Espandi menu
cerca
Kinds of Kindness

Regia di Yorgos Lanthimos vedi scheda film

Recensioni

L'autore

yume

yume

Iscritto dal 19 settembre 2010 Vai al suo profilo
  • Seguaci 117
  • Post 117
  • Recensioni 613
  • Playlist 47
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Kinds of Kindness

di yume
8 stelle

Il vecchio caro, sulfureo regista di Kynodontas, Alps ecc. ha fatto ritorno.

locandina

Kinds of Kindness (2024): locandina

Sinossi ridotta all’osso: un uomo cerca di prendere il controllo della propria vita totalmente espropriata dal datore di lavoro; un poliziotto piange la moglie dispersa in una operazione sulla barriera corallina, ma quando lei torna non la riconosce; una donna lascia la famiglia per seguire un guru in cerca di una leader spirituale che faccia resuscitare i morti.

Un trittico, come una trilogia dei bei tempi antichi sulla scena del teatro di Dioniso ad Atene, e il dramma satiresco che avrebbe sollevato gli animi intenti, dall’alba al tramonto, ad aspettare la catarsi tragica dopo aver assistito ai volteggi all’umana follia, qui è affidato al ballo di Emma Stone, che, con perfetta gestualità da disco dance, dice allo spettatore, estenuato da quasi tre ore di martellamento a timpani e cervello, che niente paura, la vita è da così a meno di così,dance, dance, otherwise we are lost.

Un certo tipo di gentilezza, Kinds of kindness, ha la beffarda ironia che dal titolo si spalma su tutto il film, alle prese, in perfetto stile Lantimos, con quelle situazioni cheavvertiamo come normalità, convivenza di donne e uomini che il Caso fa incontrare e interagire in quella inesausta ricerca di amore, successo, comprensione, condivisione che li contraddistingue, ma che finisce, inevitabilmente, nel trionfo del Caos, dimensione a cui la violenza è connaturata, è parte integrante del sistema, è istinto di sopravvivenza, è dove estetica e morale tornano ad essere quello che sono, costruzioni che l’uomo crea per autoingannarsi.

C’è qualcosa che ricorda i 71 Frammenti di una cronologia del caso di Michael Haneke.

Anche qui si svela, irridendolo, il bisogno dell’uomo di darsi un credo, una traccia, un Dio che spieghi e che consoli.

Per l’impiegato è il suo capo, per il poliziotto l’amata moglie, per la moglie e madre il guru manipolatore.

In Lantimos, però, si va molto oltre.  Con implacabile estro fantastico il regista pone i suoi personaggi su strade impercorribili eppure asfaltate di normalità.

Hong Chau

Kinds of Kindness (2024): Hong Chau

 

Jesse Plemons, Hong Chau

Kinds of Kindness (2024): Jesse Plemons, Hong Chau

Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley

Kinds of Kindness (2024): Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley

E’ normale, infatti, il rapporto gerarchico fra datore di lavoro e subalterno che scatena pulsioni omicide, come anche l’evoluzione di un uomo ben inserito nel settore ordine pubblico, fa il poliziotto, che dà di matto per la perdita dell’amatissima moglie al punto di non riconoscerla quando lei torna e il femminicidio sembra l’esito scontato; normale, anche, è cronaca di ogni giorno, che una moglie e madre non ce la faccia più a sostenere questi ruoli  e si conceda anima e corpo ad una setta che aspira alla purificazione tramite acqua.

Storie di ordinaria follia, potremmo dire, che non sconvolgono, se non fosse il versante, a volte così macabro da rasentare il ridicolo, che Lantimos si diverte ad inventare per le marionette del suo teatro.

E a marionette e teatro di pupi si pensa, infatti, e all’abile manovratore nascosto dei fili.

Gli attori sono attanti di una troupe intercambiabile.

Defoe, Stone e Plemmons rivestono più ruoli col cambiare di scena, ogni volta perfetti nella nuova identità, e già questo la dice lunga su quanto sia scarsa la varietà dei tipi umani che noi crediamo infinita, in realtà inquadrati in pochi schemi ripetitivi dal tempo di Adamo ed Eva.

Quello che cambia è il modo di vivere la loro apparente normalità, e qui interviene la fantasia (diciamo pure il genio) di Lantimos che, da consumato burattinaio, trova soluzioni inattese per divertire (nel senso etimologico del termine) il suo pubblico.

Dai film di Lantimos non si può uscire indifferenti, dimenticandoli il giorno dopo. Possono indignare, dividere, far nascere antipatie fra detrattori e acclamatori, ma restano, costringono a farsi delle domande, a chiedersi se per caso non siano uno specchio (deformante quanto vogliamo, ma uno specchio) della nostra miseria.

Inutile esercizio quello di chi fa una graduatoria delle sue opere, ognuna di esse vive di luce propria e tutte hanno il merito di stupire. Barocchismo? Forse, è del poeta il fin la meraviglia, ciò che conta è quel profondo umanesimo da cui prorompe l’invenzione macabra, a volte splatter, che accompagnò anche Dante in giro per Malebolge.

Lantimos irride per non piangere, quel teatro dell’assurdo con le sue pennellate di orrore ci fa paura, è l’apparente assurdità della sventura che Jaspers riconosceva nel destino dell’eroe tragico.

Ma, molto peggio, questo è un tempo che non ha più eroi, solo miserabili marionette.

E Lantimos non perdona.

Sceneggiatura, musica, scenografia, fotografia, costumi, cast di attori: la perfezione.

Qualcuno ha gridato per Kind of kindness ad un calo di forza, di spettacolarità, dopo Povere creature!

Credo sia il suo pregio, è il vecchio caro, sulfureo regista di Kynodontas, Alps ecc. a fare ritorno.

 

 

 

www.paoladigiuseppe.it

 

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati