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Come tutti gli anni le nomination degli Emmy suscitano perplessità, stupore e anche un po' di noia, perché ogni volta ci sono conferme che sembrano quasi automatiche, serie inattese e assenze più o meno clamorose. Anche quelle del 2016 non fanno eccezione e confermano, sopra ogni altra cosa, la natura popolare di questo premio, dove le serie favorite devono essere allo stesso tempo amate del pubblico e dalla critica, essere originali ma non a scapito di un intrattenimento più o meno immediato. E ovviamente devono essere confermate per l'anno successivo o concluse secondo la volontà dell'autore.
Questo, l'avrete capito, esclude quasi totalmente Vinyl, candidato solo per i titoli di testa e il trucco, ma non per la regia di alcuna puntata: evidentemente troppo cinema non è gradito a chi vota per gli Emmy, era già successo scandalosamente a Michael Mann con Luck e si ripete con Scorsese. Ma è andata ancora peggio a Paul Haggis e a una star hollywoodiana come Oscar Isaac nel totalmente ignorato Show Me a Hero: per loro sarà stata una brutta sorpresa, non così per David Simon, probabilmente il miglior sceneggiatore della Tv Usa, che con gli Emmy ha da sempre un rapporto di indifferenza reciproca.
Ha invece conquistato i votanti The Americans, da anni acclamata dalla critica come uno dei migliori drama made in Usa e finalmente candidata in questa categoria e pure con Keri Russel come miglior attrice drammatica e Matthew Rhys come miglior attore drammatico. Ottimi gli esordi di due serie divenute immediatamente di tendenza: Mr. Robot, in gara anche con il suo protagonista Rami Malek, e Master of None, che ottiene la candidatura anche per il suo autore e attore Aziz Ansari. Già insignita del prestigioso Peabody Award, UnReal ottiene anche due nomination (certo solo due, ma per una serie di un canale come Lifetime è traguardo).

Ha invece perso molte posizioni uno dei gioiellini di Netflix: Orange is the New Black, precipitata dalle 12 nomination della prima stagione, alle quattro dell'anno scorso e infine a una sola nomination minore (per il casting) quest'anno. Non molto meno drastico il passaggio da 15 nomination per American Horror Story: Freak Show alle 8 per American Horror Story: Hotel. Altri ex beniamini degli Emmy che sono rimasti a bocca asciutta sono: Julianna Margulies, ignorata per la sua ultima stagione di The Good Wife; Damian Lewis, amatissimo per Homeland e candidato l'anno scorso per Wolf Hall ma assente quest'anno con Billions (che non ha preso alcuna candidatura); Jim Parsons di The Big Bang Theory anch'egli senza nomination (finalmente viene da dire).
Una conferma la scarsa considerazione dei votanti per The Walking Dead e Outlander così come per le serie troppo di genere, per esempio quelle supereroiche, quasi ignorate anche nella loro versione più adulta Made in Netflix (Daredevil ha avuto candidature per il montaggio sonoro e gli stunt, quest'ultima a dir poco sacrosanta, mentre di Jessica Jones sono piaciuti i titoli di testa, sia per la musica sia per la grafica).
Poco amore è stato dimostrato anche alla serie più indipendente dell'anno se non di sempre: Horace and Pete candidata per il montaggio da comedy multi-camera e per Laurie Metcalf come non protagonista, che del resto si è cimentata in un lunghissimo monologo davvero impossibile da ignorare.

Assenti di valore anche Kingdom con Frank Grillo (ignorata persino per gli stunt, forse perché gli attori ci mettono davvero la faccia?) e la comedy di Amazon Red Oaks, firmata tra gli altri da David Gordon Green. Dimenticata anche Girls, che ci ha regalato una delle sue stagioni migliori, ricca di episodi davvero memorabili.
Tra i canali completamente snobbato WGN America, che pur con Manhattan e Underground qualche speranza doveva coltivarla, così come Hulu si deve rassegnare al contentino degli effetti speciali per 11.22.63 e non riesce a guadagnare niente con Casual di Jason Reitman. Netflix arriva addirittura a quota 54, staccando di varie misure le 16 nomination di Amazon (per lo più per la magnifica Transparent). Se gli SVOD crescono, non fa nemmeno più notizia che nella categoria miglior drama non ci sia una sola serie trasmessa da un network, mentre tra le migliori miniserie difende la posizione American Crime di John Ridley, di cui sono stati però assurdamente ignorati i due ragazzi protagonisti, Connor Jessup e Joey Pollari, vere rivelazioni dello scorso anno.
Dopo un cahier de doléances così lungo c'è almeno qualcosa di cui rallegrarsi? Non moltissimo a nostro vedere, tolta la già citata The Americans, ma di certo va festeggiato il glorioso esordio con 22 nomination dell'ottima American Crime Story, così come plaudiamo alla conferma di ben 18 nomination per Fargo, lo stesso numero ottenuto la seconda stagione.

Ovviamente hanno di che festeggiare anche a HBO, dove Il trono di spade è rimasto al primo posto con 23 candidature (solo una meno dell'anno scorso) e Veep ne ha ottenute ben 17, un inspiegabile incremento dalle 9 dell'anno scorso per una stagione piacevole ma meno esplosiva delle precedenti. 12 candidature anche per The Night Manager, tra cui quelle a Tom Hiddleston, Hugh Laurie e Olivia Colman, oltre a Susanne Bier per la regia.
In quest'ultima categoria, Outstanding Directing For A Limited Series, figurano per altro ben due registi neri (i nostri favoriti): John Singleton e Anthony Hemingway, entrambi per American Crime Story. Del resto, a differenza degli Oscar, gli Emmy non hanno problemi nemmeno con gli attori di colore, che quest'anno hanno totalizzato 21 nomination (tra cui quelle per entrambi i protagonisti di Black-ish).

Le regine della recitazione sono però tutte bianche con Sarah Paulson che batte persino Allison Janney: la prima ha infatti una nomination da non protagonista per American Horror Story e una da protagonista American Crime Story, mentre la seconda “solo” due da non protagonista per Mom e Master of Sex. Non va poi dimenticata Laurie Metcalf candidata tre volte: come protagonista della serie Getting On e come guest in The Big Bang Theory e nel già citato Horace and Pete.
Tra i documentari infine, il caso dello scorso dicembre Making a Murderer ottiene lo stesso risultato di The Jinx, 6 nomination, confermando la solidità del filone true crime.

Qui i precedenti articoli della rubrica CoseSerie.

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