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Caro diario

Regia di Nanni Moretti vedi scheda film

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La recensione su Caro diario

di Baliverna
10 stelle

Riflessioni ed esperienze personali, presentate col filtro dell'intelligenza e della fantasia. Un'opera fuori dagli schemi e perfetta.

Secondo me è il capolavoro di Nanni Moretti, e anche il picco a cui sarebbe seguito un certo declino. Nel suo, lo definirei un film privo di difetti, geniale in certi punti, che si segue facilmente e molto volentieri, cosparso di inventiva, e idee originali.
E' una pellicola che va contro molti canoni della narrazione cinematografica, specie il primo capitolo, quello della Vespa. Eppure Moretti riesce a rendere interessante anche il vagare per Roma senza meta, a velocità ridotta, di un perdigiorno in Vespa che si interessa dei rioni e delle case della città. Elemento essenziale della pellicola è la voce narrante dello stesso regista, mai banale o riempitiva. Le impressioni, i pensieri e le deduzioni sono non convenzionali, e allo stesso tempo molto indovinati. I capitoli sulle isole e sui medici sono più narrativi, ma non in senso tradizionale.
Gli svariati personaggi che compaiono nel corso dell'opera sono quasi sempre delle caricature, ma il regista sa indirizzare la recitazione degli attori in modo tale che non facciano mai i pagliacci, ma abbiano appunto dei comportamenti sopra le righe. In questo modo, vengono messi alla berlina evitando l'effetto farsa. In essi si trovano molti atteggiamenti di moda allora e spesso anche oggi. Molto indovinati ho trovato le famiglie moderne con bambini moderni (genitori pavidi e psicologi, bambini che comandano), i medici che si occupano solo dei sintomi e non delle cause del male, la dipendenza televisiva di molte persone. Per oggi, mutatis mutandis, il discorso fila se solo si sostituisce la TV con Facebook e Whatsapp. Fanno sorridere amaramente le stoccate a Beautiful, la soap opera che cambiò la TV italiana, e forse anche l'Italia. Le scene su Beautiful non sono neppure delle caricature, ma semplicemente realistiche.
Bravi tutti gli attori, i quali comprendono molte poco più di comparse e qualche cameo. Anzi, le comparse mi sono sembrate così vere che non sembra che stiano recitando. Tra i volti noti o futuri noti ricordo Carlo Mazzacurati (il critico che ha lodato "Henry, pioggia di sangue"), il futuro pezzo da 90 della cultura italiana Moni Ovadia, e il giovane e ancora sconosciuto Marco Paolini.
Un altro elemento forte della pellicola è lo stacco delle scene, cioè lo stacco tra una una scena, o sequenza, e l'altra. Il taglio è fatto nel punto giusto, che rende il finale arguto, curioso o... tagliente.
Nanni Moretti era all'epoca un uomo di sinistra fuori dagli schemi, che spesso spiazzava i suoi stessi compagni di partito, che sapeva essere autocritico e autoironico, e che sosteneva non di rado opinioni molto lontane dai canoni di quella parte politica. Si pensi alle idee sulla coppia dei primi film. Questo, comunque, lo ritengo un film apolitco, che cerca solo di fotografare la propia vita e i propri pensieri, molto personale ma mai narcisistico. E' un equilibrio difficilissimo da raggiungere.

Mi ricordo il grande successo che fece, quanto se ne parlò, e la grande attesa della prima visione tv. Oggi mi sembra che sia caduto nel dimenticatoio. Forse sono stato distratto, ma non mi ricordo di averlo mai visto riprogrammato in TV da allora.

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