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The Handmaid's Tale

3 stagioni - 36 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 3

  • 2019-2019
  • 13 episodi

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mck

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di mck
8 stelle

Lacrime e sangue, latte e miele.

 

 

La terza stagione di “the HandMaid's Tale” - la serie creata e showrunnerizzata da Bruce Miller (le regìe principali di quest'annata, come in larga parte per le altre, sono di Mike Barker, 5 ep. su 13, mentre la squadra di sceneggiatori, capeggiata dallo stesso Miller, vede Kira Snyder, Yahlin Chang ed Eric Tuchman in prima linea, con 2 ep. a testa) basandosi sul romanzo del 1985 di Margareth Atwood (in attesa di "the Testaments", il séguito, ambientato 15 anni dopo e narrato da 3 differenti punti di vista principali) - è una battuta d'arresto e al contempo un salto in avanti.

“Dovrei provare odio per quest'uomo. So che dovrei provarlo, ma non è ciò che sento. Ciò che sento è più complicato. Non so come definirlo. Non è amore.” - June su Mr. WaterFord (Joseph Fiennes).

 


Breaking Bad: Burn, MotherFucker!
E le nuove ancelle, passando di lì, dopo essere sfilate innanzi alla schiera di spose bambine in attesa della clitoridectomia quando non dell'infibulazione, si chiedevano come mai quella donna, che di certo era nella loro condizione da molto più tempo, vedendola ora inginocchiata a terra intenta a spazzare il pavimento, con le piante dei piedi fustigate e sanguinanti, stesse sorridendo.

“Io credo... che sia giusto prendere un frammento di una persona... e aggrapparsi a quello... Specialmente s'è tutto quel che hai.” - June a Mrs. Lawrence (Julie Dretzin)

 


"the HandMaid's Tale", da sempre, e in questa stagione forse più che nelle due precedenti, è un trattato e uno studio sul volto di Elisabeth Moss: topos, cliffhanger, must, surplus, espediente, scorciatoia e dispositivo.
Il resto del cast orbita attorno alla sua massa gravitica: i duetti con Bradley Withford (il comandante Lawrence) e quelli con Yvonne Strahovski creano un poderoso sistema binario di forze di marea impressionanti. A chiudere, le sempre ottime prove di Ann Dowd, Alexis Bledel, Madeline Brewer, Amanda Brugel, Max Minghella e Joseph Fiennes.

“È così allettante... attribuire un'umanità... a un essere qualsiasi.” - Mr. Lawrence (Bradley Withford) a June.

 


Le scelte musicali, che vanno a comporre il reparto delle canzoni non originali extradiegetice, come al solito non eccellono, andando a pescare nel pop meno incisivo (s'era partiti bene con “I Don't Like Monday” dei “the BoomTown Rats”), però, tutto ad un tratto, ecco un uno due, nell'11° ep., diretto da Deniz Gamze Ergüven, che ti stende: “Only You” dei PortisHead (inflazionata, sì, ma del resto anche gli spaghetti al pomodoro lo sono, e a chi me li tocca je mozzo le mani) e “CloudBusting” di Kate Bush. A chiosa di stagione, invece, la bella “InTo Dust” di Mazzy Star.

- “C'è molto che [Sylvia (Clea DuVall)] ancora non sa. Ho ucciso una Moglie. Nelle Colonie. L'ho avvelenata.”
- “Ok.”
- “Non me ne pento.”
- “Hmpf... Io ho ucciso un Comandante. Non ero costretta. Stava dormendo, ma l'ho fatto comunque.”
- “Guarda in cosa ci hanno trasformato.”
- “Hai ucciso qualcuno da quando sei fuggita?”
- “No. Tu?”
- “No. Allora credo che siamo a posto.”
Emily (Alexis Bledel) e Moira (Samira Wiley)  

 


- Stagione 1 (10 ep., 2017): * * * * (¼)     
- Stagione 2 (13 ep., 2018): (* * * ¾) * * * *    
- Stagione 3 (13 ep., 2019): (* * * ¾) * * * *    

“This is the place where I can wear what I want?” (Sì... Ma purtroppo è solo il Canada...)     

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