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Carlos

1 stagioni - 3 episodi vedi scheda serie

Serie TV Recensione

L'autore

FABIO1971

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su

di FABIO1971
10 stelle

Per me l'unica lotta che conta è quella degli oppressi contro gli imperialisti. Non ce ne sono altre”.
[Édgar Ramírez]
 
 
Questo film è stato realizzato grazie a un approfondito lavoro di documentazione storica e giornalistica. Tuttavia nella vita di Carlos restano alcune zone d'ombra piuttosto controverse. Questo film va quindi visto come un'opera di fiction che comprende due decenni nel percorso di uno dei più famosi terroristi internazionali. Inoltre la sua relazione con gli altri personaggi di questa storia è stata inevitabilmente romanzata. I tre omicidi di rue Toullier costituiscono i soli fatti, tra quelli evocati, per i quali Ilich Ramìrez Sànchez è stato perseguito e condannato. L'attentato al drugstore Publicis è ancora oggetto di indagine”.
 
Nell'estate del 1973 il giovane Ilich Ramírez Sánchez (Édgar Ramírez), venezuelano trapiantato a Londra, playboy impenitente, marxista e, soprattutto, fervente antimperialista, dopo l'addestramento militare in Giordania e la militanza nell'organizzazione terroristica Settembre Nero, viene reclutato nel Fronte Popolare di Liberazione della Palestina guidato da Wadie Haddad (Ahmad Kaabour) per diventarne uno degli agenti di punta. Dopo l'assassinio di Mohammed Boudia (Belkacem Djamel Barek), leader di Settembre Nero e capofila europeo delle istanze rivoluzionarie palestinesi, giustiziato da agenti israeliani del Mossad, viene nominato da Wadie Haddad a capo della sezione parigina dell'organizzazione Michel Moukharbal, detto André (Fadi Abi Samra): alle sue dipendenze viene assegnato proprio Ilich, che sceglie il nome di battaglia di Carlos (in onore di Carlos Pérez, che nazionalizzò il petrolio e le miniere venezuelane ridistribuendo le ricchezze tra i più poveri) e si insedia a Londra, da dove avvia le proprie attività (“Le parole non bastano, è il momento dell'azione”). Ha un unico intento, la rivoluzione (“una lotta internazionalista a livello mondiale, con i rivoluzionari che lottano insieme allo stesso tempo”) e, con l'ausilio di volontari dell'Armata Rossa giapponese e degli esponenti delle Cellule Rivoluzionarie tedesche, tra cui Johannes Weinrich (Alexander Scheer), uno dei capi insieme a Wilfred Böse, detto Boni (Aljoscha Stadelmann) e Hans-Joachim Klein, detto Angie (Christoph Bach), organizza la sua escalation di imprese terroristiche (dall'irruzione, il 13 settembre 1974, nell'ambasciata francese all'Aia, al fallito attentato all'aeroporto di Orly a Parigi) per screditare i negoziati di pace di Arafat, considerato dal FPLP alla stregua di un traditore pronto a firmare qualsiasi trattato. Sulle sue tracce c'è il commissario Jean Herranz (Olivier Cruveiller) del nucleo antiterrorismo della DST, l'agenzia francese di controspionaggio, che lo stana nell'abitazione in rue Toullier a Parigi di una delle sue numerose amanti, la studentessa venezuelana Anselma (Yanillys Perez Rivas), grazie alla delazione di André. Carlos, però, riesce a sfuggire alla cattura, uccidendo sia André che i due poliziotti che stavano per arrestarlo, e ripiega ad Aden, nello Yemen del Sud, dove si rimette in sesto e riceve il suo prossimo incarico: prendere in ostaggio i ministri dell'OPEC riuniti in conferenza a Vienna e poi, con il pieno sostegno del nuovo leader iracheno Saddam Hussein (“Ha deciso di sconfiggere il movimento indipendentista curdo e si sta preparando a una guerra contro l'Iran che lo appoggia: per farlo ha bisogno di molto denaro e vuole imporre un aumento del 30% del prezzo del petrolio”), assassinare i ministri per il petrolio dell'Arabia Saudita, lo sceicco Yamani (Badih Abou Chakra) e dell'Iran, Jamshid Amouzegar (Nourredine Mirzadeh). Una missione, quindi, con una duplice valenza: far passare il sequestro come l'ennesima rivendicazione delle istanze indipendentiste palestinesi ed eliminare i due ministri nemici, che non avrebbero mai accettato l'imposizione irachena, in modo di costringere tutti gli altri Paesi membri dell'OPEC a piegarsi al volere di Saddam Hussein. Mentre in Libano, intanto, infuria la guerra civile, Carlos inizia i preparativi per il raid: Wadie Haddad gli affianca uno dei suoi elementi più fidati, Anis Naccache, detto Khalid (Rodney El Haddad), che farà parte del commando insieme a Angie e a un'altra esponente di punta delle Cellule Rivoluzionarie tedesche, Gabriele Kröcher-Tiedemann, detta Nada (Julia Hummer), oltre ai due militanti palestinesi Joseph (Rami Farah) e Youssuf (Zeid Hamdan).
 
Il 21 dicembre 1975 è il giorno fissato per il raid: sfruttando abilmente il fattore-sopresa, il commando irrompe nella sede del meeting e prende in ostaggio i ministri. Carlos spiega a Yamani le ragioni dell'azione: “Io la ucciderò, ma non subito. Lei è un uomo intelligente e conosce quanto me i contrattempi della politica: in fondo noi non siamo che delle pedine nel gioco della storia, dico bene? Io sono un soldato, non ho una casa, vivo sotto una tenda. La mia unica missione è giungere alla vittoria: al momento ho circa quaranta gruppi in tutto il mondo pronti a muoversi a un mio ordine. Sono tutti uomini determinati, disposti a sacrificarsi per la nostra causa, cioè per la vittoria finale. Ecco chi sono. In quanto a lei, sappiamo che è uno stratega e che la scacchiera su cui gioca è il nostro intero pianeta. Io la rispetto, perchè, vede, noi due ci siamo trovati spesso a combattere nello stesso campo: quello della lotta antimperialista e della causa palestinese. Ma sfortunatamente, almeno per oggi, combattiamo su campi avversi, perchè lei, revocando l'embargo, ha tradito la nostra causa: lei si è schierato con Washington e di questa scelta sapeva che avrebbe dovuto rispondere. Quel momento è arrivato, quel momento è oggi. Lei dovrà pagare per la politica dell'Arabia Saudita e lo sa qual è la pena per i traditori? La morte”. Tutto sembra procedere secondo i piani, ma poi il DC-9 austriaco che avrebbe dovuto condurre il commando con gli ostaggi a Bagdad viene fatto atterrare ad Algeri a causa del voltafaccia della Libia di Gheddafi e dell'ostilità della Tunisia, che costringono Carlos, impossibilitato a proseguire la missione secondo i programmi, ad assecondare la mediazione del governo algerino e a negoziare un accordo per liberare gli ostaggi in cambio di 20 milioni di dollari, scatenando l'ira dei vertici del FPLP. Scaricato da Wadie Haddad, Carlos decide di continuare per proprio conto la lotta armata: a Berlino Est, tra il 1976 e il 1978, forte della protezione del governo di Bagdad, degli agganci all'interno della Stasi e dell'appoggio del KGB e del generale Mohammed al-Khouly (Antoine Balaban), capo dei servizi segreti siriani, contatta Johannes Weinrich e Magdalena Kopp (Nora Von Waldstätten) - che diventerà, poi, sua moglie - delle Cellule Rivoluzionarie tedesche e Kamal al-Issawi, detto Alì (Talal El-Jurdi), l'uomo che alla morte di Wadie Haddad lo avvicenderà al comando del FPLP, per formare l'Organizzazione di Lotta Armata Araba.
 
Nel marzo del 1979 Carlos si insedia a Budapest, scelta come base operativa per le sue prossime operazioni, stringe accordi con l'ETA e la Romania di Ceausescu e accetta la proposta del KGB e dei servizi segreti libici di assassinare il presidente egiziano Anwar al-Sadat in cambio di armi e finanziamenti per i suoi traffici internazionali. Con il passare del tempo, però, i meccanismi perfetti dell'organizzazione di Carlos iniziano a incepparsi: tradimenti, debolezze, errori fatali e sfortuna minano, infatti, le azioni del gruppo. Il meticoloso piano per uccidere Sadat è vanificato, dopo due anni di preparativi, da un militante di al-Jihad, che massacra il premier egiziano il 6 ottobre 1981 durante una parata militare al Cairo. Peggior sorte tocca a una missione a Parigi nel febbraio del 1982 per piazzare un'autobomba sotto la sede del giornale Al-Watan al-Arabi e assassinare il direttore antisiriano della testata, durante la quale viene arrestata Magdalena Kopp. Carlos, allora, minaccia di uccidere il sindaco di Parigi Jacques Chirac se la sua compagna non verrà rilasciata: il suo ultimatum alle autorità, però, viene ignorato e Carlos, per rappresaglia, fa saltare in aria il treno Capitole (29 marzo 1982) in viaggio tra Parigi e Tolosa, causando la morte di cinque passeggeri e il ferimento di altri trenta. Poi, un secondo ultimatum e altri due attentati: il primo a Beirut, vittima un funzionario dell'ambasciata francese, e l'altro di nuovo a Parigi, l'autobomba sotto la sede del giornale Al-Watan al-Arabi, che stavolta riesce. Magdalena Kopp, però, viene ugualmente condannata, mentre l'Interpol e i servizi segreti occidentali puntano l'organizzazione di Carlos per stroncarla definitivamente e gli alleati del terrorista iniziano a defilarsi. Sua moglie viene rilasciata per buona condotta soltanto nel 1985: Carlos la attende a Damasco, dove è stato costretto a trasferirsi quando il governo ungherese ha preteso lo smantellamento della sua base operativa di Budapest. In Siria, oltre alla nascita della figlia Elba, si gode con Magdalena un apparente periodo di tranquillità: dopo la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989), però, mutano nuovamente gli scenari politici (“la guerra fredda è finita, il mondo sta cambiando”) e Carlos diventa ben presto un personaggio scomodo e indesiderato anche per gli stessi Paesi che lo avevano sostenuto. Senza più l'appoggio di Siria e Libia, Carlos è costretto a spostarsi in Sudan, protetto soltanto dai suoi contatti iraniani: sua moglie, invece, l'ha lasciato per trasferirsi in Venezuela con la figlia Elba, mentre lui vive nascosto a Khartoum insieme alla nuova compagna Lana (Razane Jammal). Il tradimento di Alì, però, rivela il suo nascondiglio ai servizi segreti siriani, che, su pressione della CIA, intendono catturarlo: sulle sue tracce, però, c'è anche la DST francese, che, nel 1994, riesce finalmente ad arrestare Carlos.
 
Johannes Weinrich è stato arrestato in Yemen nel 1994 e poi estradato in Germania. Condannato all'ergastolo, è rinchiuso in una prigione di Berlino.
Magdalena Kopp e sua figlia Elba hanno passato tre anni in Venezuela con la famiglia di Carlos. Nel 1995 è potuta tornare a Neu-Ulm, sua città natale, in cambio della collaborazione con le autorità tedesche.
Hans-Joachim Klein, detto Angie, è stato arrestato nel 1998 in una cittadina della Normandia dopo molti anni di latitanza. Processato nel 2001 per il raid all'OPEC, è stato condannato a 9 anni di prigione. Amnistiato nel 2003, ora vive in Francia.
Gabriele Kröcher-Tiedemann, detta Nada, dopo 10 anni di prigione in Svizzera, è stata estradata in Germania, dove è stata processata per il raid all'OPEC. La maggior parte dei testimoni si è ritirata per il timore di rappresaglie. Nel 1990 è stata rilasciata per insufficienza di prove. Morirà di cancro cinque anni dopo, all'età di 44 anni.
Anis Naccache, detto Khalid, è stato condannato all'ergastolo nel 1992 dopo aver tentato di assassinare a Parigi il vecchio primo ministro dello Scià di Persia. È stato liberato ed estradato nel 1990 in seguito a una campagna di attentati. Oggi è consulente di geopolitica presso la televisione libanese. Non è mai stato processato per il raid all'OPEC.
Lana Jarrar è entrata in Francia dopo l'arresto di Carlos e ne è uscita senza incontrarlo. Da allora è sparita senza lasciare traccia.
Kamal al-Issawi, detto Alì, è tuttora latitante.
Ilich Ramírez Sánchez è stato condannato nel 1997 per l'omicidio di due poliziotti della DST, nel 1975, a rue Toullier a Parigi. Sta scontando la pena nel carcere di Poissy. A breve verrà processato per gli attentati al treno Capitole e a rue Marbeuf. Un altro dossier che riguarda l'attentato del drugstore Saint-Germain è tuttora materia di indagine. Non è mai stato processato per la sua partecipazione al raid dell'OPEC”.
 
 
A due anni di distanza dal precedente L'heure d'été, Olivier Assayas torna sugli schermi con una miniserie televisiva - ma dal poderoso respiro cinematografico - in tre parti (per una durata complessiva di circa cinque ore e mezza, con una versione ridotta di 160' approntata per le sale - escluse quelle italiane, ovviamente), presentata fuori concorso, con uno strepitoso successo di pubblico e qualche polemica, all'edizione 2010 del Festival di Cannes e dedicata alla storica figura di Carlos (“lo Sciacallo”, come lo soprannominò la stampa dell'epoca), nome di battaglia di Ilich Ramírez Sánchez, famigerato rivoluzionario marxista, filopalestinese e antimperialista, la mente (anzi, più propriamente, il braccio armato) dietro alcune tra le più spettacolari e sanguinose azioni terroristiche che misero a ferro e fuoco l'Europa e il Medio Oriente tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Risultato folgorante di una coproduzione franco-tedesca, girata in vari formati (la fotografia, curata da Yorick Le Saux e Denis Lenoir, spazia dal Super16 al 35mm) nella prima metà del 2009 tra Francia, Austria, Germania, Ungheria, Libano, Sudan, Libia e Marocco e recitata in nove lingue diverse, Carlos, nelle parole dell'autore, che firma anche la sceneggiatura (da un soggetto originale di Daniel Leconte, produttore del film ed ex giornalista di Le Monde) insieme a Dan Franck, con la consulenza storica di Stephen Smith, trascende, pur rispettandone le esaltanti forme spettacolari, le regole romanzesche del biopic per mostrarsi in tutto il suo straordinario e dirompente impatto politico (“Non ho girato un documentario, ma un film politico di finzione”).
Assayas evita l'agiografia puntando sul taglio cronachistico del racconto, frutto di un meticoloso lavoro di documentazione (“Tutti i dialoghi si basano su libri, interviste, registrazioni, intercettazioni ora consultabili come quelle della Stasi, i servizi segreti dell’ex Germania Est, e dei servizi ungheresi. Non ho parlato direttamente con agenti segreti: avevamo un consulente a cui mandavamo le domande e lui, dopo qualche giorno, ci mandava le risposte: non ho mai voluto sapere come e da chi le riceveva”) e di una regia capace di ritagliare, tra le frenetiche evoluzioni della vicenda, esaltate dal ritmo incalzante (fantastico il lavoro in cabina di montaggio di Luc Barnier e Marion Monnier) e da una macchina da presa scatenata (si osservino le analogie di movimenti tra la sequenza della festa di compleanno di Carlos e quella della festa nella villa abbandonata in L'eau froide, il capolavoro assoluto di Assayas), momenti di di introspezione e notazioni tutt'altro che marginali sulle psicologie e i caratteri dei personaggi, oltre a distinguersi superbamente per raffinatezza ed efficacia nei momenti più concitati (la magistrale gestione della suspense nella sequenza del triplo omicidio di rue Toullier). La Storia, poi, resta sempre al centro della narrazione, assumendo i contorni di un vero e proprio trattato di geopolitica che si dipana sullo schermo in una vorticosa girandola di eventi, sintetizzati o dilatati a dismisura (come, ad esempio, nel caso della sequenza del sequestro dei ministri dell'OPEC, che ha un breve prologo nel finale della prima parte e poi occupa quasi un'ora della seconda) per coglierne ogni sfaccettatura e, laddove non ricostruiti nella finzione scenica, rievocati sia da veri filmati di repertorio tratti dai telegiornali e dalle trasmissioni televisive dell'epoca, sia da altri materiali, falsi, che li simulano. Del “rivoluzionario professionista” Carlos, così, Assayas evita ogni mitizzazione (“Il giudizio morale sulle sue azioni lo lascio agli spettatori: io stesso lo considero un personaggio estremamente ambiguo, in tutto e per tutto. Però perfetto per un film”), mostrandone impietosamente ascesa e caduta ed evidenziandone ogni contraddizione e ambiguità: narcisista, arrogante, idealista, carismatico, mercenario, ambizioso, violento, “un folle megalomane” (come lo definirà la moglie Magdalena Kopp) e una spietata macchina da guerra, l'uomo che, continua l'autore, “per vent’anni è stato al centro delle cronache mondiali, anche se di lui circolavano solo tre o quattro foto, tra cui quella scattata ad Algeri, nel 1975, alla fine dello spettacolarissimo attacco alla riunione dei Paesi produttori di petrolio, a Vienna. Un grandissimo show, orchestrato da Carlos che proprio in quell’occasione creò e impose il suo mito: tenne in scacco gli uomini più potenti del mondo e i media per giorni, fino alla liberazione degli ostaggi. Sapeva che l’operazione era stata in realtà un fallimento, capì di essere stato usato da chi l'aveva pagato. Cosa fece? Si fece fotografare 'alla Che Guevara'! Da quella foto con lui che sorride, sono partito io”. Il paragone con Guevara, poi, sulla falsariga del magnifico Che di Steven Soderbergh, evidenzia il modello dichiarato e l'impostazione di base dell'operazione Carlos: “L'unico film che mi ha ispirato è Che perché utilizza un personaggio storico per sviluppare un tema più astratto. È un film sulla strategia della rivoluzione, non è un vero e proprio biopic”. Dal cast del film di Soderbergh, inoltre, Assayas sceglie il suo protagonista, un monumentale Édgar Ramírez, a dir poco stupefacente nel calarsi nei panni del suo personaggio per restituirne un indimenticabile ritratto. Oltre alla sua interpretazione, si segnalano, per intensità e presenza scenica, uno straordinario Alexander Scheer nei panni di Johannes Weinrich, l'affascinante Nora Von Waldstätten (Magdalena Kopp) e l'ottimo Christoph Bach, alias Angie.
Un ultimo plauso per la colonna sonora, che, scegliendo le sonorità post-punk come filo conduttore musicale, propone brani-capolavoro di The Feelies, New Order, A Certain Ratio, Robert Fripp & Brian Eno, Wire, The Dead Boys, La Portuaria, Satisfaction, The Lightning Seeds e Los Lobos.
Un'opera rigorosa e appassionante, che sfiora il capolavoro lasciandosi alle spalle tutti i nemici pubblici d'Oltralpe e i nostrani romanzi criminali.

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