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The Creator

Regia di Gareth Edwards vedi scheda film

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La recensione su The Creator

di YellowBastard
6 stelle

Un merito della fantascienza è sempre stato quello di mostrarci il futuro, prossimo o meno che fosse, per parlare invece dell’oggi e delle problematiche relative al mondo in cui stiamo vivendo.

Questo è uno dei motivi per cui è sempre stato complicato scrivere di (buona) fantascienza, soprattutto se si decide, ad oggi, di scrivere di intelligenza artificiale, tema che spopola, in realtà anche un po' a casaccio, nelle cronache degli ultimi mesi, sia per la rapidissima (forse eccessiva?) evoluzione del contesto tecnologico che per la natura delle sue applicazioni, con relative conseguenti implicazioni anche di natura morale e/o sociale.

 

Une ultime bande-annonce pour The Creator

 

The Creator cerca di farlo in modo differente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare e il regista, anche sceneggiatore insieme a Chris Weitz, sfrutta tale tema per parlare piuttosto di militarismo e colonialismo (evidentissimo il riferimento al Vietnam e ad altri conflitti della storia americana) e al contempo di discriminazione e diffidenza, mettendo in scena un conflitto, ideologico e sociale prima ancora che bellico, tra l’uomo e l'entità artificiale per una storia potente che imposta le basi di una mitologia che affonda le sue radici in innumerevoli (troppe?) suggestioni pop e cinematografiche.  

 

Ispirazioni che facendo la classica lista della spesa, appiglio ormai fondamentale per incuriosire un pubblico ormai abituato al riciclo compulsivo delle stesse idee, una situazione ormai parossistica specie nel cinema ad alto budget, partono da Star Wars fino a Blade Runner, passando poi per Terminator, Akira, tutto il cinema di Neill Blomkamp (soprattutto District 9) ma anche E.T., Balla coi Lupi, Pocahontas e, non ultimi, Rain Man e Paper Moon.

Ma contemporaneamente The Creator è anche (o soprattutto?) un film di guerra che guarda con encomiabile devozione ad Apocalypse Now, ovviamente, ma anche a Platoon e a Full Metal Jacket.

 

E se l’atmosfera vi sembra fin troppo familiare probabilmente è perché recentemente siete incappati in The Last of Us o in The Mandalorian, oppure in Logan e in La terra dei figli o, ancora, in I figli degli uomini, Light of My Life o in La strada, sia come romanzo di Cormac McCarthy che nel suo adattamento cinematografico (del 2009, con la regia di John Hillcoat) mentre, nei fumetti, magari vi è capitato di leggere il, per molte ragioni, seminale Lone Wolf and Cub di Kazuo Koike (un piccolo consiglio: se avete tempo e voglia, recuperatelo!).

Ma è pur vero, comunque, che il motivo del genitore che accompagna il figlio/a et similia per territori pericolosissimi e antico quanto il mondo, un zeitgeist la cui attuale diffusione dipenda anche da un’attitudine (molto occidentale?) piuttosto comune tra i diversi autori, spesso coetanei e alle prese, recentemente o in passato, con il tema della genitorialità ma comunque un elemento, questo, che non contribuisce certo all’originalità dell’opera, specie se accompagnata da un altro tema non particolarmente innovativo come quello della lotta tra uomo e macchina, ma almeno in questo caso si è cercata (anche trovata?) una chiave di lettura più interessante e attuale.

 

The Creator: John David Washington nel trailer del nuovo film di Gareth  Edwards

 

Il nuovo colossal del regista di Rogue One, infatti, è fondamentalmente questo: una mescolanza di generi e di diverse suggestioni, spesso cinematografiche, confezionate però in un blockbuster che vorrebbe tanto non esserlo (Con il film Edwars ha sperimentato un nuovo modello di produzione agli effetti visivi per abbassarne i costi, che hanno portato, a suo dire, una pellicola solitamente da 300 milioni di dollari a costarne soltanto 80) per cercare invece di essere qualcosa di più senza però, a mio modesto avviso, riuscirci fino in fondo, sprecando in parte un ottimo potenziale e una personalità autoriale che, nell’abbuffata di citazioni, omaggi, e riferimenti ai classici del genere, fa piuttosto fatica ad emergere.

 

Anche la vena spirituale sottesa all’intero film, tra un mix, in realtà molto occidentale (ovvero poco cosciente dell’argomento), tra buddismo, scintoismo e taoismo risulta alquanto piatto, pur nella fascinazione di scenografie dal design retro-futuristico, costumi e musiche che raggiungono apici anche molto potenti.

 

E anche l’elemento politico risulta piuttosto debole, specie se confrontato con la dimensione mistico-religiosa, predominante, della pellicola.

Raramente va oltre alle solite metafore su razzismo & terrorismo risultando spesso troppo stereotipato per un racconto con un sottotesto politico così forte, anche coraggioso, e che punta il dito con convinzione (eccessiva?) contro l’invadente colonialismo americano ma che, nella foga di confezionare una summa (cum laude) della fantascienza più impegnata dimentica spesso il coraggio di osare sul serio, dando troppe cose per scontate quando invece avrebbero meritato uno sviluppo maggiore.

 

The Creator è sporco, duro e arrabbiato (e ci è piaciuto) | Wired Italia

 

In definitiva The Creator è un blockbuster enorme e imperfetto che mette in scena un’epopea fantascientifica incorniciata da un war movie crudo e sporco, un grande spettacolo visivo innestato su una storia molto derivativa, raccontata anche maluccio, ma che visivamente lascia decisamente il segno.

Questo grazie a una messa in scena intrisa di gigantismo e magnificenza (o magniloquenza?) resa possibile da un’imponente direzione artistica, per quanto derivativa comunque efficacissima, supportata da un design affascinante ed evocativo ma che, in nome di un impianto visivo preponderante, ne sacrifica in parte la componente narrativa quando invece una storia più approfondita e attenta avrebbe portato davvero a quel capolavoro raccontato da molti critici americani.

 

The Creator è interpretato da John David Washington, sempre più bravo (scherzo!), dalla giovanissima Madeleine Yuna Voyles e da Gemma Chan, sempre più bella (non scherzo!), Allison JanneyKen WatanabeSturgill SimpsonAmar Chadha PatelNgô Thanh VânRalph Ineson.

 

VOTO: 6,5

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