitario, poi, Dustin Hoffman è impareggiabile come pochi altri. Se non un capolavoro, un esempio convincente di quel cinema “medio” assente da troppo tempo, lontanissimo dall’enfasi tutta buoni sentimenti dei polpettoni: ricordare che a dirigere è l’Ulu Grosbard de “L’assoluzione” (altra pellicola di attori, più che d’intreccio) e “Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?” (interpretato dallo stesso Hoffman).
Un paio di curiosità: mentre sulla carta il film doveva essere l’esordio di Hoffman dietro la macchina da presa, tra gli sceneggiatori – non accreditato – c’è Michael Mann.

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