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L'implacabile

Regia di Paul Michael Glaser vedi scheda film

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La recensione su L'implacabile

di maso
7 stelle

Schwarzy negli anni ottanta rivaleggiava a suon di muscoli con Stallone per il predominio del genere action picchia duro, nel 1987 partecipò a due film che a distanza di quasi trent'anni sembrano avere un peso ben diverso nella sua filmografia: "Predator" passa spesso in TV ed è un thriller fantascientifico perfettamente mescolato con la trama incentrata su un manipolo di uomini in missione e vanta una messa in scena impeccabile sostenuta da un budget ragguardevole, al contrario “The running man” sembra essere caduto nel dimenticatoio, almeno nelle nastroteche italiane, forse perché ha le sembianze di un obsoleto videogame in carne ed ossa oltre a dare l’impressione di essere un lavoro fatto in economia frettolosamente.                                                            

Paul Michael Glaser, che tutti ricordano nel ruolo di Starsky nella fortunata serie “Starsky e Hutch”, veniva dalla televisione e fu un rimpiazzo dell’ultimo momento molto contestato da Schwarzenegger che voleva un regista più esperto per adattare il racconto omonimo di Stephen King che lo stesso autore dichiarò di aver scritto in meno di tre giorni, a conti fatti però non mi sembra che Glaser abbia diretto male le operazioni, non si può negare che abbia sfruttato al meglio i mezzi a disposizione ed un cast di tutto rispetto adatto all’impresa.

Il film è veloce e divertente, seppur pieno di demenze della trama ha un pregio notevole che lo pone anni luce in anticipo sui tempi di realizzazione: è il primo film che racconta chiaramente i meccanismi di un reality show, anche se “The running man” non è proprio “Il grande fratello” ma più un gioco al massacro, una caccia all’uomo in cui deve scapparci per forza il morto con tutte le caratteristiche della masnada di trasmissioni in tempo reale che travolgeranno i palinsesti delle emittenti televisive all’inizio del terzo millennio con gli interventi del pubblico annessi e connessi, basta pensare alla vecchietta assetata di sangue che dopo tre combattenti seccati da Schwarzy sceglie proprio il suo alter ego nel film Ben Richards come guerriero via cavo da tifare e il presentatore non può far altro che accontentarla, il cliente ha sempre ragione finché il Dio del palinsesto non decide di manipolare l’immagine e far fuori l’ormai scomodo concorrente dal mondo virtuale.

Ben Richards è un ex sbirro condannato ingiustamente per ritorsione contro il sistema che lo ha fatto apparire come un omicida di massa ma in realtà lui stesso si era rifiutato di aprire il fuoco contro la folla disarmata, il suo riscatto arriverà unendosi alla frangia ribelle con a capo il batterista dei Fleetwood Mac, Mick Fleetwood appunto, improvvisatosi attore in un periodo di ristrettezze economiche.

Il preambolo mette in evidenza una società futura  non tetra come in “Blade Runner” ma già tecnologicamente avanzata  come in “Total Recall” e “Robocop”, si può dire che “L’implacabile” rimescola vari elementi di questi film per preparare l’azione che si sviluppa per i due terzi finali della storia in cui Ben Richards comincia a correre e scontrarsi contro i gladiatori dell’emittente televisiva nel mondo sotterraneo, un vero e proprio set in grandezza reale monitorato ovunque per mandare in onda la lotta fra il nuovo concorrente e beniamini della massa: Il professor sotto zero – Buzzsaw – Dynamo e Thunbderball  verranno tutti bastonati da Schwarzy a colpi d maglio, i giochi di parole pacchiani denotano come il tono del film sia comunque leggero e vada gustato come un giocattolone action con punte di critica alla televisione trash che mette in mostra scontri verbali al limite della maleducazione, concettualmente non troppo diversi dai corpo a corpo all’ultimo sangue tra Ben Richards e i suoi avversari: la lite e la confusione fanno spettacolo qui come in una casa piena di buzzurri che litigano perché uno ci ha provato di nascosto con una tipa che ha appena conosciuto, in una fattoria dove Leopoldo Mastelloni indossa una gonna, da del gay a Little Tony e viene amaramente rimproverato dai Cugini di campagna, in un'isola deserta dove Den Harrow minaccia tutti i concorrenti perché lo accusano di aver mangiato di nascosto ossa di pollo.

Gran finale con il bacio più comico mai visto al cinema fra Arnold  Schwarzenegger e Maria Conchita Alonso che non guiderà la Ferrari ma es muy guapa y tienes el fuego de Mexico en un cuerpo de puta madre.

  Ben e Amber on the run in "The running man"

 

       

Disambiguazione finale doverosa in riferimento al titolo originale: "The running man" di Carol Reed con Alan Bates non ha niente in comune con questo film.

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