Vivienne Westwood è stata un mito, un’icona della moda e della cultura pop. Un’anima ribelle. Nata nel 1941, studia moda e oreficeria ma a consacrarla è Portobello Road, il mercato dove si fa conoscere attraverso i suoi gioielli vivaci e irriverenti. Con Malcolm McLaren (il creatore dei Sex Pistols) apre la sua prima boutique nel 1971 dove gli abiti di pelle e borchie che si ispirano alla cultura della strada dei motociclisti e il riuso di segni e simboli iconici della società britannica in chiave sarcastica segnano uno stile ribelle che la Westwood non lascerà mai.

locandina
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Il negozio della stilista cambierà tanti nomi per poi consolidare quel World’s End che sarà la forma visibile del punk, di più: ne diventerà la divisa ufficiale. Ma Westwood non è solo moda, è un pensiero che attraversa la musica, l’arte, il cinema. Collabora alla scrittura del brano Who Killed Bambi? che sarà parte della colonna sonora del film dedicato ai Sex Pistols La grande truffa del rock’n’roll (1980); la sua prima collezione, Pirate (1981), diventa il look con cui band del calibro di Adam and the Ants, Bow Wow Wow si mostrano al mondo.

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Naomi Campbell

Westwood occupa per più di tre decenni la scena dell’alta moda, così come quella della musica punk (e non solo) e della rivoluzione sessuale e culturale precorrendo sempre i tempi. Che si tratti di un plateau dall’altezza imbarazzante (come dimenticare la caduta in passerella di Naomi Campbell), di un corsetto ingabbiante, di uno strascico smisurato, di una t-shirt con cui esprimere una posizione (contro Bush, contro Blair, in favore della libertà di Assange), la stilista non si limita mai a comunicare solo se stessa attraverso le sue creazioni, si fa portavoce di un pensiero e di una posizione politica forte e netta, sfacciata, a volte smisurata.

Sul grande schermo è protagonista di un documentario che la racconta e che lei detesta: Westwood: Punk, Icona, Attivista (2018), girato dall’ex modella Lorna Tucker, e di Wake Up Punk, girato dal figlio avuto con McLaren che aveva l’obiettivo di fare luce sul movimento più frainteso e mercificato della storia della musica. Ma per i cultori della sua arte, la miglior rappresentazione di Vivienne Westwood al cinema è stata quella del suo sontuoso Cloud Dress, indossato da Carrie Bradshaw nel film Sex and the City (2008).

Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon
Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon

È il vestito da sposa con corsetto e gonna immensa che rappresenta uno dei bridal look più noti della storia del cinema, pur non essendo stato realizzato appositamente per il set (aveva calcato la passerella della stilista nella stagione precedente autunno-inverno 2007-2008). Che emozione vedere nuovamente il Cloud Dress in uno scatto durante le riprese della seconda stagione di And Just Like That...  che vedremo nell’estate del 2023! Un’immagine che oggi, quando l’immensa creatrice di moda ci ha appena lasciati, ci appare come un segno, un monito a seguire la strada della libertà e dell’irriverenza allegra che Westwood ha percorso per oltre mezzo secolo. 

Autore

Sara Martin

Sara Martin insegna Storia del Cinema, critica cinematografica e televisiva e teorie e tecniche della televisione all’Università di Parma. Si occupa principalmente di costume e scenografia nel cinema e di storia della critica cinematografica italiana. Da alcuni anni ha una rubrica su Film Tv che si chiama Il filo nascosto, dove approfondisce argomenti legati al rapporto tra il cinema e la moda, tra gli abiti e i personaggi.