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In Serie (39) : “Twin Peaks” [stag. 3 (p. 2/3 - II. Hay Banda, No Stars), ep. 10-12] – “Hello Johnny! How Are You Today?”, o: “the Dougie Abides”.
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“We lived among the people. I think you say: convenience store. We lived above it. I mean it like it is, like it sounds.”
[“Noi viviamo tra la gente. Tu lo definiresti un piccolo negozio famigliare. Noi ci viviamo sopra. Intendo proprio così com'è, come lo percepisci.”]
Mike, by Black Lodge


Ep. 10

“It's not about the Bunnies! Is it about the Bunnies?”

Un Orsetto a Orologeria, ovvero: un morso a una vogliosa Naomi Watts o a un altro invogliante pezzo di fetta di torta?

Accompagnato suo marito Dougie (evoluzione/involuzione/sostituzione dello sdoppiamento traumatico messo in atto da Corrado Guzzanti coi suoi Mario Bambea e Bizio Capoccetti) dal medico, rimanendogli accanto come si fa con i figli quando sono bambini o, per l'appunto, con gli adulti che hanno rimanifestato le conseguenze di un “episodio”, Janey-E guarda il suo uomo ed è come se lo vedesse davvero per la prima volta, dopo molto, lungo, tanto tempo: lei non è un costrutto, un pezzo d'arredamento, un addobbo, un inconsapevole cane da guardia o un angelo custode: Janey-E è una moglie insoddisfatta, delusa, annoiata, arresasi all'evidenza (quell'incidente d'auto, anni fa, che ha reso Dougie quel che è). Ma Dougie non è Dougie, e infatti...ecco che Janey-E che prima arriccia un angolo della bocca in una smorfietta ricca di possibilità e poi si morde il labbro inferiore…


Carl Rodd strimpella due accordi alla chitarra e con l'ultimo fiato del mondo ne propone l'essenza.
Vola una tazza rossa dalla finestra frantumando un vetro.
Rebecca non sarà la nuova Audrey, Rebecca non avrà il tempo di diventare la nuova Laura, Rebecca sta ripercorrendo, passo passo, le orme impronte di sua madre Shelley.
Poi tutto ritorna normale.

Carattere che mi piace molto, pur essendo più che secondario: l'anatomopatologa e coroner (medico legale) Constance Talbot (Jane Adams) che abbiamo precedentemente conosciuto mentre entrava in scena "cazziando" e redarguendo con lo sguardo, per poi assolverlo e gratificarlo, il detective che metteva piede sulla scena del crimine (doppio delitto ricomposto e decomposto) infilandosi i guanti in lattice d'ordinanza e regolamento, e che qui invece inizia una relazione sentimentale con Albert Rosenfield.

Gordon Cole disegna un buffo animaletto, una iena-formichiere con dei palchi da capriolo, dei ceppi ramificati a guisa di corna: oltre che in un portfolio lynchano, dove potremmo averne già visto uno simile? New Mexico, 1956?


Movimenti di macchina, entrate in scena, camera a mano, inquadrature ad altezza pavimento: Richard Horne, dopo Rebecca (Becky), passa da casa di nonna, le dà uno spintone, alla nonna, non alla casa, la ripulisce, la casa, non la nonna, e se ne va, ignorando tanto Johnny (protetto da una fenomenale camicia di forza casalinga) quanto (e questo è fantastico) il Teddy Bear di Victor Frankenstein. Dopo “2001: a Space Odyssey”, ecco un altro, chiaro, diretto omaggio a Kubrick: “A ClockWork Orange”.

OIDA. In alcune brevi sequenze che vanno a comporre - divise tra loro da cambi di piani e punti di ripresa e da controcampi - il montaggio della scena di caccia alla mosca in bassa/alta Las Vegas, Candie (s)caccia le mosche in reverse: il fazzoletto rosso che utilizza come scacciamosche al minuto 08'05'' ca. del 10° ep. si riavvolge antigravitazionalmente, al contrario.
Ipotesi (non suffragata e anzi quasi confutata dai frequenti momenti rovesciati all'indietro che vedono protagonista Sonny Jim, il figlio di Mr. Jones) : che sia stata immessa sul mercato (dal Canada al Messico) una nuova droga che influisce sulla percezione del tempo non solo di chi l'assume ma anche di chi interagisce coi drogati? “A Scanner Darkly” versione 2.0 : si, tra le influenze lynchane mancava solo il nome di P.K.Dick! Oppure la giovane donna è un'emissaria, un (ancòra, al "contrario" di Janye-E) angelo custode, un'emanazione delle logge mandata al "piano di sotto" per proteggere, indirizzare e risvegliare il buon Cooper...


Gli albori del cinema, i trucchi mélièsiani.
Definizione di Perturbante: Gordon Cole apre la porta della sua camera d'albergo, e non è Albert Rosenfield, ma Laura Palmer, a star sulla soglia urlando (“come” l'ultima volta che l'abbiamo incontrata, in TP3), direttamente da “Fire Walk with Me”.
Subito dopo, PdV esterno, dal corridoio, quella stessa porta verrà aperta e attraversata da Tammy, incedente al rallentatore, non prima che la sua serratura abbia inequivocabilmente glitchato/ammiccato, ridisponendo il contenuto della stanza…

Infine, una plaudente ovazione per Nadine, ch'è finalmente riuscita a coronare il suo sogno imprenditoriale realizzando delle tende e dei tendaggi che non fanno manco “swish”: clap-clap.

Harry Dean Stanton - “Red River Valley” (folk song standard)


Woody Guthrie (40's) : https://youtu.be/TM54-ZRd-9k
Leonard Cohen (Live and Rare, 70's) : https://youtu.be/I4Hnky4B46A
Kris Kristofferson e Judy Collins ('89) : https://youtu.be/zFyBCBBCjOg
E, siccome non (?) lo vedremo nei panni dell'Agente Speciale del F.B.I. Chester Desmond, eccolo qui, Chris Isaac, in coppia con Stevie Nicks : https://youtu.be/xkYZjB69oTU

Johnny Jewel - “Slow Dreams” - WindSwept - 2017


Rebekah Del Rio (il suo vestito a zig zag fa il paio con la camicia a quadrotti di flanella di Mr. Melville) - “No Stars” (David Lynch, John Neff, Rebekah Del Rio), feat. Moby e Nick Launay (Hay Banda) - 2001 (2017)


- - - - - INIZIO INTERMEZZO - - - - -

The Absurd Mystery of the Strange Forces of Existence #3

Le scene iniziali pre e post (a colori, dal passato, e in B/N, dal futuro, e un pensiero corre ad Heimat) titoli di testa del pilot: quello è Good Cooper, finalmente risvegliatosi ed emancipatosi dal ruolo di sostituto inconsapevole di Dougie Jones [e invecchiato, come pure Laura Palmer, il Gigante/???????, Mike e - a suo modo - il Braccio, 'ché i segni che il tempo scava sui volti sono ben visibili in tutti loro: all'interno delle Logge il tempo è (s)cavalcabile, ma inesorabile: lo si può navigare controcorrente, ci si può immergere in esso, ma la corrente scorre, inarrestabile] e richiamato all'interno della (sala d'attesa della) loggia (bianca) prima dello scontro finale con le forze del male.

Il Buon Cooper ha “vissuto” veramente 25 anni nel non-luogo delle logge? E lo stesso dubbio è lecito porselo nei confronti di Laura Palmer: e se quello ritrovato 25 anni prima fosse il cadavere di Bad Laura, un suo eventuale doppelganger? L'autentica Laura avrebbe allora vissuto una vita normale altrove, aiutata da una sorta di protezione testimoni loggesca?
Certo è che (“Io sono morta, eppure vivo”) lo smascheramento (letterale, fisico, da Artificial Intelligence) posto in essere sul proprio volto-corpo per rivelare la sua condizione a Cooper dovrebbe porre fine a questo filone speculativo.

David Lynch - “Pierre and Sonny Jim” - 2001 (il nome: il filgio di Dougie, e l'aspetto: il Teddy Beard di Johnny Horne) :

Spoiler: (SomeWhere) Espresso (Over the RainBow) : Putin


- - - - - FINE INTERMEZZO - - - - -

Ep. 11

“This map is very old, but it is always current.”

A parte un giocare e un appoggiarsi un po' troppo calato dall'alto (dream ex machina) sul sogno salvifico di Jim(bo) Belushi - inculcatogli a forza di sequenze R.E.M. per tutta la notte precedente da Mike e dall'Evoluzione del Braccio / Albero Neuronale -, e la costruzione di un'empatia forzata verso due gangster momentaneamente innocenti, se il 10° ep. è stato un capolavoro (si sono toccati dei vertici vergini, insolcati, aurorali), questo cos'è? L'(in)oltre.

Re-iniziamo, dunque, quindi e allora. E una volta tanto, credetemi (come direbbe Lawrence Jacoby), il nome di Stephen King non fu mai così appropriato: il momento in cui i 3 ragazzini trovano Miriam Sullivan, la testimone dell'omicidio stradale perpetrato da Richard Horne, uscire strisciando e trascinandosi dal (sotto)bosco proviene dritto e diretto da un bildungsroman della provincia U.S.A. by “the King”. E c'è pure il tempo per un glitch (il salto di frame mancante durante il terzo lancio: CronoStasi Saccadica).

Poi, Rebecca SBROCCA. Sbrocca DI BRUTTO. E volano scarpe rosse col tacco alto. E vola anche Shelly, dal cofano-motore.


Nel frattempo...Gordon Cole, true detective, ha un'esperienza alla Rust Cohle, mentre Diane, che in alcune occasioni percepisce il mondo ribaltato di 180° sull'asse verticale del piano orizzontale (ma non ha importanza perché anche lei lo è e quindi agisce normalmente nel nostro), chiude un occhio su certi sotterfugevoli cranio-scoperchianti boscaioli affumicati.


Candie, neo-sfrattata dalle logge (?), prosegue, come il Buon Cooper (il quale, dal canto suo, proced'e s'inoltr'anch'esso incespicando lungo la via del Ritorno: la cherry pie non è sufficiente, ma un guizzo negli occhi e agli angoli della bocca son già indicativi: sotto alla crosta della ritardata lentezza c'è la farcitura dell'intelligenza e della consapevolezza), col proprio percorso di...ritorno: Annie?


La faccia di Bobby quando Shelley corre fuori a limonare col suo nuovo fidanzatino del liceo che la porterà sulle lost highways è...è. E sempre Bobby, alle prese con dei loggeschi visitatori scesi al piano di sotto e rimasti imbottigliati nel traffico tra ragazzini killer e ragazzine zombie.


Calde e fumanti crostate di ciliegie, bollenti tazze di caffè nero, scarpe rosse dai tacchi alti e bassi, tutto e niente potrebbe risvegliare Dougie, ogni cosa o nulla di tutto questo: riportare a zero i10 scatti all'indietro nella gabbia di vetro e poi lo sapremo.

Direttamente dai titoli di coda (e non solo) di “the Big Lebowski” - e senza sfigurare al confronto - una semplicissima sequenza di duplice camera car, frontale e posteriore, da mandare e gustarsi (“altro” che star-gate / journey-trip scene) in loop:
Shawn Colvin - “Viva Las Vegas” (Doc Pomus e Mort Shuman) - (1964) 1998 


Ep. 12

“Kriscol, you been selling your blood again?”

[Come rilevavo nei due post precedenti, “Fire Walk with Me”, il prequel, è l'anello mancante, la congiunzione principale tra le prime due stagioni e questa: Phillip Jeffries e Chet Desmond tasselli imprescindibili (in specie il primo) e sulla via delle apparizioni mariane; e, continuo a sperarlo - non tanto quanto mi strugga per Bowie, ma insomma -, Annie…]

Un'ora per tirare il fiato. Convulsamente. La scopa di saggina diventa un aspirapolvere elettrico. E questa metà di anni '10...i primi '90: Audrey, sospesa nel suo personale limbo d'altroquando (retro-bottega/ufficio) di scartoffie, stilografiche, telefoni con cornetta e ghiera/disco rotante in bachelite, porte/vie d'accesso-entrata/fuga-uscita sbarrate da scrivanie ingombre e mini-me superegoistici, e matrimoni di...convenienza (reciproca?), sta cercando qualcuno ("Avete visto Billy [e non Bing]?"), da un pezzo (dal Double R al BB Bar), e qualcosa (una porta, un passaggio), per andarsene/ritornare/risvegliarsi…  
Bellissima la panoramica a schiaffo lento (da confrontare col piano lungo e fisso dell'allenamento di baseball padre-figlio a lanciare e...ricevere) ad introdurre - e...toh, subito ad abbandonare - Audrey...
La stanza "loggesca" (ma più concreta e terrena rispetto a quella di Audrey e consorte "the Arm" versione 3.0) di Gordon Cole: Diane tra i tendaggi apparendo, la francese [Bérénice Marlohe, praticamente un mimo: una via di mezzo tra Candie (TP3) e Lil (FWwM)] flirtando andandosene tra gli effluvi del Bordeaux (di uva pigiata non di velluto filato e tessuto), il rapporto Cole-Albert sempre più commovente, se non devastante (e non c'entra l'off screen)... E il “sorriso” di benvenuto (“non sai in che cosa ti sei imbarcata”) di Cole a Tammy (spoiler: l'Archivista del tomo di Frost), ufficialmente neo-arruolata nella Blue Rose task force; e il confermante “Yep!” di Rosenfield che fa a gara col badalamentianamente sottolineato “Let's Rock!” [o al “C-o-o-r-d-i-n-a-t-e, +2” che, utilizzando il codice alfanumerico “2-abc” (quello delle “vecchie” tastier(in)e dei telefoni(ni) ad impulsi, per dire), aiuta a ricostruire le coordinate di un punto posto un poco a nord di Twin Peaks, Washington, U.S.A., in the woods…] di Diane.


“Cosa sappiamo che non le abbiamo ancora chiesto?”

Intanto, sulle scale di casa (Sarah) Palmer [Grace Zabriskie (“Wild at Heart”, TP-FwwM, “Inland Empire”, “My son, My Son, What Have Ye Done”) al solito impressionante: un amalgama di muliebri sfumature, tutte composte da picchi, apici e acmi], un po' lontano dai perturbanti straccetti di carne essiccata del 7-Eleven di turno, mentre il prato maltenuto del frontyard d'erba alta e gli arbusti sofferenti accolgono la visita di cortesia di Hawk, le pale di un ventilatore al piano di sopra ruotano ostinatamente al contrario (non c'è un verso giusto e un senso corretto, non c'entra Gaspard Gustave de Coriolis, ma quello è di certo il verso sbagliato…), ospiti ininvitati riordinano le buste della spesa, e degli strani brulicanti tonfi, cocciar di bottiglie e ingranaggi di membra...

Probabilmente (il) tutto collasserà (e Benjamin Horne rimembra la propria Rosebud: "I loved that bike! I loved that bike…that my father got for me") nella singolarità di “quella” sera (prismaticament'esplosa assieme alle altre ricombinate insieme) al Bang Bang Bar...

Tornano i Chromatics (Johnny Jewel, Ruth Radelet e soci) con la strumentale “Saturday”, da WindSwept, del 2017, by Italian Do Is Better.

Ed io persevero nel continuare a sperar che TP3 poss'avere una specie, una sorta, una parvenza di lieto fine (dipende tutto da quale punto/momento dello ST la Storia “terminerà”, “riprenderà”, si riattorciglierà e si scioglierà).


E i sogni si allontanano / come i cavalli scossi, / caduti i sognatori;
bocconi tra le fragole, ma / più dolci e più rossi, / ridotti a dolenti spifferi.

* * * * ½ (¾) - 9 (½)

Non-In-Not-Existen-ce/t.     

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