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Monsterland

1 stagioni - 8 episodi vedi scheda serie

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di mck
7 stelle

"Magari ti prendo un berretto."

 

 

Convince tanto, da una parte, senza strafare, innescando un buon passo e mantenendolo costante per tutta la propria durata, comprese le parentesi più canoniche e riempitive, quanto, per contro, dall’altra, similmente, senza adagiarsi lungo una facile china in falsopiano che avrebbe portato il tutto verso vette d’inusitata semplificazione, retorica e banalizzazione (ma qui siamo in territorio Hulu – ovvero: “22/11/’63, “the HandMaid’s Tale”, the Looming Towers”, “DEVS”, “InTo the Dark” –, non ABC/NBC), “MonsterLand”, la serie semi-antologica in 8 episodi slegati tra loro, ma al contempo collegati da un filo rosso...

 


[se si pongono come estremi, da una parte “Short Cuts” di Robert Altman, da Raymond Carver, il cui tratto d’unione sono solo due personaggi, ovvero, in apertura, la squadriglia di elicotteri che irrora il territorio di insetticida contro l’alloctona mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata) e, in chiusura, il terremoto, e dall’altra “Magnolia” di PTA, le cui storie/vite e linee narrative sono molto più connesse ed intrecciate fra loro, allora in mezzo le si può affiancare “Challenger”, il romanzo di Guillem López del 2015 ambientato a raggiera in una Miami adombrata in una limpida mattina invernale del 1986 dalla retorica, ipotetica/impossibile e metaforica ombra lunga proiettata al suolo dalla nuvola di vapore acqueo condensato e fumo di carburante combusto dello Shuttle esploso in volo poco più di un minuto dopo il decollo dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral e “Tales from the Loop”, la serie di Nathaniel Halpern di questo stesso 2020 basata sulle opere illustrate di Simon Stålenhag, la cui struttura a capitoli compartimentati ma permeabili si avvicina a quella, comunque molto più verticale, del lavoro preso qui in esame]

 


...di tematiche, poetica, atmosfere e… Kaitlyn Dever (ch’è la protagonista del pilot, compare in un cameo in uno degli episodi centrali ed ha un ruolo di rilievo nel finale di stagione), creata e co-prodotta/scritta/diretta da Mary Laws (co-sceneggiatrice del “the Neon Demon” di NWR e di una manciata di puntate di “Preacher”) traslando il romanzo d’esordio a guisa di collezione di racconti “North American Lake Monsters: Stories” di Nathan Ballingrud del 2013 (che, dal canto suo, ha ricevuto gli elogi di Jeff VanderMeer e Cory Doctorow, ma ancora aspetta una traduzione in italiano).

 


1. "Port Fourchon, Louisiana", diretto da Anne Sewitsky e scritto da Mary Laws.
A volte bisogna dover convivere con ciò che si è fatto per poter (soprav)vivere, così da poter financo riuscire ad essere chiunque, persino sé stessi.
Ottimi Kaitlyn Dever (il magnifico "UnBelievable") e Jonathan Tucker.
Il soprannaturale è superfluo e accessorio ma, come già detto in esergo, non stroppia.
* * * ½

2 . "Eugene, Oregon", diretto da Kevin Phillips e scritto da Scott Kosar.
Vive soprattutto di vaghe restituzioni di tecniche di sintassi mediatica: diegesi, PdV, ellissi, hysteron proteron, sovrapposizione di campi, enunciazione camuffata…
Il sovrannaturale è un pretesto scatenante irrisolto/incompleto.
* * ¾

 

 
3. "New Orleans, Louisiana", diretto da Craig William Macneill e scritto da Mary Laws.
Che mostri, i rimorsi della coscienza!
Può ricordare, collateralmente, “the Strange Thing About the Johnson”, il mediometraggio d’esordio dell’Ari Aster di “Hereditary” e “MidSommar”.
Spunta la capoccetta di Kaitlyn Dever ad un party.
Il soprannaturale è un Deus ex Machina “discreto” e moralizzatore.
* * ¾

4. "New York, NY", diretto da Eagle Egilsson e scritto da Wesley Strick.
Uno degli episodi potenzialmente più promettenti (argomentazioni e questioni ambientali, economiche e processuali, e un grande attore caratterista assurto qui al ruolo di protagonista), che però apre troppe parentesi (persino una seconda linea “fantasy-trascendente” con l’entrata in scena di una medium-parapsicologa) e non riesce a “concludere”, fatto salvo per l’immagine finale, e pur con una bella quantità di gore.
Grandissimo Bill Camp ("the Night Of", "the OutSider", "the Queen's Gambit").
Quest’anno, dopo “On Becoming a God in Central Florida”, vanno “forte” i pellicani.
Il sovrannaturale è qui un dio: non quello per cui pregate ma quello per cui pagate.
* * * ¼

 

locandina

Monsterland (2020): locandina


5. "Plainfield, Illinois", diretto da Logan Kibens e scritto da Emily Kaczmarek.
L’episodio migliore, soprattutto grazie alle due bravissime e splendide protagoniste (Taylor Schilling e Roberta Colindrez), e ad una sapiente commistione di Grandi Temi, dolore profondo e una sottile ironia sinonimo e sintomo di una grande consapevolezza e capacità di scrittura, anche e forse soprattutto dal PdV della regìa.
Il soprannaturale è un topos dell’horror, qui acquisito nel quotidiano e declinato attraverso l’upgrade della convivenza (“Day of the Dead” e “Shaun of the Dead”): il ritornante.
Cadono i capelli in lunghe bionde ciocche.
“Magari ti prendo un berretto.”
Stacco.
Il suono di un tappo di “Montepulciano, from the Abruzzo region: italian baby!” che vien stappato, e… ma che bellissimo berretto!
* * * *

6. "Palacios, Texas", diretto da Nicolas Pesce e scritto da Mary Laws.
L’iperbolico pelicaniforme partorito già impregnato fradicio di petrolio dal gravido e famelico ventre gonfio e marcio di Wall Street è volato sino alle spiagge texane per arenarsi fra i detriti portati a riva dalle mareggiate. Accanto ad esso, una sirena… Che, come nell’esopo-wellesiana favola della rana e lo scorpione…
Il sovrannaturale è la bellezza di Adria Arjona (“True Detective - 2”).
* * ¾

 


7. "Iron River, Michigan", diretto da Desiree Akhavan e scritto da Emily Kaczmarek.
Si lascia guardare, ma lascia un po’ il tempo che trova, cioè invariato, ed è il meno riuscito del gruppo, anche se ha un bel finale cinico (e non in modo furbastro).
Il soprannaturale è molto “grimmiano” nel suo essere importato in U.S.A. dal far east.
* * ¾

8. "Newark, New Jersey", diretto da Babak Anvari e scritto da Mary Laws.
Il nichilismo del personaggio interpretato da Kaitlyn Dever persiste, ma gli angeli/alieni umanoidi/viaggiatori nel tempo (umani evolutisi) dal futuro la pensano diversamente.
Per chi “conosce” NewArk attraverso Philip Roth (“American Pastoral”, “the Plot against America”), questa è una bella angolazione differente.
Il sovrannaturale, così come altrove in tutta la serie, non suscita clamore, ma, pur essendo comunque estraneo all’ordine delle cose, viene assimilato dalla società in maniera (in)naturale.
* * * ¼

 

Taylor Schilling, Roberta Colindrez

Monsterland (2020): Taylor Schilling, Roberta Colindrez

 

Musiche di Gustavo Santaolalla. Produce Annapurna e distribuisce Hulu.   

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