Trama

Quasi alla fine della Seconda guerra mondiale, nell'aprile del 1945, mentre gli Alleati completano l'avanzata nel territorio europeo, un agguerrito sergente dell'esercito chiamato Wardaddy (Brad Pitt) è al comando di un carro armato Sherman e di un gruppo di cinque uomini per una pericolosa missione dietro le linee nemiche. In evidente inferiorità numerica e mal equipaggiati, Wardaddy e i suoi uomini devono affrontare ogni avversità nel tentativo di colpire al cuore della Germania nazista.

Approfondimento

FURY: 24 ORE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Scritto e diretto da David Ayer, Fury è ambientato nell'aprile del 1945, quando sul finire della Seconda guerra mondiale gli Alleati in territorio europeo si preparano a dare il colpo finale al conflitto. Tra loro, vi è l'agguerrito sergente Don 'Wardaddy' Collier, a capo della Seconda Divisione Corazzata composta da un gruppo di cinque uomini e alla guida di un carro armato Sherman. Impegnati in una missione mortale contro le linee nemiche, nonostante l'inferiorità numerica, Wardaddy e il suo plotone affronteranno forze molto pericolose pur di arrivare eroicamente a colpire il cuore della Germania nazista, oramai allo stremo. Nel corso di 24 ore fatali, il comandante Wardaddy, il cannoniere Boyd Swan, il caricatore Travis Grady, il conducente del carro armato Trini Garcia e il suo giovane aiutante Norman, avranno davanti a loro oltre 300 nemici appartenenti alle truppe tedesche, con cui condurranno una disperata battaglia per la sopravvivenza.

Con la direzione della fotografia di Roman Vasyanov, le scenografie di Andrew Menzies e i costumi di Anna B. Sheppard, Fury racconta il particolare legame di amicizia che si forma tra i commilitoni e, in particolar modo, la nascita dell'amore fraterno tra il veterano Wardaddy e la recluta Norman Ellison, addestrato per essere un dattilografo ma ritrovatosi all'improvviso in prima linea stordito e disorientato. Chiamato a infrangere l'innocenza del giovane, Wardaddy si trasformerà in una sorta di mentore vedendo in Norman quel figlio che non ha mai avuto.

Per rendere il più veritiera la storia, Ayer ha chiesto per le riprese l'aiuto di un certo numero di veterano che hanno prestato servizio nella Seconda Divisione Corazzata durante la Seconda guerra mondiale. Tra questi, quattro sono quelli che si sono rivelati fondamentali: l'ex soldato Donald Evans, l'ex sergente di fanteria Paul Andert, l'ex pilota George Smilanich e l'ex artigliere Ray Stewart.

I PERSONAGGI PRINCIPALI

In Fury a guidare le mosse del plotone della Seconda Divisione Corazzata è Don Collier, meglio conosciuto con il suo soprannome di guerra Wardaddy. Interpretato da Brad Pitt, Wardaddy rappresenta un fulcro fondamentale dell'esercito: come tutti i sergenti e sottufficiali, ha il compito di tenere insieme gli uomini. Pratico e pragmatico, ha un solo obiettivo in mente, la missione, ma ha anche alle spalle un passato che tende a nascondere e a tramutare in amore per i suoi ragazzi e odio per il nemico. Per tutti un eroe, è un leader per gli altri militari con cui da tre anni condivide l'esperienza della guerra.

Secondo in comando di Wardaddy è il cannoniere Boyd Swan, impersonato da Shia LaBeouf. A lui si deve il controllo del sistema del cannone dello Sherman, un 76 millimetri ad alta velocità. Assassino a sangue freddo, Boyd è anche un uomo di fede, che cerca di conciliare il suo compito con le leggi di Dio, una dicotomia tra il personale militare molto diffusa.

Appena arrivato nella Seconda Divisione Corazzata è invece il giovane Norman Ellison, portato in scena da Logan Lerman. Chiamato a rappresentare il punto di vista del pubblico, Norman non ha addestramento militare alle spalle e attraverso i suoi occhi si impara a conoscere cosa sia un mezzo militare come lo Sherman o come funzioni. La sua storia di accettazione e formazione è il nucleo di Fury e richiama alla mente tutte quelle vicende di giovani impreparati che, dopo la battaglia delle Ardenne, gli Stati Uniti a corto di leva chiamarono in guerra.

Del plotone di Wardaddy fa parte anche Trini Garcia, il pilota di carro armato con il volto di Michael Peña. Come uno dei tanti 350 mila americani di origine messicana che hanno servito gli Usa durante il secondo conflitto mondiale, Trini prende parte alla guerra arruolandosi come autista di mezzi blindati. Di solito molto responsabile, per colpa del protrarsi del conflitto, dello stanchezza e dello stress, Trini cerca sovente sollievo nell'alcool.

A completare le fila del plotone è, infine, Travis Grady, interpretato da Jon Bernthal. Cresciuto povero nel periodo della Grande Depressione, Travis ha iniziato a lavorare all'età di otto anni ed è stato costretto ad arruolarsi dalle circostanze. Se Wardaddy può essere definito come il cervello del gruppo, Grady ne è il coraggio: il suo compito è quello di caricare il cannone e ha un incredibile rispetto per Boyd, che considera come il fulcro spirituale ed etico del gruppo.

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Note

Senza aggiungere nulla al cinema di guerra e ai discorsi in merito, il film di David Ayer sorprende per la radicalità dell’assunto e la frontalità della messa in scena: Fury fa tabula rasa dell’eroismo classico e restituisce la disperazione, la follia e la violenza del conflitto.

Commenti (3) vedi tutti

  • Un buon film, soprattutto per gli amanti del genere bellico.

    leggi la recensione completa di tobanis
  • Il film è davvero molto intenso e crudo; resta però una americanata: in 5 contro 4-500! Voto comunque 8

    commento di francaraccio
  • È il primo film che rappresenta le immagini e le vicende svolte da soldati che combattono nello proprio carrarmato , come se fosse una relazione tra corpo macchina . Non si abbandona il proprio carro neanche nel momento più incredibile " il carro fuori uso " e lì che rimangono i soldati ad a affrontare il nemico fino all'ultima munizione . Morte

    commento di Cristinagran
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«Gli ideali sono pacifici, è la storia a essere violenta». Con Fury, viene scritta l’ennesima pagina cinematografica ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, scegliendo un punto di vista che sposa una via di mezzo tra la declinazione autoriale e la resa spettacolare. Considerando il nome del regista impegnato, David Ayer, un pezzo sorprendente, soprattutto se...

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Zarco di Zarco
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