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We Are Who We Are

1 stagioni - 8 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

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alan smithee

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di alan smithee
4 stelle

locandina

We Are Who We Are (2020): locandina

 

Fraser ha quattordici anni, due madri sposate una con l'altra (le affascinanti Chloe Sevigny e Alice Braga, uniche star ad effetto di una produzione che punta sui nuovi volti, riuscendo effettivamente a trovarne di assai interessanti), entrambe militari, di cui una, la genitrice naturale, posta al comando della base americana di Chioggia, avamposto strategico a stelle e strisce per le missioni in Medio Oriente.

Il trasferimento per il ragazzo, di per sé già piuttosto particolare, nel vestire come nell'atteggiarsi, risulta piuttosto problematico, faticando lo stesso ad inserirsi tra i suoi coetanei, siano essi figli di altrettanti militari della base, sia nativi che in qualche modo interagiscono con quel sottosuolo umano dai mille risvolti, sia economici che umani, che la circostanza favorisce.

E Luca Guadagnino, regista ed autore della sceneggiatura assieme al noto scrittore Paolo Giordano e a Francesca Manieri, si butta nuovamente in territori a lui favorevoli e forieri di risultati artistici quasi unanimemente riconosciuti, come è avvenuto col successo internazionale di Chiamami col tuo nome.

Il fulcro della storia, che si sviluppa, oltre che sullo strambo Fraser, anche su quella che diventerà l'amica e confidente del cuore, Caitlin, è incentrato sulla esplosione ormonale che stravolge le esistenze di quei bambini troppo prematuramente cresciuti, ritrovatisi in corpi semi adulti e sviluppati, afflitti da voglie, desideri incontenibili, ed incapaci di riconoscersi nei fisici cangianti ed in via di definizione in cui una madre natura un po' schematica, finisce in qualche modo, complice una certa staticità sociale, per incasellarli, senza peraltro mai conoscere l'opinione dei diretti interessati.

Jack Dylan Grazer

We Are Who We Are (2020): Jack Dylan Grazer

Jordan Kristine Seamon

We Are Who We Are (2020): Jordan Kristine Seamon

Guadagnino azzecca l'approccio, sa filmare molto bene, così come scegliere i volti giusti e perfetti per esplicitare quel disagio di vivere che diventa una inquietudine che acuisce ogni altra problematica ed incertezza: Fraser è interpretato dal giovane Jack Dylan Grazer, vestito kitch come Susy Blady anche mantenendo con orgoglio sogni da dress designer, col suo sguardo svagato, i suoi occhi che vanno all'indietro come il famoso personaggio di giovane un po' “gnucco” reso celebre da Verdone, le sue unghie orrendamente pittate di colori volutamente poco amalgamabili: in somma un nuovo Timothée Chalamet, pervado da quella confusione di identità sessuale, nonché da una situazione familiare che non gli evita imbarazzi ed incognite comprensibili, come questa attrazione fisico-sessuale verso figure più adulte e quasi paterne, di cui non ha mai potuto, per forza di cose, avvalersi nel proprio focolare domestico.

E poi scorribande in ville lussuose semi abbandonate, matrimoni organizzati in giornata tra il milite in partenza per l'Afghanistan e la bella diciannovenne locale, le avventure extraconiugali della seconda mamma con la madre di Caitlin, donna confusa e soggiogata da un marito umorale e interessato solo a ciò che gli interessa.

Chloë Sevigny

We Are Who We Are (2020): Chloë Sevigny

Kid Cudi

We Are Who We Are (2020): Kid Cudi

C'è tanto, c'è sin troppo, o al contrario troppo poco in questo nuovo serial che, un'altra volta per quel che mi riguarda, trasforma una storia interessante e che, coi tempi cinematografici giusti, avrebbe avuto il potenziale di risultare incisiva e riuscita non meno che Chiamami col tuo nome, ma che la smania da sequenzialità trasforma, ancora una volta, un un brodo allugato ed ostentato a fini meramente commerciali a mio avviso discutibilissimi.

Con i soliti riassunti visivi per me intollerabili, in cui si scoprono, tra l'altro, in diverse occasioni, immagini o particolari nemmeno di secondo piano nemmeno passate nell'episodio precedente; con questi militari fancazzisti che il tempo dilatato a disposizione contribuisce a far diventare insopportabili nella loro oziosa tendenza ad un patriottismo di comodo superficiale come le rispettive esistenze.

Alice Braga

We Are Who We Are (2020): Alice Braga

locandina

We Are Who We Are (2020): locandina

La serialità, ne ho conferma anche stavolta, non appartiene evidentemente alle mie corde: tranne casi assai sporadici (mi è piaciuto The new pope, assai più che The young pope, ho apprezzato Olive Kitteridge con la splendida Frances McDormand e Richard Jenkins, nonché Top of the lake di Jane Campion, e pochissimo altro), mi trovo quasi ogni volta a pensare di trovarmi dinanzi ad una storia anche valida ed interessante concepita per la canonica durata di due ore, che la destinazione ad una fruizione non cinematografica non finisca che espandere senza ritegno, soddisfacendo interessi di mera natura commerciale e di puro ritorno economico, andando per questo incontro a incongruenze o falle narrative che la sintesi cinematografica comunque eviterebbe già di principio, e che qui invece invoglia a creare, incitando e scoprendo tutti i punti deboli e le falle che la concisione obbligata delle due ore evitano già solo per definizione o necessità.

Immagino cosa sarebbe accaduto a Chiamami col tuo nome, trasformato in un appuntamento serale da una decina di occasioni: stessa sorte, stesso pericolo di aprire falle a mio giudizio insopportabili, come se ne incontrano a bizzeffe in questo We are who we are (titolo così brutto che avrebbe entusiasmato Lelouch, padre padrone dei titoli impossibili) storia di inquietudini e pruriti sessuali incontenibili, ed umanità irrisolta, ma anche tanto viziata.

E Guadagnino torna sulle tematiche del subbuglio ormonale che, oltre nel bel film già citato, avevano caratterizzato il suo peraltro poco promettente esordio, con l'inutilmente malizioso e futile Melissa P. 

 

 

 

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