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These Final Hours

Regia di Zak Hilditch vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su These Final Hours

di mck
7 stelle

There's still time.

Ore 07.30 A.M., tempo di Perth, Australia Occidentale, affacciata sull'Oceano Indiano. Approssimativamente nel Nord Atlantico è avvenuto lo scontro con un asteroide. Lo scrollarsi di dosso del mondo impiegherà circa 12 ore per circondare la superficie del pianeta da “entrambe”, cioè da tutte, le direzioni, abbracciandosi con la sua espansione sferica (i cerchi concentrici di un sasso in uno stagno...globulare) ed intrecciando i fronti agli antipodi dell'impatto. Nel frattempo, come tanti gattini schrödingeriani appesi al decadimento di una particella che potrà avvenire tra un nanosecondo come tra un milione di anni il cui destino però è segnato dalla pressa industriale in cui è posta la scatola, l'egoismo e il sacrificio paiono entrambi inutili, destituiti di senso e funzione: quando anche il tempo soggettivo di questo spicchio di universo roteante finirà, mangiato dallo spazio nella sua inarrestabile corsa a immane velocità divorante la Terra, l'Acqua e l'Aria, non rimarrà più alcuno a scandirne l'assenza. Ma fino a quel momento...ci sarà sempre tempo per restare umani, e rimanere verticali – droga/sogno, sesso (amore/violenza: tira più un carro di buoi o un film apocalittico? Un carro di buoi diretto verso l'apocalisse, e pieno di fica), morte (omicidio/suicidi), rifugio (speranza: culla/grembo - tana/focolare) – scegliendo cosa fare e cosa non fare.
Cos'è, questo, se non la vita di tutti i giorni...sottoposta ad una immensa accelerazione, centrifugata per separare la crusca dalla pula, l'oro dalla sabbia, il DNA dalle proteine, dalle membrane e dai frammenti cellulari, estraendone, precipitandone, sedimentandone e concentrandone l'essenza.    

 

 

Quando tutto sta per finire, anche una siepe, una veranda, un parcheggio deserto ti commuovono, proclamando la loro dismissione, l'emancipazione dai loro creatori.

- Scritto (se non certo l'unico il momento dei pur pochi presenti nella pellicola a cedere alla scorciatoia, alla faciloneria e alla retorica del manuale degli esempi è quello in cui A punta una pistola contro B, poi C la prende ad A e la punta verso B, ma poi spara a D) e diretto da Zack Hilditch (“1922”).
- Produzione: Liz Kearney e Robert Connolly.
- Fotografia: Bonnie Elliott. Montaggio: Nick Meyers. Scenografie: Nigel Devenport. Costumi: Marcia Ball.
- Effetti Speciali: Double Barrel VFX.
- Colonna Sonora: musiche di Cornel Wilczek (tranne quelle del party che sono composte da Alex Akers ed eseguite dai Forces), supervisione: Jemma Burns; Sound Design: Emma Bortignon (si fa sentire in specie sul finale).

Nathan Phillips (James) regge bene il semi/quasi one man show, circondato da uno stuolo di altrettant'o ancor più brave attrici: dalla giovane co-protag. Angourie Rice (Rose, la ragazzina salvata dagli stupratori), passando per le differenti tra loro, ma entrambe rimarcabili nei loro ruoli, Jessica De Gouw e Kathryn Beck (le due fidanzate del protag., la prima ufficiale ma non amata e la seconda non ufficiale ma amata), e giungendo sino alle comparse di Lynette Curran (la madre del protag.), apparizione breve ma potente, Daniel Henshall [l'amico del protag., fratello della fidanzata ufficiale ed organizzatore dell'Ultimo Party dell'Umanità: cominque vada (non) sarà un successo], Sarah Snook (la madre di Mandy, un'altra Rose), in un'interpretazione intensa, e – tornando là dove tutto è iniziato - David Field (Chopper, the Rover), il DJ radiofonico.

It's coming. It's coming.   

 

Take Shelter

Melancholia

4:44 - Last Day On Earth

These Final Hours

[Attenzione spoiler: tutto muore]

 

Le ceneri.
Minimo florilegio/bignami del filone fine-di-mondo (escluse epidemie di zombie e non, e invasioni aliene, con qualche eccezione al limine, del tutto arbitraria), umanista, psico-sociologico e speculativo e/o Hard SF, di fine/inizio millennio (gli ultimi vent'anni), tutti in fila in ordine cronologico, niente panico, è solo la fine del mondo: “Deep Impact” di Mimi Leder (1998), “Last Night” di Don McKellar (1999), “le Temps du Loup” di Michael Haneke (2003), “the Day After Tomorrow” di Roland Emmerich (2004), “SouthLand Tales” di Richard Kelly (2006), “Children of Men” di Alfonso Cuaron da P.D. James (2006), “Tres Días” di F.Javier Gutiérrez (2008),2012” di Roland Emmerich (2009), “the Road” di John Hillcoat da Cormac McCarthy (2009), “Vanishing on 7th Street” di Brad Anderson, (2010), “A Torinói Ló” di Tarr Béla (2011), “Melancholia” di Lars von Trier (2011), Take Shelter di Jeff Nichols (2011), “4:44 - Last Day on Earth” di Abel Ferrara (2011), “Perfect Sense” di David Mackenzie (2011), “die Wand” di Julian Pölsler (2012), “Seeking a Friend for the End of the World” di Lorene Scafaria (2012), “the Cabin in the Woods” di Drew Goddard (2012), il ''dittico'' composto da “This is the End” di Evan Goldber e Seth Rogen + James Franco (2013) e dal capitolo finale della trilogia del cornetto, “the World's End” di Edgar Wright-Simon Pegg (2013), "These Final Hours" di Zak Hilditch (2013), “Bokeh” di Geoffrey Orthwein e Andrew Sullivan (2017)… Aggiungerne a piacere, su, su, sino a “Verdens UnderGang” di August Blom, “la Fin du Mond” di Abel Gance, “la Jetée” di Chris Marker (e poi “12 Monkeys” di Terry Gilliam), “No Blade of Grass” di Cornel Wilde, e “la Fin Absolue du Mond” di Hans Backovic (e John Carpenter)...

* * * ½ (¾)      

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