In un mondo intellettualmente onesto, l’importanza di un film andrebbe giudicata (in prospettiva) sia per la sua capacità di annusare la società/la storia/il mondo e raccontarli, sia per il fatto di essere in grado di farlo senza perdere di vista il valore narrativo dell’intrattenimento – che non significa esclusivamente sollazzo fine a se stesso, ma semmai (letteralmente) “trattenere una o più persone facendo o dicendo cose interessanti in maniera interessante”. Se prendiamo per buona questa categoria critica raffazzonata ma piena di buone intenzioni, viene fuori che uno dei film più importanti di inizio anni ‘90 è Boyz’n the Hood (uscito nel 1991). È importante perché, annusando annusando, è stato addirittura in grado di prevedere certe dinamiche che di lì a poco sarebbero esplose nel modo peggiore possibile. È importante perché quelle dinamiche lì sono ancora qui a farci compagnia più di 30 anni dopo: Boyz’n the Hood, rivisto oggi, fa tuttora centro. Significa che il film è invecchiato lussuosamente, ma anche che l’operaio del comune incaricato di coprire i nervi scoperti si è dato per malato per tutti gli ultimi sei lustri. E infine è importante perché fa tutte le cose di cui sopra rimanendo un gran buon film – a cui vanno aggiunti punti extra se pensiamo che è l’esordio alla regia e alla sceneggiatura dell’allora 24enne (VENTIQUATTRENNE) John Singleton, il più giovane cineasta (ciao Orson Welles) a essere candidato all’Oscar come Miglior regista.

Il quartiere del titolo è South Central, nel distretto di Crenshaw a Los Angeles. Una zona (all’epoca) abitata in larga maggioranza da afroamericani, che già all’inizio degli anni novanta – com’è successo in tante aree di tutte le metropoli statunitensi – era stata prima abbandonata al proprio degrado segregazionista (subdolamente incentivato con una lunga serie di burocratici bastoni fra le ruote), quindi riqualificata e gentrificata con la cacciata dei neri “cattivi” usando molto bastone e pochissima carota.

I ragazzi invece (sempre quelli del titolo) sono principalmente i due protagonisti, che per svariati motivi (il più pressante: la vita) si ritrovano sui lati opposti della barricata legale/illegale: da una parte Tre Styles (Cuba Gooding Jr.), figlio di genitori separati ma premurosi, che a dieci anni e dopo l’ennesima rissa nella sua scuola “perbene” – che “gente come lui” non la vuole – viene spedito fuori dalla bambagia a vivere con il padre Furious (Laurence Fishburne) a South Central; e dall’altra Doughboy (Ice Cube), nato e cresciuto in quartiere e fin da ragazzino sulla rampa di lancio sbagliata, dettata da difficoltà famigliari, cattive frequentazioni e nessuno sfogo sano per la sua rabbia crescente. Questa tensione mortifera che Singleton racconta intra moenia, limitandosi (si fa per dire) a mostrare le idiosincrasie interne alla comunità afroamericana, è però il riflesso di una situazione generalmente più drammatica.

Boyz’n the Hood esce nel luglio del 1991. Solo pochi mesi prima, a marzo, nella stessa zona di Los Angeles in cui il film è ambientato, un ragazzo di colore (Rodney King) dignitosamente brillo e alla guida della sua automobile viene fermato da una pattuglia di poliziotti dopo un breve inseguimento e viene brutalmente pestato (cinque contro uno) prima di essere arrestato. L’anno successivo, precisamente il 29 aprile del 1992, una giuria sapientemente formata e dirottata dagli avvocati della difesa assolve da ogni accusa i poliziotti dal manganello facile. Scoppia una rivolta popolare che durerà fino al 4 maggio, causando 63 morti e più di 2000 feriti, oltre agli ingenti danni in giro per la città.

John Singleton
John Singleton

John Singleton, 24enne incazzato con il mondo (abbastanza giustamente? Abbastanza giustamente) e armato di passione e macchina da presa, è riuscito nell’impresa di individuare i devastanti meccanismi in gioco con un anno di anticipo, isolandoli e incapsulandoli in un romanzo di formazione brutale nel suo realismo romanzato. Forte di questo stato di grazia, ha realizzato il miglior film possibile (insieme a Fa’ la cosa giusta) sulle tensioni razziali a cavallo fra anni ‘80 e ‘90. Hai detto poco.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

Il film

locandina Boyz'n the Hood

Boyz'n the Hood

Drammatico - USA 1992 - durata 107’

Titolo originale: Boyz'n the Hood

Regia: John Singleton

Con Ice Cube, Cuba Gooding jr., Morris Chestnut, Laurence Fishburne

in streaming: su Prime Video