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X-Men - Giorni di un futuro passato

Regia di Bryan Singer vedi scheda film

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La recensione su X-Men - Giorni di un futuro passato

di nickoftime
7 stelle

Il ritorno di Bryan Singer alla Marvel, ed in particolare alla serie dedicata agli X-Men è cosa di poco conto. Tanto per fare paragoni, sarebbe come se Mourinho dopo la parentesi spagnola fosse tornato all’Inter oppure, restando  al cinema, che Sam Raimi si gettasse dietro le spalle dissapori e incomprensioni, e tornasse a dirigere Spiderman. L’importanza di Singer poi ha che fare con i numeri e con un primato importante in termini di credibilità, avendo lui diretto con quest’ultimo episodio dei mutanti ( ma il progetto prevede anche un seguito) ben quattro Hero Movies, tra cui ricordiamo la controversa riedizione di “Superman Returns”.

 

Per riannodare i fili con i suoi prediletti il regista sceglie di viaggiare nel tempo, immaginando una storia in cui il ritorno al passato di Wolverine, spedito nella Los Angeles degli anni 70 per incontrare Charles Xavier, è l’estremo tentativo per cambiare il corso di eventi che vedono i mutanti perseguitati e uccisi da robot -le sentinelle – creati dal governo per sbarazzarsi della loro presenza. Il compito di Logan sarà quello di rimettere insieme il gruppo scioltosi all’indomani della cattura di Magneto, convincendo il riluttante Xavier, caduto in depressione per il tradimento di Raven, a ritrovare ideali e determinazione.

 

 

Hugh Jackman

X-Men - Giorni di un futuro passato (2014): Hugh Jackman

 

 

Detto che il film “X-Men- Giorni di un futuro passato” è la trasposizione riveduta e corretta di una delle saghe più belle del mondo Marvel, è impossibile non sottolineare l’abilità di regista e produttori di operare un restyling privo di soluzioni traumatiche (come invece era accaduto a “Spiderman” nel passaggio di consegne tra Sam Raim e Marc Webb) e lavorando più all’interno del tessuto narrativo che in quello del marketing. Così come non si può non notare che il viaggio temporale di Xavier e soci sembra replicare l’idea di “X-Men: l’inizio”, in cui le origni dei mutanti sono rivisitate in chiave vintage, e che la nuova storia sia ritagliata su quei personaggi della serie interpretati da alcuni degli attori più in voga del momento. In questo modo il protagonismo commerciale di Jennifer Lawrence, e quello per cinefili di Michael Fassbender, (Shame, 12 anni schiavo) aggiunge al film un surplus di immaginario cinematografico che sicuramente farà bene alle casse dei produttori. Sul piano dei risultati però il film non è’ all’altezza delle aspettative perché l’operazione nostalgia voluta da Singer rimane a metà strada tra la rivisitazione di un mondo perduto e una riformulazione testuale che non apporta nessuna novità sostanziale. In questo senso, anche l’ennesimo tradimento di Magneto, prevedibile quanto meccanismo, ripropone una dialettica tra bene e male che non trova alternative a ciò che abbiamo già visto. Così in una trama oscura e apocalittica, in cui il pendolo esistenziale oscilla tra catastrofe e palingenesi a emergere è l’umanità dei vari personaggi, tutti quanti impegnati, chi più chi meno, a mostrare il lato più fragile delle loro personalità. Certo, non siamo dalle parti del Superman ultrasensibile disegnato da Singer, ma vedere Wolverine in versione pacifista e’ quasi una rivoluzione. Il resto invece, e’ routine d’autore.

(dreamingcinema.it)

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