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Venezia 2015 - Giorno 1: Everest e Beasts of no Nation in Concorso
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La Mostra del Cinema di Venezia apre oggi le danze, con l'apertura affidata alla prima internazionale di Everest di Baltasar Komarkur, pellicola che porta in scena una delle pagine più tristi della storia delle spedizioni sulla cima del monte più alto del mondo. Difficile prevedere l'accoglienza che la stampa italiana e il pubblico poi riserveranno al film, considerato sulla carta un potenziale acchiappa-Oscar. Jake Gyllenhaal, Josh Brolin e Jason Clarke, sono i protagonisti, a cui si affiancano in parti minori nomi come quelli di Emily Watson, Keira Knightley e Robin Wright.

Josh Brolin

Everest (2015): Josh Brolin

«In Islanda, la mia terra natia, non si è mai molto distanti dalla natura: i vulcani che eruttano, o le valanghe che regolarmente spazzano via i villaggi, ce ne ricordano la potenza. Percorrendo a cavallo per settimane gli altopiani islandesi senza vedere alcuna traccia di civilizzazione, ho sempre desiderato raccontare la storia di persone che si trovano ad affrontare le condizioni naturali più estreme e che, grazie a queste ultime, rivelano sottilmente la loro tempra, capendo sempre più chi sono man mano che vi si addentrano. Ritengo che non si potranno mai conoscere meglio i propri amici che in queste circostanze, capire di che cosa sono capaci quando si comincia a fare sul serio. Poter raccontare una storia unica sulla montagna più alta del mondo era l’opportunità della vita, a cui non potevo rinunciare. Raccontando questa storia spero di dare alla gente un’idea dell’universo degli scalatori e della commercializzazione della natura, e di suscitare abbastanza interesse da invogliarla a prender parte a questo dialogo», spiega Kormakur. Per chi volesse saperne di più sul film, in uscita il prossimo 24 settembre, rimando all'extra della relativa scheda.

 

Spaggy, Maya Sansa, Maghella e EightAndHalf

 

Intanto oggi, dopo l'arrivo di Maghella (di cui potete leggere un personale "diario") e di EightAndHalf (stoico nello scrivere la prima recensione del primo film visto insieme), ci si è goduti nel tardo pomeriggio l'anteprima speciale realizzata in collaborazione con le Giornate degli Autori di Storie sospese, la nuova fatica di Stefano Chiantini distribuita in sala a partire da domani 3 settembre dalla Pablo di Gianluca Arcopinto. Titolo che ha diviso i giudizi di tutti e tre, Storie sospese punta su una storia di estrema attualità, in cui il progresso sfida la natura contrapponendo la costruzione di un traforo alle frane che potrebbero cancellare per sempre gli abitanti di un piccolo centro costruito alle falde di una ripida montagna. Accennando alla solitudine di un uomo (un Marco Giallini a suo agio nei panni del protagonista drammatico, finalmente lontano dalle tante commedie realizzate ultimamente), alla vita di una comunità spaccata in due e all'avidità di chi in nome dei soldi non valuta i rischi che si corrono in termini di vite umane, Chiantini ha dalla sue quattro interpretazioni che lasciano il segno, merito di una sempre più convincente Maya Sansa, di una Sandra Ceccarelli meravigliosamente in parte (seppur con un personaggio minore), di un Giorgio Colangeli in stato di grazia (il suo ingegnere vecchio stampo suscita anche qualche sorriso) e di un Alessandro Tiberi, che finalmente ribalta la pessima prova di qualche anno fa per mano di Woody Allen.

Maya Sansa e Stefano Chiantini

 

Sandra Ceccarelli e Simonetta Solder

 

 

Il programma odierno, oltre a Everest fuori concorso, propone in concorso Beasts of no Nation di Cary Fukunaga, titolo che già alla vigilia fa discutere qui su FilmTv.it. Fukunaga è chiamato infatti a trovare la sua strada: ottimo regista di serie tv o mediocre director cinematografico? Nel dubbio, Beasts on no Nation non arriverà mai nelle sale ma sarà a breve disponibile on demand su Netflix. Basato sull’acclamatissimo romanzo dell’autore nigeriano Uzodinma Iweala, Beasts of no Nation racconta l’avvincente storia di Agu, un bambino soldato strappato alla sua famiglia per combattere nella guerra civile di un paese africano.

«La violenza è brutale e la storia del cinema dimostra che siamo affascinati da essa, dal nostro oscuro potenziale e dalle atrocità che lo accompagnano. La violenza potrebbe essere semplicemente la manifestazione esteriore più sobria della bestia che abbiamo dentro di noi, ma è anche ciò che rende l’uso dell’innocenza dei bambini nei conflitti ancora più orripilante delle guerre che invece celebriamo nelle nostre storie nazionali. È il peculiare paradosso dato dal nostro desiderio di una storia che racconti una “guerra giusta” e dalla perdita dell’innocenza di un bambino per ottenerla che rende il soggetto così paurosamente accattivante. Il film non cerca in alcun modo di essere definitivo, nel senso di essere “il film dei bambini soldato”, o di farsi portavoce di una questione, perché la presenza di una “questione” non farebbe altro che distogliere l’attenzione dalla ragione più semplice che sta alla base delle storie, cioè quella di superare le distanze sia culturalmente che geograficamente, e di sentirsi uniti ad altri esseri umani e capirli, nonostante le scelte che devono fare. In questo caso, un bambino, in una guerra, che tenta di sopravvivere alla violenza insensata con i mezzi che gli sono stati dati per farlo», così Fukunaga sul suo film.

Idris Elba

Beasts of No Nation (2015): Idris Elba

 

Le sorprese, però, potrebbero arrivare dalle sezioni minori. In cartellone oggi: Un monstruo de mil cabezas di Rodrigo Plà, La prima luce di Vincenzo Marra, The Family di Shumin Liu, El Desconocido di Dani de la Torre, Winter of Fire di Evgeny Afineevsky, Italian gangsters di Renato De Maria, Neon Bull di Gabriel Mascaro e Lolo di Julie Delpy. Ma di questi (o, meglio, di quelli che vedremo tra questi) avrete notizie domani con le relative recensioni.

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