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Shining Girls

1 stagioni - 8 episodi vedi scheda serie

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di mck
7 stelle

Reinnestare il futuro.

 

 

Iniziamo con un paio di cose belle degli 8 episodi da 40/60 minuti l’uno che nel complesso mantengono la media sulla larga sufficienza, vale a dire due scene in cui, durante il 5° ep., Elisabeth Moss (Sharon/Kirby) si autodirige (per la prima volta in “Shining Girls” - e ce ne sarà un’altra, mentre le altre 6 regìe sono 2 di Michelle MacLaren e 4 di Daina Reid -, ma non in assoluto, avendo già occupato per tre volte il posto dietro oltre che davanti alla MdP nella 4ª stag. di “the Handmaid’s Tale”), la 1ª, quando racconta finalmente a Dan (Wagner Moura), il “collega”, a seconda degli scherzi [e a tal proprosito la sospensione dell'incredulità riguardo ai rapporti di causa-effetto e ai grovigli quantistici delle "inflazionate" (basti citare le recentemente coeve "Russian Doll" e "Night Sky") spooky action at a distance einsteniane è d'obbligo che venga fatta intervenire dallo spettatore... perché la serie in questo non aiuta] della linea spaziotemporale modificata da Harper (Jamie Bell), la non credibile verità su ciò che le sta accadendo, e la 2ª, quando ripete nei confronti di Leo (Christopher Denham) quello che il giornalista fece con lei: accondiscendenza (qui consapevole, là incredula), che poi in questo caso si trasforma in inganno e ricatto (a fin di bene).

 


“Perché dovrei seguirti ancora? Non trovi neanche la porta.

Chi sono le ragazze (luccicanti/scintillanti) brillanti (eccellenti/straordinarie) del titolo?
Donne normalissime - artiste, scienziate, giornaliste: tutto l'arcobaleno degli eccetera - spezzate durante il raggiungimento di un acme professionale della loro vita, estirpandole alla Terra e alla terra consegnandole, sottraendo all’umanità la loro goccia di splendore, spogliandola di quell’unica, peculiare, irripetibile lama di luce irradiante fulgore, di quella feritoia luminosa di possibilità.

 


Kirby, 30 luglio 1984.
Potrebbe essere assopita. A una prima occhiata. Se tu strizzassi gli occhi nel sole screziato dalle foglie. Se pensassi che la sua canottiera sia davvero marrone ruggine. Se ti fossero sfuggite le mosche fitte come moscerini.
Un braccio è piegato disinvolto sulla testa, inclinata da una parte, in una posa civettuola come se stesse ascoltando. Ha le anche girate nello stesso modo, le gambe strette, piegate all'altezza delle ginocchia. La serenità della postura nasconde lo squarcio nell'addome.
Quel braccio spensierato che le conferisce un'aria così romantica, tra i fiorellini selvatici azzurri e gialli, porta i segni delle ferite, quando si è difesa. Le incisioni sulla falange intermedia delle dita, fino all'osso, indicano che con ogni probabilità ha cercato di strappare il coltello al suo aggressore. Le ultime due dita della mano destra sono parzialmente staccate.
La pelle della fronte è lacerata per una serie di colpi inferti con un oggetto smussato, forse una mazza da baseball. Ma è altrettanto possibile che si tratti del manico di un'accetta o persino del ramo di un albero, nessuno dei quali è stato rinvenuto sulla scena del crimine.
I segni che ha sui polsi sembrano indicare che avesse le mani le gate, e che poi siano state sciolte. Probabilmente fil di ferro, a giudicare da come le è penetrato nella pelle. Il sangue le ha formato una crosta nera sul viso, come un amnio. Le è stata praticata un'incisione a croce rovesciata, dallo sterno al bacino, che porterà qualcuno all'interno della polizia a sospettare di satanismo, prima che venga data la colpa a un gruppo di stupratori, soprattutto considerato che le è stato tolto lo stomaco. Viene trovato nei paraggi, squarciato, con il contenuto sparpagliato sull'erba. L'intestino è stato appeso alle piante, come fili d'argento di un albero di Natale. È già secco e grigio quando gli sbirri finalmente cordonano l'area. Significa che l'assassino ha avuto tempo. Che nessuno ha sentito le grida d'aiuto della ragazza. O che nessuno ha risposto.                                                
(Traduzione di Seba Pezzani, Fanucci, 2022)

 


Le due differenze sostanziali venutasi a creare con la trasposizione operata dalla creatrice, showrunner e - con A.P.Arriaga, N.Jackson, K.Albright e K.Rein - sceneggiatrice Silka Luisa è che “the Shining Girls”, il romanzo del 2013 di Lauren Beukes, è corale, mentre l’omonima (elisa del “the”) serie convoglia tutti i PdV in uno solo (o quasi: si consideri a tal proposito il personaggio di Phillipa Soo, l’unico, tra la coorte di vittime, che, ancora di fatto non resa tale, ha un suo spazio autonomo nel quale muoversi per raccontare, pur inconsapevolmente, la propria storia), quello della protagonista Kirby (e come spesso accade quando Elisabeth Moss interpreta il personaggio principale, l’attrice diventa il film, ed è ciò che succede anche in quest’occasione), e dona più spazio, con conseguente “umanizzazione” (per quanto riguarda le ragioni motivazionali che lo spingono a preparare e a commettere tutti gli omicidi e non certo per ciò che concerne eventuali “giustificazioni”), all’antagonista (messo in scena con egregio coraggio promanante ripugnanza da Jamie Bell).

 


Completano l'ottimo cast Amy Brenneman e Chris Chalk, rispettivamente la madre e il non-più/ancora-marito di Kirby, e una splendida Madeline Brewer (presenza indimenticabile della 1ª stag. di "Orange Is the New Black", e ruolo di rilievo nella già citata "the HandMaid's Tale"). Musiche di Claudia Sarne, e almeno un paio di canzoni non sprecate e ben utilizzate: “Pissing in a River” di Patti Smith e “Ballad of the Absent Mare” di Leonard Cohen. Co-producono, tra gli altri, la stessa Elisabeth Moss e Leonardo DiCaprio.

 


“Non sei mai stato tu. È questa casa.”
Eppure...
“Non puoi essere quello che non sei.”

 


Poi, ecco che fuori dalla finestra, scostate le tende e spalancati gli scuri, la luce, una luce, le illumina il viso e inonda la stanza: e potrebbe addirittura financo essere uno scorcio di futuro (se belluria fantasy o Hard SF ce lo potrà dire solo la strada che prenderà una eventuale seconda stagione: ma questa già s'è chiusa al meglio così com'è) possibile. Persino quello.

 

 

* * * (¼) ½ (¾)    

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