Espandi menu
cerca
Shin daisan no gokudo I
di AndreaVenuti
post
creato il

L'autore

AndreaVenuti

AndreaVenuti

Iscritto dal 29 dicembre 2014 Vai al suo profilo
  • Seguaci 38
  • Post 36
  • Recensioni 622
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

Sinossi: Masaki è uno yakuza tradizionalista; onore, fedeltà e coraggio sono per lui elementi imprescindibili tuttavia il suo clan si è sciolto ma non tardano ad arrivare allettanti proposte lavorative e nello specifico l’ex rivale Hattori lo convince ad entrare nel clan Todo affidandogli subito una posizione di prestigioso, provocando però le ire di alcuni membri fra cui il vile Hazama…

 

Il film in esame espone una struttura ed un management produttivo particolare e dunque bisogna un attimo inquadrarlo con calma onde evitare una legittima confusione. 

Nel 1995 Takashi Miike, dopo una lunga gavetta fra televisione e V-cinema è pronto per il suo esordio alla regia di un film destinato alla distribuzione in sala ed il 17 gennaio del 1995 esce in Giappone Daisan no gokudo (noto anche come The Third Gangster o The Third Yakuza), uno yakuza-eiga con Kiyoshi Nakajo protagonista. La pellicola non ottenne molto risalto ma nell’agosto dello stesso anno venne rilasciato al cinema un altro film di Miike, Shinjuku Triad Society (primo capitolo della Black Society Trilogy) che invece riscosse un successo clamoroso di pubblico. A questo punto alcuni produttori visto l’interesse nei confronti di Miike decisero di affidargli una sorta di doppio sequel di Daisan no gokudo, da girare back to back destinato però all’home-video e non alla sala cinematografica; ed ecco che nel 1996 Miike dirige Shin daisan no gokudo I e Shin Daisan no Gokudo II realizzando dunque una sorta di trilogia ufficiosa.

Shin daisan no gokudo I presenta fin dalle prime immagini una serie di costanti originali inserite però, almeno inizialmente, all’interno di un’intelaiatura di genere ben consolidata. Non dimentichiamoci però che al timone troviamo un certo Takeshi Miike, quindi il genio creativo può esplodere da un momento all’altro.

I primi dieci minuti risultano abbastanza intriganti. Dopo i classici e sempre apprezzati establishing shot su di una Tokyo notturna, la camera si focalizza su di un uomo che si trova solo ed afflitto in un bar a bere e rievocare un passato burrascoso (immagini trattate da Daisan no gokudo) denso di reati ed omicidi.

A seguito di questo incipit, il regista sorprende inserendo delle immagini d’archivio che ci mostrano il nefasto terremoto di Kobe del 17 gennaio 1995 (oltre 6000 morti e 300000 sfollati) e da queste tremende riprese si riprende nuovamente la finzione filmica. Alcuni giovani teppisti sfruttano la situazione, creando disordini e sciacallaggio inoltre questi criminali -lo scopriremo poi- sono affiliati al clan Todo provocando in seguito l’ira del protagonista Masaki che reputa vergognoso un comportamento del genere ma come lui stesso comprenderà poco dopo la vecchia yakuza sta ormai scomparendo: la smitizzazione degli ideali yakuza è uno dei temi cardine di tutta la filmografia di Miike.

 

Nella parte centrale del film invece il ritmo è notevolmente blando ed il regista sembra quasi interessato a mostrarci alcune dinamiche interne alla nuova/vecchia yakuza, dal rito di affiliazione Sakazuki alle infinite riunioni fra i vari membri del clan, il tutto ripreso con uno stile raffinato; si passa dai classici campi/contro campi fino a long take con continue carrellate verticali, eppure bisogna dirlo gli avvenimenti sono troppo statici e monotoni ma fortunatamente l’autore non è un novellino e nel seconda frazione intravediamo una certa creatività tipica del regista.

Innanzitutto Miike esamina il comportamento deplorevole di alcuni yakuza, ad esempio non si fanno problemi a schiaffeggiare ed umiliare donne indifese.  

Impossibile poi non citare alcune sequenze davvero singolari, tra cui la roulette russa fra capi yakuza con lo scopo di determinare nuove posizioni di potere; scena che termina con un mafioso che si urina nei pantaloni per la paura. 

 

Non mancano anche sequenze molto “cattive” con brutali yakuza che stuprano una giovane donna, situazione delicata dove ritroviamo una sessualità perversa alla Miike con un criminale che sbava dalla voglia di possedere fisicamente la donna. 

Validi e divertenti anche i frangenti grotteschi: un nightclub è gestito da uno yakuza travestito, amico del protagonista e si rivela a sorpresa un abilissimo combattente dalla corporatura incredibilmente muscolosa.

 

Yakuza-eiga in crescendo, consigliato a tutti gli amanti del genere.

 

Ti è stato utile questo post? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati