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Racconto d'autunno

Regia di Eric Rohmer vedi scheda film

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La recensione su Racconto d'autunno

di steno79
9 stelle

Rohmer è un regista che merita attenzione... il suo è un cinema che segue un percorso personale, diverso da tutti gli altri, fregandosene della trama intesa in senso classico, anche se lo sviluppo narrativo è ricco di avvenimenti e perfino di colpi di scena. "Racconto d'autunno" è stato salutato da più parti come la conclusione e forse la vetta del ciclo dei Racconti delle quattro stagioni. Al centro del racconto due donne, come spesso in Rohmer, la libraia borghese Isabelle e la viticultrice vedova Magali: quest'ultima non ha nessuna voglia di accasarsi di nuovo con un uomo, ma dovrà vedersela con i progetti matrimoniali in suo favore sia di Isabelle, sia di Rosine, la fidanzata del figlio, anche se non tutto andrà come previsto... È una commedia che si affida a una sceneggiatura di ferro, come sempre nel caso dell'autore, dove i dialoghi sono centrali, molto ricchi e densi di battute, scintillanti di intelligenza anche se potrebbero mettere in difficoltà lo spettatore meno preparato. Ma in realtà, quello che potrebbe sembrare anti-cinematografico si rivela un meccanismo ad orologeria, portato avanti con sicurezza e perfetta padronanza spettacolare e soprattutto non permettendo mai alla noia di affiorare; almeno nel mio caso è andata così, anche se riconosco che è un film molto più sofisticato e meno immediato rispetto a quello che circola normalmente sugli schermi. Il montaggio da' una costante impressione di fluidità, la fotografia è solare come si addice alla campagna francese, la musica assente, ma vi è soprattutto un cast formidabile: in primis le due protagoniste Marie Riviere e Beatrice Romand, entrambe attrici feticcio del regista, che fanno un gioco di squadra impagabile, ma anche bravi caratteristi come Didier Sandre e Alain Libolt. Sicuramente ci sono voluti riferimenti al teatro francese di Beaumarchais, ma io preferisco vederlo come una creazione autonoma dove Rohmer ci da' una sorta di compendio della sua visione della vita, dell'amore e della solitudine, in una forma raffinata che non cede quasi mai al preziosismo fine a se stesso. Si può vederlo come un testamento artistico, ma per fortuna è un film molto lieve, dove la speranza non è tramontata per l'ottuagenario regista. È anche un film corale dove i personaggi sono tutti analizzati con acume nelle loro debolezze e nei loro guizzi di umanità, che lo rende assai moderno.

Voto 9/10

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