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Omicidio a Easttown

1 stagioni - 7 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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di mck
8 stelle

Imparare a convivere con l’inaccettabile.

 

 

Uno dei pregi di “Mare of EastTown”, la serie (7 ep. da 1 ora l'uno) creata e scritta da Brad Ingelsby (“Out of the Furnace”, “American Woman”, “the Way Back”) per HBO e interamente diretta lungo tutti i sette episodi da Craig Zobel (“Compliance”, “Z for Zachariah”, “the Hunt”), è che i personaggi impiegano - “come” in un film, senza il “classico” pilot di presentazione seriale - il loro tempo a comparire: a volte ne viene pronunciato il nome, rimangono fuori campo per un po’, vi restano, per poi… Al contempo, la cosa un po’ molesta, ma non sfibrante, e tutto sommato necessaria al genere, è la mole (ribadisco: naturale e giustificabile) di indizi allusivi e ammiccanti, e vicoli ciechi e false piste, e l'espediente dei cliffhanger e la tecnica dei colpi di scena: la sorpresa alla fine c’è (per lo meno regge sino all’inizio dell’ultimo episodio), ma rimane il fatto che l’utilizzo del “Chi può essere stato?” (whodunit) è “pesante”.

 

 
La dimostrazione di quanto siano bravi Brad Ingelsby a scrivere e Craig Zobel a dirigere, con la fotografia di Ben Richardson (“Beasts of the Southern Wild”, “Cut Bank”, “Wind River”, “YellowStone”, “1922”), il montaggio di Amy E. Duddleston & Naomi Sunrise Filoramo e le musiche di Lele Marchitelli (tv: “Avanzi”, “Tunnel”, “Pippo Chennedy Show”, “l’Ottavo Nano”, “gli Stati Generali”; cinema: “Sono Pazzo di Iris Blond”, “la Grande Bellezza”, “the Young/New Pope”, “Loro”), è cristallizzata nella sequenza alla fine del primo episodio, col racconto corale del (non) risveglio mattutino accompagnata dalla splendida... 

 

 

...“Pockets of Life” di Lubomyr Melnyk: ad un certo punto la suoneria di uno smartphone squilla - una, due, tre volte prima che la chiamata venga presa - e la musica… non recede di mezzo decibel, e con lei il racconto - forte, estremo, doloroso - prosegue perseguendo la propria strada, raggiungendo risonanze (pardon) sokuroviane.

 

 

Kate Winslet è la Mare del titolo, Miss Lady Hawk HerSelf, ma è anche “of EastTown”, insomma: è la serie: la sua performance non è “perfetta”, e in alcuni tratti sfiora la “maniera” (si considerino, parimenti, le sue prestazione in “Mildred Pierce” e “Wonder Wheel”), ma per il resto è gigantesca [mentre invece è difficile, per un non anglofono, giudicare (ma ci ha pensato il SNL) il buon lavoro mimetico sugli accenti (DelCo: Delaware County, Pennsylvania: "water" → "woter" → "wuter" → "wtr") e le inflessioni del luogo].


Al suo fianco le semplicemente monumentali Jean Smart (“Fargo”, “Legion”, “Hacks”) e Julianne Nicholson (“BoardWalk Empire”, “Monos”).

 


Il cast, sterminato (e raggruppato dall’eccezionale lavoro di raccolta di corpi e sguardi ad opera della grande Avy Kaufman), è completato, per alcuni dei co-protagonisti e dei personaggi secondari più importanti (quasi tutti più o meno imparentati tra loro), dalla figura tragica (come molte, nella storia) interpretata da Cailee Spaeny (“DEVS”) e da Evan Peters (il detective Zabel), John Douglas Thompson (il capo della polizia locale), Guy Pearce [lo scrittore da un solo (grande) romanzo (americano), in temporanea trasferta in provincia come insegnante di college), Angourie Rice (dalla Rose di “These Final Hours” alla Jane di “the Beguiled”), David Denman, Joe Tippet, Neal Huff, James Mc Ardle, Enid Graham, Sosie Bacon, Phillys Somerville (“Little Children”, qui al suo ultimo ruolo), Ruby Cruz, Chinasa Ogbuagu, Madeleine Weinstein…
Inoltre, è un piacere rivedere in “azione”, anche se solo per il tempo di un episodio, Gordon Clapp, il detective Greg Medavoy del “NYPD Blue” di Steven Bochco e David Milch.

 


Nota a margine: gli spettatori son cresciuti nel corso del tempo: dai 600.000 del pilot sono via via aumentati sino a più che raddoppiare, quasi triplicare (1.5 mln), per il final season.

Curiosità: è la prima volta (?) che Kate Winslet impugna una pistola di/in scena.

Mare of EastTown”, o dell’imparare a convivere con l’inaccettabile.

* * * * ¼    

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