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Il clandestino

1 stagioni - 12 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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La recensione su Il clandestino

di supadany
4 stelle

La buona volontà è un fattore indubbiamente (pro)positivo, che fa sempre un enorme piacere e che pone automaticamente in una posizione favorevole al cospetto dell’interlocutore di turno. Tuttavia, se come base di partenza è assolutamente valido, a un certo punto serve aggiungere anche dell’altro per far sì che i suoi effetti invitanti non vengano dissipati, dispersi come foglie al vento.

Ebbene, Il clandestino contiene davvero tutto quanto servirebbe per volare in alto, per inserirsi in un contesto altamente competitivo ritagliandosi uno spazio ad hoc, purtroppo il suo elevato fattore umano e una spigliata attitudine a slittare dalle abitudini che albergano/imperversano in tanta fiction made in Italy, non sono sufficienti per contrastare/calmierare/ammutolire manchevolezze e cadute di atteggiamento che, alla fine, emergono a chiare lettere senza lasciare scampo, almeno per chi pretende un minimo di costrutto e congruità.

In seguito a un attentato dinamitardo, Luca Travaglia (Edoardo LeoSmetto quando voglio, La dea fortuna) lascia il suo ruolo di ispettore capo dell’antiterrorismo trasferendosi da Roma a Milano per ricominciare da zero.

Qui conosce Palitha (Hassani ShapiLezioni di cioccolato, Il nostro matrimonio è in crisi) e comincia, non senza titubanze iniziali, un’attività di investigatore privato.

Tra un caso e l’altro, sempre risolti scavalcando ostacoli in apparenza invalicabili, Luca intraprende una nuova relazione con Carolina Vernoni (Alice ArcuriHoliday, Petra), una scrittrice per cui inizialmente lavora come guardia del corpo, ma non smette di ricordare Khadija (Lavinia LonghiLa porta rossa, Italiano medio), la sua ex che in quell’attentato ha perso la vita, e nemmeno un ex collega finito su una sedia a rotelle.

Tra misteri risolti con abilità e tante difficoltà quotidiane, Luca avrà anche l’occasione per chiudere una ferita aperta che non gli concede tregua.

 

Hassani Shapi, Edoardo Leo

Il clandestino (2024): Hassani Shapi, Edoardo Leo

 

Prodotto da Rai Fiction e Italian International Film – Gruppo Lucisano, scritto a sei mani (…) da Renato Sannio, Ugo Ripamonti e Michele Pellegrini e interamente diretto da Rolando Ravello (Tutti contro tutti, La prima pietra), Il clandestino è una serie di dodici episodi da circa 50 minuti cadauno, frutto di un grande impegno, con i suoi sei mesi di riprese.

Come linea di principio, riprende parecchie coordinate riconosciute per poi rimontarle con aggiustamenti e ragguagli, costituendo un riquadro multipolare che si insedia a Milano, combinando ambienti agli antipodi, ondeggiando incessantemente tra quel lusso che tutto il mondo sta apprezzando e una periferia allo sbando, dove nessuno può permettersi di dormire sonni tranquilli e di avere un sostegno dalle istituzioni.

All’insegna di uno spirito di aggregazione che guarda a valori fondanti, come l’amicizia e uno spirito di sacrificio da destinare all’aiuto del prossimo, Il clandestino è un contorsionista che mescola il crime (con risoluzioni a comando, risibili e arruffate) e la commedia (si cerca di alleggerire il clima ma le stonature sono smaccate e come tali ardue da digerire), il dramma (espresso con termini approssimativi/ingommati e macigni veramente pesanti da assorbire) e l’azione (qui basta limitarsi a stendere un velo pietoso, siamo dalle parti della sciagura), con un’integrazione scarabocchiata che ha un’evoluzione sia verticale (ogni episodio ha una trama autoconclusiva), sia orizzontale (lo sviluppo del protagonista), con tanto di continui flashback che, un passo alla volta, vanno a svelare la verità - in principio solo abbozzata - sul passato di Travaglia.

Detto che, rimanendo in casa Rai, non ha niente a che vedere con i turbamenti di Rocco Schiavone e le procedure non reggono minimamente il passo agile/deduttivo/credibile/esaustivo di Imma Tatarammi, questa serie, pur avendo nel suo bagaglio sensi di colpa e fantasmi del passato, demoni interiori e ricerca di riscatto, fratture emotive e voglia di ricostruire, ha giganteschi problemi di coesione, oltre che di qualità (quasi del tutto assente).

Anche volendo scartabellare le singole situazioni tipo (tra spaccio e rapine, scandali sessuali e campi rom, discriminazioni e matrimoni combinati, risse tra minori e lavoro in nero) non si va lontano, poiché sono elaborate a braccio, con infelici colpi di clava e madornali punte di ridicolo, predicando bene per poi razzolare male.

Così facendo, il potenziale del personaggio principale – che vanta importanti lati oscuri/tenebrosi - finisce per essere inespresso (o peggio, per essere demolito alla radice), rendendo inutile l’abnegazione di Edoardo Leo, che ci crede davvero, che fa il duro fuori/fragile dentro, per poi risultare mono espressivo (diciamo che in questo caso è in buona compagnia).

Alla fine, pur considerando che sussiste un intrattenimento di base per il pubblico generalista (i dati Auditel lo hanno premiato), si possono salvare solo saltuari squarci e le intenzioni,mentre di realmente riuscito c’è davvero poco, come la title track – davvero convincente ed emozionante - di Simone Cristicchi.

 

Edoardo Leo

Il clandestino (2024): Edoardo Leo

 

A conti fatti, Il clandestino presenta le condizioni per pensare di chiudere un occhio e non infierire, con uno sguardo diverso dal solito e una navigazione che staziona principalmente ai margini, ma poi getta tutto alle ortiche con bug e impacci troppo numerosi, ripetuti e visibili per assicurarsi un giudizio clemente.

Con un’attività sostenuta ma anche troppe spiegazioni tirate per filo e per segno (senza le quali, mancherebbero dei pezzi salienti), un pacchetto di convenevoli stridenti/striscianti e giunzioni anestetizzate/sfilacciate, contaminazioni velleitarie e deragliamenti sotto la soglia della decenza, pronti a irrompere sulla scena nei momenti meno opportuni.

Completista e raffazzonato, volubile e maldestro.

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