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Il traditore

Regia di Marco Bellocchio vedi scheda film

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La recensione su Il traditore

di Furetto60
8 stelle

Ottimo film di Marco Bellocchio , imperniato sulla figura del famoso collaboratore di giustizia, Tommaso Buscetta, interpretato magistralmente da Pier Francesco Savino.

Lo splendido film, di Bellocchio comincia con una sfarzosa festa dedicata a Santa Rosalia, allestita all’insegna di un grossolano gusto kitch tra canti, balli, fuochi d'artificio, in un rito dal sapore più pagano e tribale, che cattolico, nella Palermo del 1980. Dopo il tempo del contrabbando di sigarette, la città è divenuta la capitale mondiale dell'eroina, attraversata da un fiume di morte e denaro. Si fronteggiano due gruppi famigliari, I corleonesi e i Palermitani, che fanno capo a due esponenti influenti di Cosa nostra, con i loro corrrispettivi “entourage” che in questa occasione, sugellano una finta riconciliazione, una pace posticcia, come dice uno dei capi, ”facciamo teatro” di fatto il preambolo per la seconda brutale guerra di mafia, che si svolgerà tra agguati e ammazzamenti ,in numero esponenziale, in nome del Dio Denaro. E’ presente anche Tommaso Buscetta, lo si vede aggirarsi con aria preoccupata, nel salone della grande villa, il cosiddetto boss dei due mondi. Tre mogli e otto figli, pur essendo, parole sue, un semplice soldato, nell’organico di “cosa nostra” ha saputo mettere insieme un piccolo impero. Intuendo la micidiale e letale smania di potere del rivale corleonese Totò Riina, Buscetta ripara in Brasile, per scansarsi da una spietata mattanza, che di lì a poco decimerà la sua cosca e farà vittime all’interno della sua stessa famiglia, lui stesso è braccato, anche all’estero dove si è rifugiato e dove peraltro continua la sua attività ”illegale” Ma prima degli uomini di Riina, arriva la polizia brasiliana ad arrestarlo e a torturarlo senza pietà, per carpirgli il nome del suo referente “in loco” per il traffico di eroina. Poi arriva l'estradizione e a quel punto Buscetta sembra condannato, o in carcere o anche fuori, i sodali del “capo dei capi” non gli darebbero tregua. Il giudice Giovanni Falcone,a questo punto, gli offre una “chance”, diventare collaborare di giustizia e quindi salvare la pelle, e rifarsi una vita, evento inusuale nella storia della mafia. Per il suo “codice d'onore”, questo comportamento equivale a un vero e proprio tradimento, perfino la sorella lo rinnega, dopo aver visto morire il marito in una vendetta trasversale, ad opera dei soliti Corleonesi. Ciò che Buscetta svela a Falcone, sono le complesse dinamiche interne, di un'organizzazione mafiosa di cui, fino ad allora, si dubitava persino dell'esistenza stessa. Buscetta fa nomi e cognomi, di quelli che contavano nella geografia criminale di Cosa nostra. Grazie alle sue rivelazioni, viene istruito il Maxi-Processo con 475 imputati, tra i quali figurano Luciano Liggio, Pippo Calò,Michele Greco Salvatore Montalto e moltissimi altri, tra i  contumaci all' epoca,Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella,un evento senza precedenti. La sentenza di primo grado emessa nel 1987,  comminò 346 condanne e  diede un duro colpo alla mafia, passando alla storia, Falcone dopo la conferma delle condanne in appello, con arguzia evitò, che in Cassazione, il processo arrivasse a quel Carnevale, soprannominato ”l’ammazzasentenze” e alla fine le condanne diventarono definitive. La risposta Di Riina non si fece attendere, arrivò la strage di Capaci, in tutta la sua dirompente e choccante sequenza  e a seguire le rivelazioni di “Masino” sui presunti contatti tra importanti esponenti del mondo politico ed elementi di spicco della malavita siciliana. Il film non segue un andamento strettamente cronologico e non narra l'intera vita di Buscetta, il cui protagonista è l’eccellente Pier Francesco Favino, bensì si concentra sugli anni '80 e '90, dallo scoppio della faida al maxiprocesso di Palermo, andando avanti e indietro senza ordine temporale, per integrare e spiegare quanto sta avvenendo. Bellocchio gira una storia articolatissima, inframezzata da immagini di repertorio, immancabile e indimenticabile “lo sfogo” della vedova “Schifani” ,ricca di personaggi, attraversata da passaggi, confronti e scontri, omicidi, esecuzioni e soprattutto il regista, disegna un verosimile ritratto di Tommaso Buscetta, uomo dalla personalità complessa, dalle tante sfaccettature, capace di commuoversi, ma anche di uccidere spietatamente, con tutte le sue contraddizioni e i suoi vizi, in primis la passione per le donne, poi le bugie e una certa sottile vanità, lo si vede tingersi vezzosamente i capelli e scegliere vestiti eleganti per comparire nei processi. Nel rapporto con il giudice Falcone, personaggio che rimane defilato, trapela con chiarezza la stima che nutriva per il magistrato coraggioso, in qualche modo perfino ricambiata, al quale dice senza mezzi termini: ”Quello che ci stiamo dicendo, lo sanno già tutti, bisogna vedere a chi faranno morire prima, tra noi due, perché è questo che ci capiterà” colorita la figura di Pippo Calò, l’ottimo ,Fabrizio Ferracane, nemico giurato del Buscetta, traditore della sua fiducia e assassino dei suoi figli. Non efficace la comparsata dell'attore che impersona Andreotti, che non possiede né i tratti somatici, né il carisma di quello vero, il personaggio di Totò Riina alias Nicola Calì, riesce invece ad emanare un’aura inquietante, pur comparendo e parlando pochissimo. Il linguaggio adoperato dagli attori, è un dialetto siciliano strettissimo e incomprensibile, senza i sottotitoli, che la regia per nostra fortuna, ci mette a disposizione. Mentre Totuccio Contorno, alias Luigi Locascio, altro “pentito” rilascia le sue dichiarazioni, un avvocato difensore si lamenta, invocando per la testimonianza ” l’italiano” accomunandosi forse al pensiero di molti spettatori. ' “Il Traditore” di Marco Bellocchio,esempio di cinema di impegno civile e di denuncia, è l'unico film italiano in concorso per la Palma d’oro, uscito nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, riceve dodici minuti di meritatissimi applausi al 72° Festival di “Cannes.“

 

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