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Dov'è Mario?

1 stagioni - 4 episodi vedi scheda serie

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di mck
8 stelle

Er patime de' a vita.

 

 

“Chi c'è? Chi sei?”  
“Ma ''chi sei?'' te!”    

 

Dal PdV strutturale (e, per altri versi, più profondi, per quanto riguarda la sintassi e la grammatica filmica) il consunto canovaccio duale di “Dov'è Mario?” è l'esatto speculare opposto di “Fascisti su Marte”: se quest'ultimo era nato come una serie di mini-scene(tte) – che funzionavano benissimo così e da sé, ma al contempo pretendevano (l'idea era grandiosa, geniale) un contesto più ampio – per “il Caso Scafroglia”, l'ultima fatica di Corrado Guzzanti invece è una mini-serie che assume le sembianze di un unico film di 2 ore e mezza: sfilacciato, deluso, arrabbiato, sconsolato, sconfitto, consolatorio, irredento, irridente, pessimista, realista, lynchano! Da metabolizzare. Come un veleno a lento rilascio.      

 

Allora guardi, visto che ci siamo. Posso dirle la gratuità e la banalità di questa trovata del doppelgänger da commedia all'italiana? Lei che è molto più in contatto di me col mio inconscio gli manifesti la mia più sincera delusione!”      

       

 

Filmografia essenziale (opere di cui è autore - scrittore, attore e anche regista -, sono escluse perciò quelle in cui è “solo” attore: “Boris”, “la Passione”, “A Bigger Splash”) : 
1991-2001 : Avanzi, Tunnel, Mai Dire Gol, Pippo Chennedy Show, la Posta del Cuore, l'Ottavo Nano 
1998 - “MilleNovecentoNovantaDieci” (regia televisiva di C.DeMarchi e teatrale di M.Piparo) 
2002 - “il Caso Scafroglia” - Rai3 (regia Guzzanti-Skofic) 
2006 - “Fascisti su Marte” - lungometraggio (regia di Corrado Guzzanti e Igor Skofic) 
2009-'10 - “Recital” (spettacolo teatrale) 
2011-'12 - “Aniene” - Sky [con la partecipazione speciale e straordinaria di Carlo Amedeo Giovanardi
2016 - “Dov'è Mario” - mini-serie Sky (regia di Edoardo Gabbriellini)      

 

Scritta a 4 mani col 33,33% periodico che ha creato “Boris”, ovvero Mattia Torre, la mini-serie (una 2a stag. è in predicato), diretta dal molto bravo (virzìniano) Edoardo Gabbriellini di “B.B. e il Cormorano”, “Padroni di Casa” e “In Treatment”, si avvale di un ottimo reparto attoriale: Nicola Rignanese, l'impresario Faglia, che già sbancò al Festival di Nepi portandosi a casa un Ratto d'Oro (una faccia che dice tutto, di più, oltre: un ruolo per tutti: l'indimenticabile “spalla”, sparring partner, compagno d'avventure di Antonio Albanese: Manuel, il ratto-figlio di Ivo Perego), Evelina Meghnagi, Dragomira, la rumena-perciò-badante, ma pure poetessa e spalla “comica” (bravissima: cantante classica ed etnica, ebrea spagnola nata a Tripoli), Valerio Aprea (maschera perfetta, ottima caratterizzazione), Rosanna Gentili, la moglie di Bambea (forse il ruolo più difficile perché non eccessivo, ma una tag-line invidiabile: “Io il coma non me lo posso permettere, sarebbe il coma di un'egoista!”), Nello Mascia, lo psico-coso, eccetera eccetera...         

 

 

E poi...loro tre: Emanuela “Devi finilla de da' i cazzotti!” Fanelli, l'assistente di Faglia: bella, brava, bis! Lucrezia Guidone, Silvia detta Emaciata, mooolto carina. E Virginia “Prostituta: colei che presta la tuta” Raffaele in un cameo spettacolare, scosciatissimo, ficherrimo (Bambea, e fagliela 'sta cornice a giorno a 'sta stampa de “gli Archeologi” di De Chirico!).

 

Musiche "d'accompagno" by Flipper Music (F.Rondanini ed E.Bossi) che svolgono bene il loro compito, e "apparizioni" ectoplasmatico-iconiche ma non superflue di Gruber, Mentana, Santoro e Travaglio (e pure Floris e Latella, va be'...). Il Terminillo e l'Abruzzo interpretano il Nepal e il Tibet. L'Italia l'Italia.

 

Se “To Rome with Love” era una cartolina del Paese sotto forma di istantanea realista, “Dov'è Mario?” è un diorama-horror.   

 

Straordinario l'autoriale gesto-significante che Guzzanti scrive e tratteggia mettendo icasticamente in scena l'imitazione di Bambea –-[l'originale è un compendio mostruoso, gestaltico, frankensteiniano di presenze bignaminico-filosofiche - Cacciari (il retroterra culturale) -, governative - Tremonti (l'atteggiamento lombrosiano) - e staccolananiche - Sgarbi (Nave di Teseo contro maurizicostanzisciò)]--- da parte di Muscia: in pratica è Guzzanti che imita Bertinotti SENZA la famosa chiosa finale (“Ma che ha detto?” - “Non c'ho capito un cazzo manco io”) : se Capoccetti è - oltre che un assassino... - uno Zelig di serie Z (ovvero Colorado Cafè, Made in Sud, Eccezionale Veramente...e lo stesso Zelig), il Muscia “dei tempi d'oro” è la critica satirica di una cosa che - fortunatamente - non c'è, mai, stata: un Bagaglino di Rai3, nemmeno nell'infausto periodo 2001-2006...e (alcuni) seguenti.    

 

La mia è stata una vita breve, pecché ero appena nato. Mo' però...tutti i neonati, quando nascheno, devono piagne. Io invece ho voluto ride.”                

 

 

L'auto(finta)(ec)citazione consapevole (aka: assoluzione) di Veltroni (naporsocapo) non solo non stona e non disturba troppo (come Muscia prima di lui scambia per satira la “freudiana somiglianza” di Capoccetti con Bambea), ma assume valenze mitopoietiche regressive (e forse riflessive): avete presente Napolitano - a prescindere da tutto, considerate solo quell'episodio, sganciato dal contesto della Presidenza di Re Giorgio - che sfancula il Parlamento, e quelli giù ad applaudire alzandos'in piedi? Ecco. Guzzanti ha dato un palco a Veltroni (il Trump da Letterman e non quello da Fallon) e gli ha detto: “Vai, facce ride, facce pensa'!”. Che dite? Che non gli serviva un palco? Ma così, almeno, l'ha immortalato...

 

Sangiorgio, nel suo pezzo per FilmTv Rivista, ha forse circoscritto un po' troppo il problema sollevato da Guzzanti, ma quella parte è senz'altro a fuoco: “Quando, sul finale, Veltroni giustifica il lato oscuro di Bambea, in tv, come fosse un esperimento sociologico, una performance geniale, il punto è chiaro: non esiste nulla, se non lo spettacolo”. Ri-Ecco. Ma Veltroni ci è o ci fa? E noi giù a ridere, ma che c'è da ridere?!

 

 

Il colpo di genio sul finale, quel “Sulle tracce di Terzani”, spegne ogni speranza, ogni entusiasmo, ogni possibilità di normalità forzatamente ri/de-costruita: non vi sono più nemmeno le rovine, morali, rimane soltanto un'infinita pianura in falsopiano, da sca-v/l-are...     

 

Quando Nanni Moretti farà la pubblicità alla Lavazza saprò che è finita. Per ora mi consolo nell'incubo del reale.     

 

* * * ¾ (* * * *)     

 

m.c., 09/08/'17

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