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Gli spiriti dell'isola - The Banshees of Inisherin

Regia di Martin McDonagh vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Gli spiriti dell'isola - The Banshees of Inisherin

di yume
8 stelle

La “gentilezza” non abita più qui. Non in una delle isole Aran, in nessun luogo.

locandina

Gli spiriti dell'isola - The Banshees of Inisherin (2022): locandina

Il Government of Ireland Act del 1920 divise in due l’Irlanda e fa dire a Kerry Condon, sorella di Colin Farrell, approdata sulla terraferma dopo essere scappata da Inisherin, isolotto dimenticato da Dio a ovest della costa nei pressi delle isolo Aran: “Ora la guerra è finita, vieni, c’è un letto anche per te e troverai un lavoro”.

Niente di più sbagliato, anche se capiamo quanto sia difficile interpretare il presente.

Un secolo dopo quel 1920 l’Irlanda è ancora divisa, a Belfast si gira fra muri alti più di quello di Berlino, bandierine inglesi ad ogni palo della luce, se passa un pullmann turistico di Dublino gli lanciano banane marce.

La guerra civile serpeggia come un torrente carsico, le isole Aran coperte di nebbia avvertono da lontano: “turista che non vedi apri bene gli occhi”.

L’Irlanda è un paese meraviglioso senza pace e la storia di Pàdraic e Colm ne è il paradigma.

Isola un tempo coperta di vegetazione, ora landa di torba priva di humus, meraviglia del cielo e della terra, è stata talmente depredata, dai Vichinghi in giù, che pensare ad una pacificazione è giocondo ottimismo.

Brendan Gleeson, Colin Farrell

Gli spiriti dell'isola - The Banshees of Inisherin (2022): Brendan Gleeson, Colin Farrell

E infatti P. e C. non faranno pace, piuttosto si taglieranno le dita di una mano o daranno fuoco alla casa.

Assurdo? No, è successo. A Derry, guai chiamarla Londonderry, la prima cosa che vedi è il cippo che ricorda Bloody Sunday, i muri delle case sono un florilegio di graffiti e il più mite è quello del Che.

Paese delle banshees, Inisherin, donne ossesse, si dice “che quando piangono qualcuno muore” ed è giusto chiamarlo così, un posto dove non può che imperversare una strega, donna dannata che assorbe in sé tutto il male degli uomini e glielo rigetta contro.

E la strega l’ha detto, prima che il gallo canti (no, questo l’ha detto qualcun altro, ma non importa) le cose si metteranno molto male!

Oggi un sapiente psichiatra parlerebbe di depressione per spiegare quell’umor nero, ma il vocabolo, onnicomprensivo, è inutile, non spiega niente.

Noi andiamo più a fondo: perché i due si separano dopo anni, forse decenni, di amicizia?

Ma perché non era amicizia, innanzitutto.

Era un dividere il tempo in un posto isolato e desolato, dove miseria quietamente sopportata, asini e muli in coabitazione, pub dove scolare pinte di birra ogni sera e la messa (cattolica, mi raccomando) la domenica, sono tutto quel che c’è.

Pulsioni sessuali accuratamente rimosse e citate solo in confessione, padri che si masturbano e picchiano i figli, figli minus habentes che gli rubano la bottiglia di acquavite abbandonata sul comodino, donne che leggono e capiscono cose del tutto impenetrabili agli uomini, ma per questo “non piacciono a nessuno”.

Questo è lo scenario de Gli spiriti dell’isola.

Perché i due diventano nemici senza un apparente perché e si faranno una lotta senza quartiere fino alla fine del film?

Perché così vanno le cose a questo mondo, chi si meraviglia è un’anima candida e buon per lui.

Di là dal mare, dalla terraferma, arrivano scoppi di granate.

La guerra civile prima o poi finirà, non tocca l’isola di Inisherin perché non c’è niente da prendere, qualche asino, poche case-tugurio e un prete che t’insulta dal confessionale.

Pàdraic non si dà pace, lui si era adagiato sull’amico, credeva in lui. Essere scaricato da un giorno all’altro è cosa che fa male, addolora, rende increduli. E allora insiste, lo tallona, l’altro lo allontana, gli dice che non vuol aver a che fare con lui, che è noioso.

“Noioso”, ecco la parola chiave, quella che fa saltare il tappo.

Pàdraic non sa di esserlo, lui ammirava quell’amico che suonava il violino, componeva musica (magari sbagliando sul secolo di Mozart), non si poneva il problema di essere alla sua altezza.

Pàdraic è un uomo semplice, buono, incolto, “gentile”.

Ecco la seconda parola chiave.

La “gentilezza” non abita più qui. Non in una delle isole Aran, in nessun luogo.

Alla fine non si digerisce che il mondo sia così cattivo con te, e allora diventi cattivo anche tu.

 

Sotto il cielo d’Irlanda, benedetto da “Dio che suona la fisarmonica”, succede di tutto, e che uno si tagli le dita della mano per punire l’ex amico dell’insistenza che rasenta lo stalkeraggio non ci stupisce, ci inorridisce piuttosto, e ne faremmo a meno, come spettatori.

Ma in un mondo “disperato”, terza parola chiave del film, questo e altro.

 

 

 

www.paoladigiuseppe.it

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